Analizzando nel corso della storia l’evoluzione dello sport, dunque una sovrastruttura, si noterà molto banalmente (almeno per un materialista) che questa è stata subordinata alle necessità belliche e che da queste è stata comandata.


I Giochi olimpici della Grecia antica, la prima forma di organizzazione dell’attività sportiva rassomigliante a un’istituzione, presentavano competizioni come le gare equestri, il santo con l’asta o il Pentathlon, che comprendeva prove di salto in lungo, lancio del giavellotto, lancio del disco, lotta e corsa.

Si trattava di manovrare il carro da guerra (corsa coi carri), partecipare alla carica della cavalleria (gare equestri), lanciare più lontano il giavellotto, o addirittura correre con un’intera armatura utilizzata in tempo di guerra. Le discipline olimpiche comprendevano quindi competizioni che necessitavano di capacità fondamentali anche in tempo di guerra.

Non a caso ai Giochi partecipavano le classi possidenti, i cui componenti avevano il tempo per dedicarsi all’attività preparatoria, ed erano gli stessi che si avvalevano di tali capacità in guerra; il primo vincitore del Pentathlon, poi, fu uno spartano [a Sparta, tutti i cittadini avevano l’obbligo di una educazione militare continua fin dalla fanciullezza, ndr].

Risulta quindi chiara l’impossibilità di criticare da un punto di vista antimilitarista coerente il softair. Non lo si può giudicare il segno di una “degenerazione culturale” sempre più incline al militarismo. Non si può giudicare come di cattivo gusto la sua pratica soltanto perché utilizza riproduzioni di armi adoperate per portare morte. Questo allo stesso modo in cui quattro secoli fa non si sarebbe potuto muovere alla scherma o al lancio del giavellotto le critiche che si muovono oggi al softair.

A sottolineare poi la continuità storica del ruolo degli sport nell’antichità e del softair oggi, sta il fatto che quest’ultimo viene adoperato da sempre più numerose corpi di forze armate, speciali e non, negli addestramenti. Questo perché il softair è in grado di simulare situazioni reali, facendo sviluppare in chi lo pratica tutta quella serie di abilità, capacità e attitudini fondamentali sul campo di battaglia reale.

Il pregio più grande è forse la possibilità di sviluppare una collaborazione con chi è al tuo fianco che va al di là degli sport di squadra tradizionali. Non si tratta infatti di collaborare con i compagni per conseguire la vittoria, ma di fidarti ciecamente, perché ne va della tua “vita”.

Questi aspetti provano la validità del softair come metodo di addestramento militare. Per un partito dell’insurrezione, gli aspetti più interessanti sono fondamentalmente due: legalità ed economicità.

Per un partito che preparasse il confronto militare con le forze reazionarie, che difficilmente avrebbe il supporto di potenze straniere, il basso costo (per un fucile di base basta un’ottantina di euro) e la facilità di reperimento delle armi (i negozi sono diffusissimi ovunque e non sono richiesti permessi di sorta), nonché la difficoltà dei terreni (basta una semplice trincea in un’area boschiva) possono sicuramente fare la differenza.

In ultima istanza, chi volesse dirsi sostenitore di una linea politica rivoluzionaria, non potendo prescindere dalla possibilità di un confronto militare su larga scala con le forze della reazione, non potrebbe in alcun modo rifiutare questo preziosissimo, se non fondamentale, strumento di formazione militare, senza la quale nessuna rivoluzione è mai andata oltre l’ideale.

Gabriele Bertoncelli