di Paolo Prudente

Oramai non sconcerta nemmeno più. E’ recente un atto di citazione della Corte dei Conti che descrive  la vicenda che tra il 2011 e il 2012 ha portato lo Stato italiano a versare nelle casse della banca d’affari, Morgan Stanley, 3,1 miliardi di euro pubblici per chiudere quattro contratti derivati e rinegoziare due coperture sulle valute.
Eppure, dopo cinque anni, Morgan Stanley continua a far parte dell’elenco degli specialisti che insieme con il Tesoro gestiscono il debito pubblico e il direttore del dipartimento è ancora Maria Cannata. L’elenco delle banche è stato rivisto nel 2016, ne sono uscite Credit Suisse e Commerzbank, mentre Morgan Stanley è rimasta tra gli specialisti. Cannata, invece, nella veste di direttore del debito pubblico, continua, ininterrottamente dal 2000, a trattare emissioni e derivati con le principali banche del mondo. Anche dopo aver fatto sottoscrivere al Tesoro contratti che la Corte dei conti ha definito speculativi, perché lasciavano non allo Stato, ma alle banche, la scelta di attivarli. E li attivavano solo se favorevoli a loro: per una commissione di 47 milioni nel 2004, Morgan Stanley nel 2012 ha incassato un miliardo su un solo derivato.
Secondo la Corte dei conti, la banca sarebbe responsabile del 70% dei danni causati, mentre il restante 30% se lo suddividono Cannata, con un ruolo preponderante (un miliardo di euro), il suo predecessore Vincenzo La Via e gli ex direttori del Tesoro, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.

La colpa di Morgan Stanley è di essersi approfittata del suo ruolo di specialista, un compito che viene regolato dalla legge. Tra i vantaggi di esserlo, c’è quello di poter stipulare contratti derivati con lo Stato italiano. Ma esistono anche degli obblighi che la banca Usa avrebbe tranquillamente disatteso. Gli specialisti non sono semplici collocatori di Buoni del Tesoro, devono contribuire alla gestione del debito pubblico, alle scelte di emissione “anche mediante attività di consulenza e ricerca” (Dm 13 maggio 1999, n.219). Morgan Stanley doveva aiutare il Tesoro a gestire il debito nel tempo, trovando di volta in volta le soluzioni migliori per ridurlo. Nel 2011 la banca Usa aveva 19 contratti derivati aperti con lo Stato italiano, in diverse valute pari a oltre 10 miliardi di euro, 2,2 miliardi di sterline, 1,1 miliardi di franchi svizzeri e 2 miliardi di dollari, con durate dai 10 ai 40 anni.
E’ chiaro l’utilizzo speculativo della banca d’affari che recita il ruolo di “gestore del debito pubblico”, pronta , non appena se ne ravvisi l’opportunità  e l’interesse finanziario, ad incrementare i propri profitti sulla pelle dei lavoratori contribuenti.  La borghesia grida adesso alla truffa ed allo scandalo , parla di palesi violazioni dei principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione contrattuale, eppure a contrarre i contratti ed a stipulare accordi con i “truffatori” sono gli stessi dirigenti, funzionari , e sottosegretari del Tesoro, ovvero gli stessi che, dopo aver adempiuto a quanto desiderato dal capitalismo finanziario, vanno poi a ricoprire posti apicali nelle stesse banche americane. Eppure non è la prima volta che questo  capita e pertanto ci sembra di poter escludere con oggettiva certezza il carattere della casualità di questi rapporti incrociati tra politica borghese e banchieri.

I DANNI RICHIESTI
  Importo Danno
Morgan Stanley      4.112.998.409,00   2.879.098.886
Maria Cannata         629.443.515,54         94.416.527
          641.494.010,00       179.618.323
  1.666.088.450       449.843.882
          277.810.927,37         41.671.639
          403.231.150,00       120.969.345
          158.060.475,37         23.709.071
          336.859.881,22         97.689.366
      1.007.918.153
Vincenzo La Via         629.443.515,54         62.944.352
          158.060.475,37         22.128.467
          277.810.927,37         27.781.093
          112.853.911
Domenico Siniscalco         629.443.515,54         31.472.176
  1.666.088.450         49.982.654
          277.810.927,37           8.334.328
            89.789.157
Vittorio Grilli         641.494.010,00         12.829.880
          277.810.927,37           5.556.219
          336.859.881,22           3.368.599
          158.060.475,37           1.580.605
            23.335.302
     
TOTALE     4.112.995.409

E’ divertente come il direttore del Tesoro Maria Cannata dichiari di non aver conoscenza delle clausole che hanno dato esecuzione alle operazioni speculative di chiusura dei derivati , eppure la dirigente aveva firmato tutti i contratti e, in conflitto di interesse, anche i relativi decreti di approvazione. E ha continuato a firmarli anche dopo, aumentando il rischio per i lavoratori contribuenti. Dall’inchiesta della Corte dei Conti è emerso che il Tesoro non predispone nemmeno le garanzie collaterali (soldi o titoli) che per contratto avrebbero potuto neutralizzare la chiusura dei derivati. Di fronte a un pegno vincolato, una sorta di garanzia che i soldi c’erano, Morgan Stanley non poteva agire. Dall’inchiesta, però, è emerso che il Tesoro non solo non era capace di predisporre i collaterali, ma aveva perfino “carenza di risorse strumentali e di personale adeguato”, tanto da non essere in grado di ponderare il rischio dei contratti che andava sottoscrivendo. Insomma a fronte di un numero spropositato e super pagato di personale dirigenziale, funzionari e consulenti, al ministero dell’economia non ci sono nemmeno soggetti capaci di monitorare la regolarità della gestione esterna dei titoli e dei soldi investiti.

In realtà il Tesoro è sempre stato “volutamente” in balia della banca: nel 2008 si accolla un derivato Ispa, peggiorando a suo danno le condizioni contrattuali e accetta di cambiare come controparte Morgan Stanley derivative products con Morgan Stanley & Co International, che a differenza della prima, che manterrà il rating A fino a dicembre 2009, nello stesso 2008 viene declassata per ben due volte sotto il livello minimo di eleggibilità.
La situazione di deferenza e sudditanza del Tesoro è evidente. Anche nella chiusura dei derivati: accetta di dividere in due l’operazione con un aggravio di oltre 500 milioni.

Eppure c’è chi ancora sostiene che : “gestire 2.200 miliardi di debito pubblico senza l’intermediazione delle banche d’affari è impossibile. Chi ha debiti, è da sempre in mano alle banche”. Ed infatti il punto cruciale è proprio questo. Da quanto emerso dall’inchiesta della  Corte dei Conti è chiaro come siano evidenti le contraddizioni del capitalismo (anche nelle sue forme evolute come l’attività finanziaria), come risulta chiaro che il debito pubblico continuerà ad essere ingestibile ed a crescere e resterà ancora il baricentro delle politiche di lacrime e sangue della borghesia mondiale. E questo ce lo dimostra la storia più recente delle carriere dei direttori del Tesoro, carriere che sono sotto gli occhi di tutti: Draghi approdò in Goldman Sachs, Siniscalco in Morgan Stanley e Grilli in Jp Morgan.