Stando a quanto riportato dal soL, un giovane insegnante di Ankara sarebbe stato licenziato il 27 febbraio in quanto sorpreso a canticchiare “Bella Ciao” mentre stava lavorando in un doposcuola per bambini, dove aveva iniziato a lavorare meno di una settimana prima.

Sempre stando alla testimonianza anonima dell’insegnante, il direttore del doposcuola gli avrebbe annunciato il licenziamento dicendogli: “Ti ho già sentito canticchiare questo motivo. Come ti permetti a fare ciò in presenza dei bambini? Siamo un’istituzione conservatrice, non possiamo più collaborare con te”.

La canzone, immediatamente associata con la Resistenza antifascista e alla guerra partigiana in Italia, è nota a molti gruppi rivoluzionari e comunisti in tutto il mondo, e così anche in Turchia.

Ancora più importante è il fatto che, durante le proteste di Gezi Park a Istanbul, Bella Ciao fosse uno degli inni più cantati del movimento di protesta contro il regime dell’AKP.

Per quanto non si disponga di notizie precise e confermate da altre fonti, è un dato di fatto quindi che Bella Ciao, così come molte altre canzoni popolari e di lotta, non sono viste di buon occhio. Addirittura la televisione di Stato turca è stata costretta ad ammettere di aver bandito, nel 2016, la trasmissione di 208 canzoni.

In Turchia, dove la trasformazione in senso autoritario della società è in atto da decenni, si individuano nei lavoratori della cultura, che esprimono in maniera “pericolosa” il loro dissenso, i bersagli da colpire con la repressione

In Italia è successa una cosa molto simile con la demonizzazione a reti unificate di Lavinia Flavia Cassaro, docente di Torino che ha partecipato a un corteo contro CasaPound. Durante tale corteo ha urlato “Mi fate schifo, dovete morire” contro il cordone di Polizia che stava proteggendo il convegno neofascista. Ed è allora che è partito un siparietto perbenista di tutto l’arco politico borghese, e dal centrodestra alla sinistra è partita la condanna unanime. La docente è stata denunciata e licenziata sotto la pressione mediatica.

Si tratta, nel caso italiano, di esigenze di campagna elettorale. Da quando è stata inaugurata la progressiva svolta autoritaria con i governi del PD, l’opinione pubblica ha preso a consumare senza posa condanne contro i capri espiatori del momento (siano essi gli immigrati o chi sciopera di venerdì) e difese delle Forze dell’Ordine, i cui appartenenti sono stati elevati ad angeli custodi della civiltà.

I partiti, tutti, non possono che aderire al siparietto, senza che nessuno faccia notare l’assurdità della polemica e l’ipocrisia di chi si sgola per condannare Lavinia. Qualunque risulti l’esito delle elezioni del 4 marzo, qualunque sia la composizione del prossimo governo, la certezza resta una, ovvero che la trasformazione autoritaria proseguirà. A farne le spese saranno lavoratori, immigrati e attivisti politici.

In tutto ciò, #SiamoTuttiCattiveMaestre, perché #SiamoTuttiAntifasciste.

Gabriele Bertoncelli