Costretto sulla difensiva dalle decisioni dei ferrovieri di continuare il proprio sciopero e dal deterioramento del clima sociale di cui non si è affatto accorto, Emmanuel Macron, presidente francese, ha deciso questa settimana di passare alla controffensiva.
«Il governo credeva di godere del vantaggio ideologico, mentre si trova ora sulla difensiva» (Le Monde)
Il primo segnale è stata la sortita mediatica del Primo Ministro questa domenica, quando ha affermato che il governo “sarebbe andato fino in fondo”. Sortita peraltro simile a quella di molti altri ministri, compreso il silenzioso Nicolas Hulot che ha giocato il ruolo del poliziotto buono. Il secondo passo è stato lunedì, con il dispiegamento di centinaia di agenti nei terreni agricoli vicino alla città di Nantes per espellere dozzine di attivisti che li occupano da anni e smantellare i campi in cui vivono. Si tratta di quello che è stato definito il “grande obiettivo” del governo: riprendere il controllo della strada dipartimentale D-281, chiamata anche autostrada delle curve, una strada che attraversa i campi e le foreste di Notre-Dame-des-Landes (dove doveva essere costruito un aeroporto fino al gennaio di quest’anno quando, dopo una lotta storica, il governo ha abbandonato il piano). In quell’ occasione la strada venne bloccata con macchine abbandonate, cabine di legno e blocchi di pietra, e divenne così un simbolo degli zadisti, un neologismo derivato da ZAD, l’acronimo che indica a sua volta l’area da difendere.
L’operazione è avvenuta con un dispiegamento di forze sproporzionato. Un evento mediatico con immagini filmate dagli stessi agenti, senza la presenza di giornalisti, nello stile delle forze armate statunitensi e che sarebbe dovuto servire per ribadire l’autorità del potere politico o quantomeno per darne l’impressione. Il finale di questa controffensiva si è avuto con la presenza del presidente Macron nel telegiornale di TF1 delle ore 13.00, telegiornale seguito da cinque milioni di telespettatori, inclusi impiegati e lavoratori, pensionati e tutta la popolazione che vive nelle aree rurali, settori in cui il tardo neoliberalismo di Macron non è riuscito, per il momento, a conquistare il pieno consenso. Il tutto accompagnato da un programma speciale di domenica 15 aprile, trasmesso alle 20:35 sul principale canale della TV via cavo BFM-TV, su RMC, la stazione audio più ascoltata, e sul sito Mediapart. Una scelta singolare per un capo di Stato, che utilizza sicuramente questi media alternativi per rivolgersi agli intellettuali e ai diversi settori del mondo universitario, dove il piano di riforma recentemente approvato inizia ad essere via via più osteggiato.
Continua nel frattempo la mobilitazione degli studenti universitari, che coinvolge anche università non abituate alla mobilitazione come la Sorbona/Parigi 3, dove si è recentemente svolta una storica assemblea di 2000 studenti, e con episodi come quello dell’università di Lille 2 dove studenti e docenti hanno bloccato le sessioni d’esame, in un crescendo di tensioni fino all’ intervento degli agenti anti-sommossa, chiamati a sedare la rabbia crescente degli studenti, e alla scandalosa irruzione degli agenti stessi all’interno della facoltà con l’ evacuazione di una riunione che si stava tenendo pacificamente in un anfiteatro.
Lo sciopero ferroviario resta il fronte di mobilitazione più significativo e più importante. Il secondo periodo di sciopero ha visto una percentuale importante di adesioni, soprattutto tra i conducenti, ma anche di settori di punta come i ferrovieri della stazione di Paris Nord (cioè della più grande stazione ferroviaria d’Europa) che hanno organizzato un’assemblea generale che ha raccolto oltre 200 ferrovieri e che ha deliberato uno sciopero a oltranza a partire da venerdì prossimo.
