Un nuovo scandalo scuote il Vaticano. L’usuale serie di rimbrotti che il Pontefice regnante rivolge alla Curia romana quest’anno è stato scandito da una scelta di tempo – casuale, o voluta, non sappiamo – particolarmente infelice.


A proposito della riforma – diceva il papa riferendosi proprio alla riforma della curia in corso da anni – mi viene in mente l’espressione simpatica e significativa di mons. Frédéric-François-Xavier De Mérode: Fare le ‎riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”.

Negli stessi giorni Emiliano Fittipaldi rivelava, in un’ inchiesta de L’Espresso, come uno degli uomini più vicini al Pontefice, il cardinale Oscar Maradiaga, campione della Chiesa povera per i poveri, fosse immerso in vicende finanziarie molto discutibili per milioni di euro.

Il potente cardinale, consigliere e caro amico di Papa Francesco (e tra i papabili proprio prima del Conclave che portò l’attuale Pontefice al soglio di Pietro) avrebbe percepito mezzo milione d’euro l’anno da un’università cattolica del proprio paese.

Proprio lui, il cardinale noto per essere sostenitore di una Chiesa pauperista e promosso quattro anni fa da Bergoglio a coordinatore del Consiglio dei cardinali, aveva ricevuto per anni circa 35 mila euro al mese (cui aggiungere una “tredicesima” da 54 mila euro a dicembre) dall’università cattolica di Tegucigalpa.
Non è tutto. Ci sono altri testimoni che accusano Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla. Bergoglio ne era all’oscuro?

Maradiaga, salesiano come l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, è nato in Honduras 75 anni fa. Il suo compleanno cade il 29 dicembre, e tra qualche giorno dovrà consegnare le dimissioni sulla scrivania di Francesco, che deciderà o meno se confermare gli incarichi.

Nominato da Giovanni Paolo II vescovo della sua città nel 1978 e diventato celebre come nemico giurato della corruzione e paladino dei più indigenti, Maradiaga è da lustri un punto di riferimento religioso e politico dell’Honduras (dove il governo nel 2007 gli propose la nomina a capo della polizia civile) e dell’intero episcopato latino-americano.

Ottenuta la porpora nel 2001 (la prima nella storia dell’Honduras), Oscar era considerato tra i papabili già nel conclave del 2005. La sua carriera stellare ha avuto un rallentamento solo nel 2009, quando si è schierato a favore del colpo di stato militare che depose il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya. «Il cardinale è stato un conciliatore e un leader spirituale. Tuttavia, avallando il golpe, ha voltato le spalle al popolo. È un cardinale per i ricchi, non per i poveri», disse indignato Marvin Pance, parlamentare del partito di sinistra Unificazione democratica.

L’elezione di Bergoglio al soglio petrino nel 2013 rilanciò Maradiaga in orbita, nonostante lo scandalo della pedofilia: tra il 2002 e il 2003 in una delle diocesi honduregne trovò rifugio per mesi un prete pedofilo inseguito da un lustro dall’Interpol.

È stato sempre Maradiaga nel 1992 a fondare a Tegucigalpa l’università Nuestra Señora Reina de la Paz diventata in pochi anni uno degli atenei più importanti e più ricchi della povera repubblica, grazie a sovvenzioni statali.

L’Espresso ha ottenuto i documenti del 2015 e del 2016 tratti registri contabili dell’università, dove vengono segnate entrate e spese. È un fatto che nel 2015 a favore di «Oscar Andres Rodriguez Maradiaga» siano segnate uscite per un milione di lempiras honduregne versate con cadenza mensile. Una somma pari, al cambio attuale, a poco meno di 35 mila euro. Nell’anno solare si contano a favore diretto del cardinale 9 pagamenti, per un valore complessivo di oltre 300 mila euro. In cima alla prima pagina del documento, tutti i versamenti sono giustificate dalla dicitura “sostegno pastorale”.

Nell’istruttoria portata avanti da Casaretto, Vescovo argentino spedito di rettamente da Franceso in Honduras, sotto accusa ci sarebbe anche il vescovo Pineda, braccio destro di Maradiaga e suo fedelissimo. Si teme che il vescovo Pineda abbia fatto spese con denaro della diocesi per “intimi amici”, come un messicano che si fa chiamare Padre Erick (pur non essendo stato ordinato prete): i due avrebbero vissuto sotto lo stesso tetto e sostenuto spese alquanto ingenti.

Il punto è che Maradiaga non è solo intimo fedele, yes men e zelota di Francesco, ma è anche colui che il papa ha scelto come coordinatore del Consiglio dei Cardinali, ossia la giunta di cortigiani cardinalizi chiamati a “riformare profondamente la chiesa” secondo le direttive di Bergoglio. È stato Bergoglio a nominare Maradiaga come capo della giunta anche nella Congregazione per il Clero, nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, nella Pontificia Commisione per l’America Latina e nel Consiglio speciale per l’America della Segreteria Generale del sinodo dei Vescovi. Insomma è più che il suo braccio destro; è il suo alter ego, quello che fra i peana e i flauti dei media laicisti doveva trasformare la chiesa in “ospedale da campo”, in chiesa povera per i poveri. Maradiaga è così diventato il megafono, l’ autorevole esegeta dei dettami della rivoluzione bergogliana.

Il porporato ha sperato per mesi che lo scandalo si sgonfiasse, immaginando che nessuno in Honduras avrebbe avuto l’ardire di criticarlo davanti all’investigatore pontificio.

Tra le ombre del porporato anche i soldi della diocesi spariti a Londra. Sarebbero state girate ingenti somme delle diocesi ad alcune finanziarie londinesi, somme queste ora scomparse.

Gran conoscitore di uomini Bergoglio. Come ha dimostrato elevando a prelato dello IOR Monsignor Ricca, condannato per eccessi sodomitici. Così il Papa accreditato dai media come quello che farà pulizia in Vaticano, difende ed eleva al potere uno scandaloso sodomita.

Sarà interessante vedere se lo scandalo Maradiaga sarà soffocato come quello Ricca e sarà altrettanto interessante vedere come la gestione caotica e dittatoriale di Bergoglio sta facendo venire al pettine nodi cruciali.

Altrettanto interessante sarebbe capire se lo scandalo del porporato ha qualche rapporto con le recenti espulsioni di laici importanti nella gestione dei conti vaticani. Parliamo del contabile Libero Milone al quale il 19 giugno sono state chieste le dimissioni con accuse false e costruite.

Pochi giorni fa una seconda espulsione dal Vaticano, l’allontanamento del vice direttore generale dello IOR, Giulio Mattinetti. Una manovra dietro alla quale in molti hanno visto lo stile di Papa Francesco, per la brutalità con cui è avvenuta. L’allontanamento del numero due dello IOR è stato fin troppo repentino e veloce per non lasciare adito a sospetti.

In tutta questa storia viene da chiedersi se Bergoglio deciderà di difendere il suo “alter ego”, come ha fatto con Riccia, o deciderà di mandarlo in Honduras a rispondere delle accuse della giustizia (contabile e non) nel suo paese.

Perché finora non è chiaro se il Papa faccia pulizia… o copra lo sporco.

 

Ylenia Gironella