– di Cristiano D’Alterio

E’ sempre più violenta la crisi economica che il mondo ogni giorno si trova dinnanzi, accompagnata da tutte quelle soluzioni che i politicanti di turno ci presentano come salvezza, quando poi a sbagliare sono i tecnici allora c’ è davvero qualcosa che non va nel sistema economico che dovrebbe garantire una vita dignitosa ad ognuno di noi. Il sistema economico, nato con la rivoluzione industriale, trova sostentamento nel circuito finanziario che, però, sempre più gioca un ruolo principale nella politica economica nazionale e internazionale. Un esempio è dato dal caso dei derivati, che sono strumenti finanziari adibiti a sfruttare l’ effetto leva. Per effetto leva si intende un maggiore guadagno rispetto al capitale proprio investito, se però l’ investimento di un certo ammontare viene effettuato ricorrendo all’ indebitamento per buona parte di quell’ ammontare , quindi l’ operazione viene effettuata con l’ impiego di una quota contenuta del capitale proprio. Esistono diversi tipi di derivati, e i più diffusi sono gli “ swap “, in particolare “ Interest Rate Swap “ e “ Currency Swap “, “ futures “, “ forward rate agreement “. L’ IRS è un accordo tra i due contraenti che convengono di scambiarsi flussi monetari periodici calcolati come interessi su un capitale nozionale di riferimento. Inoltre una parte si obbliga a pagare interessi calcolati su tale capitale ad un tasso fisso, mentre la controparte si obbliga a pagare interessi calcolati a un tasso variabile. Lo Stato, che fa accordi con le banche tramite il Tesoro, si impegna a pagare alla banca un tasso fisso, mentre la banca riversa al Tesoro un tasso variabile, che può farri ferimento al LIBOR o l’ EURIBOR. Questi strumenti possono essere, in base a come vengono utilizzati, se per cautelarsi dal crollo dei mercati o al fine speculativo dal crollo dei mercati, vantaggiosi o svantaggiosi. Clamoroso il caso recentemente portato a galla da un’ indagine de L’ Espresso di quando, nel 2012 la Morgan Stanley avvalendosi di una clausola stipulata col governo italiano nel 1994 costrinse il governo Monti a versare nelle sue tasche 3.1 miliardi di euro. Secondo gli accordi la banca avrebbe potuto esigere dal governo l’ esecuzione dei contratti qualora il valore di mercato dei derivati fosse stato favorevole alla banca per un valore di 50 milioni di euro. Poco chiaro risulta come sia stato possibile, sulla base di accordi tanto retrodatati, rilevanti e stringenti, costringere un governo come quello Monti, formato in piena crisi, a versare miliardi estorti ad un istituto bancario straniero. Ingenuo sarebbe pensare alla mera negligenza, più razionale ed immediato è invece intenderlo come un notevole passaggio del ciclo del capitale destinato a comporsi ai danni dei lavoratori e spesso e volentieri alle loro spalle. Processi connotati della stessa ambiguità di quelli che hanno dato origine a crisi come quella del 2008, che si manifestano notevolmente incidendo sulle vite delle stesse masse alla quale disposizione sono del tutto sottratte. E’ la drammatica degenerazione della dematerializzazione della ricchezza che ha spostato nelle borse e nei mercati, sottraendo al potere ingannevole della democrazia, i veri centri decisionali. Sulla base di scommesse ed ulteriori scommesse su scommesse , che avvengono i più incomprensibili tagli alle pensioni, alla sanità, all’ istruzione, fallimenti delle aziende, insomma gli affari di vite precarie plasmate dalle folli mani dei signori incravattati che mai o verosimilmente, molto tardi e in minima parte, risponderanno delle loro azioni.