Il calcio è uno sport. È una delle manifestazioni di bisogno di vita sociale delle masse. Non siamo soltanto degli “animali sociali”, ma pure degli esseri che attraverso il gioco imparano a stare insieme. Il calcio si fonda su questi aspetti e ne assimila degli altri che vengono dallo stare insieme. Il gruppo fa la forza, perchè è l’insieme di singolarità, non l’insieme di individualità. Per questo lo riesce ad esprimere valori come solidarietà, lealtà, senso del collettivo.
Nella società moderna, dove tutto è merce, il calcio viene avvelenato – così come qualsiasi altro sport – da logiche di profitto, ma resta nella sua forma pura ancorato a certi valori legati al bisogno di vivere, fino a diventare, talvolta, simbologia comune, senso di appartenenza nella psicologia di massa. Può dare – quindi – degli insegnamenti e trasmettere valori che vanno ben oltre lo sport in sè.

È il caso di Matthias Sindelar, un calciatore austriaco perlopiù sconosciuto, ma la cui storia è di quelle importanti sia sotto il profilo sportivo che sociale. Nasce nel 1903 a Moravia da una famiglia di ebrei, che gestiscono una lavanderia a Vienna. Sindelar cresce calcisticamente nell’Herta, per poi trasferirsi all’Austria Vienna. Diventa un calciatore affermato – qualcuno recentemente lo ha definito il Maradona di inizio ‘900 – vincendo praticamente di tutto conquistandosi il posto in nazionale, dove segna ben 27 gol in 43 partite.

Il 12 marzo ’38 la Germania annette a sè l’Austria. Per celebrare l’evento si organizza una partita di calcio tra nazionale tedesca e quella austriaca. Sindelar gioca e fa una gran partita condita da un gol meraviglioso. Anticipando di 50 anni Maradona prende palla, scarta tutta la squadra avversaria e fa gol.
Alla fine della partita non si accoda alla passerella sotto la tribuna dove ci sono gli ufficiali nazisti, va dove c’è Hitler e saluta col pugno. Un gesto che non gli sarà perdonato. Successivamente si rifiuta di indossare la maglia della nazionale coi simboli del nazismo, così la sua carriera finisce inesorabilmente.

Viene trovato morto in circostanze mai chiarite nel suo appartamento. Le sue spoglie vengono seppellite al cimitero centrale di Vienna, dove ancora è la sua lapide. La Gestapo diede una versione ufficiale di morte per avvelenamento per inalazione di monossido di carbonio. Una morte dubbia che lascia facilmente intendere come siano in realtà andati i fatti.
Sindelar è stato un enorme campione di calcio, ma ancor di più un campione di vita e valori.

Douglas Mortimer