Pubblichiamo, di seguito, un articolo comparso sul giornale francese Revolution Permanente, a cura di Leah Munoz, dove si tratta la storia del rivoluzionario figlio di Trotsky fino al suo omicidio.


Lev Lvovich Sedov, meglio conosciuto come Leon Sédov, è il terzo figlio di Trotsky e il primo nato dalla relazione che ha avuto con Natalia Sedova. Rivoluzionario tutta la vita, è stato assassinato a 32 anni da alcuni agenti staliniani.

Il giovane rivoluzionario

Nato a febbraio dell’anno 1906 a Saint-Pétersbourg mentre suo padre era in prigione su ordine dello Zar per aver partecipato al primo tentativo rivoluzionario del 1905, Léon Sedov, è stato il più militante tra i figli di Trotsky ed il più devoto al progetto rivoluzionario. Faceva parte della generazione dei giovani militanti rivoluzionari che hanno vissuto l’insurrezione d’ottobre del 1917 e che affronteranno la degenerazione dell’URSS, la persecuzione e l’antisemitismo dell’opposizione stalinista.

Per tutta la sua vita, dalla sua infanzia alla sua vita adulta, è segnata dall’effervescenza dell’epoca rivoluzionaria ed è stato fin da molto giovane, orientato verso la difesa attiva della rivoluzione socialista e dei lavoratori.

A soli 11 anni, Sedov è testimone della transizione dalla Rivoluzione di Febbraio alla Rivoluzione di Ottobre nel 1917. Ha un anno per entrare nei ranghi del Komsomol (Giovane Comunista), una gioventù ribollente che sognava la rivoluzione.

Molto presto, il suo orientamento politico è stato definito rinunciando ai privilegi a cui aveva accesso a causa dell’appartenenza del padre al Cremlino e avvicinandosi agli studenti ai quali insegnava matematica, per i quali era devoto, considerando questo come un servizio alla sua classe.

Nel 1923, mentre non ha più di 17 anni ed è già un rivoluzionario cosciente, Sedov si lancia nella costruzione nell’Opposizione di sinistra, un compito a cui si dedicherà appassionatamente fino alla fine della sua vita.

Nel 1927, quando l’opposizione inizia ad essere massacrata, Sedov decide di lasciare i suoi studi e parte per unirsi a Trotsky e Natalia nel loro esilio forzato in Asia centrale.
A Alma Ata(Attuale Kazakistan), il suo lavoro consiste nel mantenere la comunicazione tra Trotsky e l’opposizione a Mosca. Ogni due settimane, invia a Trotsky la posta segreta di Mosca e dà le lettere e i manoscritti di Trostky ad un messaggero che li porta a Mosca. Léon Trostky racconta nella sua lettera intitolata “Léon Sedov: figlio,amico,combattente” che il contatto con l’esterno dipende interamente da Sedov dal momento che si trovano in una casa circondata dalle istituzioni della GPU (polizia segreta stalinista) e i suoi agenti. Nella stessa lettera, Trostky, riconosce che: “Tra aprile e ottobre, abbiamo ricevuto circa 1000 lettere e documenti politici e circa 700 telegrammi. Durante tutto questo periodo, noi abbiamo inviato 500 telegrammi e non meno di 800 lettere politiche, comprese un certo numero di opere sostanziali, come le critiche al Progetto di Programma Internazionale Comunista, e altre. Senza mio figlio, non avrei potuto compiere la metà di questo lavoro.”

Nel gennaio 1929, l’Ufficio politico decide di espellere Trotsky dall’URSS, una situazione che conduce Sedov ad abbandonare la sua famiglia (moglie e figlio) per sempre e ad accompagnare Trotsky in Turchia.

Ancora in questo periodo, serve come segretario e collaboratore, guardiano e collegato al mondo esterno. Gli archivi e la biblioteca di Trotsky sono tra le mani di Sedov. La storia della rivoluzione russa , come la Rivoluzione tradita, dice Trostky, non sarebbe stato possibile senza la ricerca e la compilazione che ha fatto suo figlio. Su insistenza dei suoi genitori nel riprendere gli studi di ingegneria, lui si reca in Germania nel 1931, dove, oltre a studiare, serve nell’Opposizione di sinistra internazionale.

