Dopo il successo del 12 settembre, la mobilitazione richiede una svolta unitaria lontana da ogni forma di settarismo

La prima data di mobilitazione, che ha avuto luogo il 12 settembre, in opposizione alle politiche del governo Macron, ha decantato il suo successo. Questa, infatti, inseritasinell’ottica di un’operazione di convergenza delle lotte, ha determinato le linee di una contestazione generale spintasi al di là delle ordinanze della legge Lavoro XXL e accogliendo una larga fetta della classe proletaria.
Tale brillante riuscita ha temprato considerevolmente la determinazione delle organizzazioni sindacali le quali tuttavia, nell’elaborazione di strategie di lotta che sono risultate fallimentari nel corso della mobilitazione della scorsa primavera, dimostrano di non aver imparato dagli errori del passato. Al di là dell’appello unitario lanciato dalla CGT per la giornata del 21 settembre, il verificarsi di una moltiplicazione delle date di sciopero e contestazione rischierebbe, infatti, di determinare un ulteriore fallimento.Una scissione settoriale non garantirebbe in alcun modo l’unità del movimento nascente, recludendo le diverse frange del proletariato nel circolo vizioso di inutili particolarismi.

Il concatenarsi di nuove date di mobilitazione non garantiranno la solidità del movimento

“Tutti i giorni, una nuova data si presenta. Non so se abbiamo davvero ritenuto le lezioni dell’anno scorso: se pensiamo di poter vincere moltiplicando gli annunci di mobilitazione, commettiamo un grave errore, perché le giornate isolate non ci hanno mai permesso di vincere. La questione è dunque la seguente: vogliamo soltanto il ritiro delle ordinanze di legge o erigere una barriera contro le politiche del capitale che Macron vuole adoperare?” ha affermato Mickael Wamen, ex sindacalista CGT.
Mathias Dupuis, della CGT di Dieppe, aggiunge, sulla stessa lunghezza d’onda che “le rivendicazioni sono sufficientemente numerose per condurre una battaglia in comune. Se vogliamo ottenere qualcosa, bisogna organizzarsi.”
Gli attacchi sociali del governo francese partecipano, infatti, al collaudo di un medesimo sistema che ha come fine l’indebolimento della classe lavoratrice e il rafforzamento della classe dei padroni.

Gli attacchi sociali del governo Macron rispondono tutti alla stessa logica, ma le direzioni sindacali frammentano obiettivi comuni
E’ dunque imprescindibile il superamento del settorialismo proclamato dalle direzioni sindacali, il quale ridurrebbe drasticamente l’impatto sociale che un fronte comune, accogliente la generalità delle forme di dissenso della classe proletaria, potrebbe assicurare.
Oggi, è il programma del Medef (la francese Confindustria) che bisogna combattere, e concerne il pubblico, il privato, i giovani, i pensionati, i disoccupati, i giovani dei quartieri popolari che sono ancora più distanti dal mondo del lavoro”, continua Wamen.
Le nuove invettive di matrice reazionaria che Macron è pronto a scagliare (escludendo le ordinanze della legge Lavoro XXL) sono infatti le seguenti: soppressione di 150.000 contratti destinati a persone con difficoltà di inserimento sociale (contrats aidés), il blocco dell’indice lineare per i funzionari pubblici, l’aumento delle tasse prelevate sul salario di attività per il finanziamento della protezione sociale in età pensionistica (CSG).
Le direzioni sindacali, a tal proposito, prediligono l’organizzazione autonoma della mobilitazione per ogni distinto settore, ma tali politiche risultano essere inevitabilmente gli aspri ingredienti di una stessa salsa: il governo difende a spada tratta il profitto dei padroni ed ogni settore dell’economia è selvaggiamente ed indistintamente colpito dagli effetti devastanti che la logica del capitalismo produce.

Nessuna vittoria senza un fronte comune nell’ottica di uno sciopero generale che possa bloccare i settori strategici dell’economia francese 

La scissione settoriale non farà in alcun modo claudicare il nemico, non metterà alcun bastone tra le ruote del processo antropofago del capitalismo. Concederà anzi, con totale gratuità, ulteriori strumenti al sistema borghese per screditare ogni forma di opposizione e garantirsi una vigorosa sopravvivenza. Il concatenarsi di giornate autonome di settore risulterà in ogni caso deleterio per la costruzione di una solida e combattiva forza proletaria. Alle date del 26 per i contrats aidés, del 10 ottobre per i funzionari, del 28 settembre per i pensionati e del 13 ottobre per gli operai del settore metallurgico in difesa delle convenzioni collettive nazionali, è imprescindibile rispondere con la costruzione di un fronte che abbia, come tetto comune, quello dello sciopero generale.
“La sola tecnica che ci ha permesso di vincere, quando vediamo la storia sociale della Francia”, termina Mathias Dupuis, “è quando i salariati rinnovano lo sciopero e occupano le fabbriche, come nel 1936 e nel 1968. Oggi la vittoria sarà quella dei salariati che occupano le fabbriche, che scioperano all’interno di queste e che bloccano la produzione. Se per esempio domani gli impiegati di EDF (azienda francese produttrice e distributrice di energia) tagliano la corrente lasciando al buio la Francia, Macron si fermerà rapidamente! Se vogliamo vincere bisogna bloccare l’economia, soprattutto i settori strategici senza i quali il paese non andrebbe avanti”.
L’ottica di un fronte comune in vista di uno sciopero generale resta la sola valida modalità da impiegare per l’edificazione di un largo e decisivo movimento: un movimento che possa finalmente garantire, con ferma convinzione, la vittoria della classe proletaria e farsi incubo interminabile per lo Stato borghese a servizio di un mostruoso Moloch-capitale.

 
Ilaria Fortunato