L’8 aprile scorso si sono svolte le elezioni ungheresi che hanno visto, per la terza volta consecutiva dal 2010, la vittoria della coalizione ultraconservatrice, razzista e nazionalista composta dai due partiti politici Fidesz – Unione Civica Ungherese e KDNP – Partito Popolare Cristiano Democratico a sostegno del candidato e primo ministro uscente Viktor Orban ottenendo il 48,9% delle preferenze e 133 su 199 seggi.

Il secondo partito Jobbik (ultra destra riciclata come forza anti-corruzione in queste ultime elezioni) ha ottenuto appena 26 seggi (20%) mentre la socialdemocrazia composta da socialisti e verdi arriva ad appena l’11% delle preferenze. Tutte le tendenze che caratterizzano l’Europa (soprattutto ad est) si rivelano quindi confermate: un generale rafforzamento del populismo di destra, del razzismo e il tracollo sempre più grave e apparentemente inarrestabile dei partiti socialdemocratici.

 

Nazionalismo e razzismo

Viktor Orban, di fronte a una folla entusiasta di suoi sostenitori a Budapest ha parlato chiaramente, dopo lo spoglio definitivo, di “vittoria decisiva” e “difesa della madrepatria”. Il progetto del premier più longevo d’Europa dopo Angela Merkel è un pastone pericoloso di razzismo e nazionalismo che tanto va per la maggiore: respingimento dei migranti contro il fantasioso progetto di islamizzazione del paese portato avanti da amici degli americani e stretta repressiva sulle istituzioni democratiche, oltre a una politica economica interna fatta di protezionismo e investimenti che hanno dato una spinta notevole ai conti del paese e una decrescita impressionante della disoccupazione che dal 2010 al 2018 ha visto una discesa costante fino al dato attuale che si attesta sul 4% (mentre quella giovanile all’11%). Con oltre i due terzi del parlamento sotto controllo, tra l’altro, la coalizione Fidesz-KDNP, ottiene la “super maggioranza” che gli permetterà di modificare la costituzione nel caso lo si ritenesse opportuno. A chiudere il cerchio sul profilo politico del parlamento ungherese basti guardare alle amicizie di Orban in campo estero: Putin, con una serie di progetti congiunti e accordi bilaterali soprattutto in campo energetico e Erdogan.

 

Il controllo di istituzioni e media

Orban è stato accusato a più riprese dalle opposizioni di corruzione e controllo delle istituzioni ma non solo dalle opposizioni interne. La commissione dell’europarlamento per il controllo del bilancio dell’Unione Europea già a febbraio denunciava “alcuni specifici problemi sull’uso di fondi UE in gare d´appalto, e questi problemi vanno affrontati”, in particolare il premier veniva accusato di aver favorito oligarchi vicini alla propria cerchia ristretta per l’ottenimento di appalti su importanti opere pubbliche, anche con l’utilizzo di fondi europei (a quanto pare l’antieuropeismo del presidente del consiglio non vale quando si parla di soldi, ma solo quando c’è da fare campagna contro la moneta unica e le interferenze atlantiste nell’area). Altro elemento distintivo di ogni bonapartista moderno, e il leader magiaro non fa eccezione, è la presenza invadente nei media, soprattutto televisivi, da cui per tutto il periodo pre-elettorale il suo partito ha martellato la popolazione con una feroce campagna terroristica riguardo l’immigrazione clandestina.

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