Arrivato a Berlino, diventa responsabile del Bollettino dell’opposizione russa, del quale, lui era già il capo redattore dalla sua apparizione nel 1928.

Mel 1933, dopo l’ascesa di Hitler al potere e dopo aver trovato un lavoro clandestino, decide di lasciare la Germania per la Francia. In Francia, riprende i suoi studi alla facoltà di fisica e matematica della Sorbonne. Seppur vivendo in delle condizioni difficili a Parigi, riesce a finire i suoi studi e ad ottenere un diploma, proseguendo l’attività rivoluzionaria e collaborando con Trotsky a delle opere letterarie.

Nei suoi ultimi anni, collabora sistematicamente alla stampa della Quarta Internazionale.

Nel 1936, con l’inizio dei processi di Mosca, i processi diffamatori contro i vecchi bolscevichi, Sedov si oppone ad una difesa severa dell’opinione pubblica. Il Libro Rosso dei Processi di Mosca che dedica al processo in cui risponde alle diffamazioni è la sua opera principale.

MORTE

Sedov, passa gli ultimi anni della sua vita a Parigi, circondato da pericoli, gli agenti della GPU seguono le sue attività rubando lettere e file e intervenendo nelle conversazioni telefoniche.

Nonostante i rischi che corre a Parigi, e consapevolmente, decide di restare per portare a termine il suoi compiti rivoluzionari.
Il 16 febbraio 1938, Trotsky riceve una lettera dal Messico indicante la morte di suo figlio. Sedov aveva già sofferto di appendicite e “Etienne” (Mark Zborowski), un agente stalinista infiltrato, divenuto uno stretto collaboratore fidato, lo conduce in una clinica della quale il direttore intrattiene dei rapporti con la GPU.

Dopo l’operazione, tutto indicava il miglioramento di Sedov. Tuttavia, per alcuni giorni, viene trovato mentre cammina nei corridoi della clinica delirante. Le sue condizioni peggiorano e muore poco dopo.

I dottori dichiarano che la sua morte può essere dovuta a delle “cause naturali”. Trotsky dedica una serie di scritti sulla morte di suo figlio, dove sottolinea la contraddizione tra il dire che è morto per “cause naturali” e il miglioramento osservato dai medici. Il medico che supervisionò il caso di Sedov fu egli stesso stupito dall’improvviso aggravarsi e dalla morte del figlio dell’uomo Anziano.

Trotsky denuncia la resistenza delle autorità ad aprire un caso sulla morte di suo figlio. Per lui, è chiaro che Sedov è stato avvelenato dagli agenti della GPU. Rifiuta di lasciar dire che suo figlio non era un militante rivoluzionario perseguitato dallo stalinismo e rifiuta che la sua morte possa risultare da “cause naturali” mentre c’erano delle ragioni politiche per le quali Stalin voleva la sua morte. Mesi prima, Sedov era già stato vittima di attentati e rapimenti.

Sedov, che è morto all’età di 32 anni, faceva parte di questa generazione di bambini e di giovani che hanno visto l’ascesa delle masse contro lo sfruttamento zarista e borghese, questo è ciò che l’ha spinto a dedicare la sua vita alla lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento capitalista poi contro la burocrazia stalinista.

La sua vita è una fonte di ispirazione per i giovani rivoluzionari del 21esimo secolo.
Trotsky termina il necrologio a suo figlio con queste parole:
“Lasciamo il tuo ricordo irreprensibile alle giovani generazioni dei lavoratori del mondo. Con la giustizia, vivrai nei cuori di tutti coloro che lavorano, soffrono e combattono per un mondo migliore. Giovani rivoluzionari di tutti i paesi! Accettate il ricordo del nostro leone, adottatelo come vostro figlio, ne vale la pena e permettetegli, d’ora in poi di partecipare in maniera invisibile nelle vostre battaglie, dal momento che il destino gli ha negato la gioia di partecipare alla vostra vittoria finale!”

Fonte: Revolution Permanente

Traduzione di Annalisa Esposito

Caporedattore della Voce delle Lotte, nato a Napoli nel 1996. Laureato in Infermieristica presso l'Università "La Sapienza" di Roma, risiede a Napoli dove lavora come Infermiere di Pronto Soccorso e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).