di Redazione

Alle 23.45, con l’85% dei voti scrutinati, il risultato del primo turno dell’elezione del Presidente della Repubblica Francese è scritto: Emmanuel Macron e Marine Le Pen sono i candidati che parteciperanno il prossimo 7 maggio al ballottaggio, partendo rispettivamente (circa) dal 23,6% e dal 22,2% dei voti. Si piazzano dietro di loro Fillon (del partito repubblicano, di destra, 19.75%), Mélenchon (della coalizione riformista Front de Gauche, 18.92%), Hamon (candidato della “sinistra” del Par 6.06%); raccolgono circa l’1,1% e lo 0,7% i candidati della sinistra anticapitalista Philippe Poutou (Nouveau Parti Anticapitaliste) e Nathalie Artaud (Lutte Ouvriere). L’affluenza dovrebbe attestarsi poco sotto il 70%, leggermente inferiore a quella di cinque anni fa, quando fu eletto Francois Hollande per il partito socialista.

Si consuma dunque la crisi del bipolarismo “classico” francese, con la sonora sconfitta dei candidati dei partiti storici, quello socialista -prosegue dunque il collasso delle socialdemocrazie europee- e quello repubblicano, a favore di Macron e Le Pen. Ma chi sono i due contendenti per il ballottaggio?

Emmanuel Macron è stato già consigliere economico del presidente Hollande e ministro del secondo governo del PS di Valls. Le sue dimissioni, l’anno scorso, hanno di fatto aperto la sua corsa alle elezioni presidenziali, insieme alla fondazione di una sua autonoma forza politica (En Marche! – In Marcia!); ha una carriere come banchiere alle spalle, non si era mai candidato prima d’ora a un’elezione, e nel suo programma figurano un taglio delle imposte per le aziende, così come un attacco alla settimana lavorativa di 35 ore.

Marine Le Pen è la leader, figlia del fondatore, del Front National, partito nazionalista reazionario che non a caso è stato preso come modella per la “nuova” Lega Nord nazionalista di Matteo Salvini, che appoggia pienamente la candidata. Un partito che, sotto la scure delle politiche d’austerità imposte da centrodestra e centrosinistra negli ultimi anni, ha guadagnato nuovi consensi, specie tra piccola borghesia e classi popolari, cavalcando l’ondata nazionalista, xenofoba, anti-operaia e anti-UE che ha attraversato l’intera Europa, mantenendo di fatto un profilo filo-fascista, ma adattandosi all’estetica delle “nuove destre”.

Due candidati simbolo della crisi organica della borghesia in Francia e in tutta Europa, della contraddizione tra il processo di ulteriore sviluppo dell’Unione Europea dominata dai banchieri e gli interessi particolari dei settori nazionali della classe capitalista, e di tutti quegli strati sociali sotto di essi che ne soffrono la crisi e vivono un progressivo immiserimento generale. Due candidati ugualmente reazionari, schierati contro le classi lavoratrici e il movimento operaio, che assolutamente non metteranno in discussione le politiche d’austerità imposte da banchieri e industriali, né tanto meno il capitalismo in quanto tale.

Il grande capitale finanziario, infatti, mostra di gradire l’esito del voto: nei mercati asiatici l’euro sta guadagnando un 2% nei trading monetari a seguito della vittoria al primo turno di Macron, candidato in continuità con le politiche UE e del presidente uscente Hollande, percepito come segnale di stabilità per l’economia e la società francese.

Migliaia di giovani e anticapitalisti hanno nel frattempo dato il via a manifestazioni e scontri in diverse città francesi dietro l’hashtag #NuitDesBarricades e lo slogan: “Ni banquier, ni raciste!” [né banchiere, né razzista].

Il grande ciclo di lotte dello scorso anno contro la Loi El Khomri (il “jobs act francese”) si è incanalato in parte verso il candidato riformista, nazionalista di sinistra Melenchon (l’ennesimo trombato della politica professionale borghese, già ministro con i socialisti) e l’astensione, depotenziando l’eco che le candidature operaie e anticapitaliste di NPA e LO avrebbero potuto avere. Ma in questo senso è molto chiara e condivisibile la dichiarazione a caldo del candidato Poutou (NPA): la lotta contro i capitalisti e i loro partiti era, è e deve continuare ad essere una lotta nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle piazze, contro l’intera società capitalista, per una società senza sfruttamento e senza classi. A partire dal rifiuto di qualsiasi appoggio politico, e quindi del voto al ballottaggio, al banchiere Macron per fermare la Le Pen. Gli operai, i giovani, le donne, gli immigrati, tutti gli sfruttati e gli oppressi non hanno alcun interesse ora a prendere parte nello scontro fratricida delle fazioni della borghesia francese. Hanno piuttosto l’interesse a discutere e a organizzarsi per una propria indipendenza politica e di classe, a fare propria una strategia politica complessiva, rivoluzionaria e internazionalista, e a rivendicare la prospettiva di un proprio governo, di una società governata realmente dai lavoratori e per i lavoratori, e non l’impossibile cambiamento di quella attuale, il capitalismo.