Una scommessa rischiosa
Ce la farà Macron? La realtà è che esporsi in questo modo è una scommessa molto rischiosa. Dopo le prime vittorie ottenute senza combattere con le sue prime riforme e la sua grande arroganza, Macron pensava di avere la strada in discesa. Ma il clima sociale e politico rispetto al semestre precedente è cambiato radicalmente e Macron, come dice l’editorialista di le Monde Françoise Fressoz “si trova sulla difensiva, incapace di spiegare come l’apertura alla concorrenza migliorerà la qualità del servizio pubblico e in che modo le nuove condizioni contrattuali dei ferrovieri potranno alleggerire il debito”.
In questo contesto, la scommessa televisiva della Macromania può essere un buco nell’acqua: nonostante tutti gli sforzi di presentarsi come presidente né di destra né di sinistra, Macron è oggi considerato dalla maggioranza della popolazione come un politico chiaramente di destra. L’ intervento di Macron rischia così di gettare benzina sul fuoco, come confermano gli ultimi sondaggi. Bernard Sananes analizza la situazione con queste parole: “Al di là della riforma della SNCF, monta una generale opposizione alla politica del governo, opposizione rivolta soprattutto alle sue politiche sociali. Sì – dicono i francesi – il presidente è un riformatore, ma le sue riforme avvantaggiano i più ricchi”. E così i francesi vedono nella mobilitazione dei ferrovieri un modo per mandare un segnale chiaro e forte a Macron anche da parte loro.
Il macronismo comincia a mostrare le prime crepe
Fatto ancor più grave è che il partito del presidente, la République en Marche (LREM), comincia a mostrare le prime divisioni, a destra e a sinistra. Come ha detto Cecile Cornudet sul giornale padronale Les Echos: “Un anno dopo, c’è allarme nel partito per una minore ambizione sulle riforme o per una politica troppo a destra. Come se la crisi della SNCF avesse fatto esplodere le contraddizioni interne”. E aggiunge: “Con il suo acuto senso di opportunità, anche Francois Bayrou attacca quando sa di poter fare più male.” Alla BFM di domenica, ha criticato la riforma delle istituzioni ed anche il “programma sociale” che Macron “non ha ancora annunciato”. “Il governo dovrebbe avere l’ossessione per la giustizia”. Le tensioni sono più acute dietro le quinte: “Macron dirà finalmente cosa intende fare per gli esclusi del sistema?” si chiede un altro protagonista della campagna elettorale. Ma fino ad ora, è tutto un altro tono quello che sentiamo dal governo. È l’arroganza di chi dice “andremo fino in fondo” e organizza l’evento mediatico dell’evacuazione di Notre-Dame-des-Landes. Quasi a rassicurare i molti che temono che i prossimi mesi saranno più cauti.
È essenziale che i lavoratori, gli studenti e i settori popolari tengano conto della situazione del macronismo per riacquistare fiducia nelle proprie forze: il governo, che sulla questione della SNCF credeva di godere di un vantaggio ideologico, è invece sulla difensiva e comincia a mostrare le prime divisioni. Come hanno detto oggi i ferrovieri di Parigi-Nord nella loro assemblea generale, oggi o mai più. Sì, è possibile sconfiggere Macron.
Juan Chingo
Traduzione di Ylenia Gironella da Révolution Permanente
Membro della redazione di Révolution Permanente, giornale militante francese della Rete Internazionale La Izquierda Diario. Autore di numerosi articoli e saggi sui problemi dell'economia internazionale, della geopolitica e delle lotte sociali dal punto di vista della teoria marxista. È coautore con Emmanuel Barot del saggio "La classe ouvrière en France: Mythes & réalités. Pour une cartographie objective et subjective des forces prolétariennes contemporaines" (2014). Ha pubblicato inoltre il saggio sui Gilet Gialli "Gilets jaunes. Le soulèvement" (2019) e "La victoire était possible: Réflexions stratégiques sur la bataille des retraites de 2023" (2023).