Dopo 133 giorni dalle elezioni parlamentari, la Svezia ha un nuovo governo di coalizione di minoranza. Come si è risolta la partita tra i vecchi campi in crisi di centrodestra e centrosinistra?

I mesi successivi alle elezioni sono stati particolarmente e inaspettatamente litigiosi in Svezia. Secondo molti osservatori, nella sua storia il paese non aveva mai attraversato un momento di così grande incertezza e lacerazione politica (all’interno del campo borghese, aggiungiamo noi). Sembra però che la pausa natalizia abbia improvvisamente chiarito le idee alle destre che ora possono fidarsi del fatto che Löfven, primo ministro uscente e capo della socialdemocrazia, giocherà il ruolo di esecutore delle loro politiche esplicitamente padronali.

Sabato scorso è arrivato l’endorsement di Centerpartiet e subito dopo, sebbene più sofferto, quello dei Liberalerna (che assicurano “abbiamo ottenuto dai Socialdemocratici spazio per politiche liberali! Tra queste piani di privatizzazioni delle scuole e abolizione della Värnskatt” – una specie di “patrimoniale” che in Svezia esiste nella sua forma attuale dal 1999). Si sono però tenuti fuori dall’accordo Moderaterna (centro-destra tradizionale) e Kristdemokraternas (cristiani di centro), accusando L e C di aver rotto l’Alleanza di destra scegliendo Löfven come primo ministro. Se l’accordo dovesse andare in porto Löfven avrà dato il colpo di grazia alla socialdemocrazia svedese condannandola probabilmente all’estinzione. Anche questo processo in Svezia si è verificato più tardi che in Italia (con cinque anni di ritardo rispetto al PD italiano e forse l’assenza di un Renzi scandinavo ha giocato un qualche ruolo nella mancata accellerazione del processo). 

 

La destra razzista rimane fuori dai giochi elettorali, ma esiste come pericolo nella società (sebbene limitato)

Nella partita, Sverige Demokraterna (la destra razzista divenuta terzo partito con le ultime elezioni) ha giocato in panchina, rimanendo a guardare (per ora) impotente dinanzi alla tenuta elettorale e politica di rappresentanti ben più credibili (e meno rischiosi) per la borghesia nazionale (come appunto il carrozzone del governo che sta per nascere): al di là degli allarmismi sui media esteri, il capitalismo svedese, a differenza di quello di moltissimi altri paesi, non è (ancora) entrato nella fase in cui necessita una regressione reazionaria per sopravvivere. Questa constatazione non ci assolve tuttavia dallo stare all’erta e dal tentare di offrire risposte a quesiti difficili e quasi ”imbarazzanti”, come quello relativo ad esempio al perché Sverige Demokraterna abbia un grosso bacino elettorale tra i lavoratori delle periferie e addirittura tra gli immigrati (sebbene perlopiù immigrati europei).

 

I riformisti di Vänsterpartiet: organici alla socialdemocrazia degenerata

Vänsterpartiet, la sinistra riformista che alle ultime elezioni ha raccolto quasi l’8% dei consensi, ha giocato un ruolo determinante nel successo del progetto di questa grande ammucchiata di centro: il governo Löfven è stato “approvato” dal parlamento con 115 voti a favore, 77 astensioni, 155 contrari, proprio perché la legge svedese permette l’insediamento e la continuazione di un governo a patto che non ci sia la maggioranza assoluta dei parlamentari schierata contro di esso al voto. L’astensione dei “sinistri” è stata dunque necessaria per evitare questa maggioranza assoluta di contrari, che comunque sono ben più numerosi del blocco di minoranza al governo (Socialdemocratici+Liberali+Centro+Partito ambientalista).

La campagna lanciata sui social da parte di settori della base di Vänsterpartiet non è bastate per orientare il partito verso una netta presa di posizione verso il nuovo governo: Sjöstedt, portavoce del partito, in una conferenza stampa ha dichiarato fedeltà (seppure condizionata) a Löfven e il gruppo parlamentare si è astenuto compatto così da appoggiare il governo rimanendone formalmente fuori.

Vänsterpartiet fa costantemente da stampella a una socialdemocrazia inesorabilmente spostata a destra. Ma questo non ci sorprende: V non ha come obiettivo la rivoluzione socialista e non è pertanto un’organizzazione strutturata a tale scopo, ma piuttosto un aggregato per cercare di ”rispostare” a sinistra i socialdemocratici (un’illusione vana): il suo obiettivo politico rimane un governo coi socialdemocratici. Non solo il nuovo governo vede V fuori e i Socdem insieme a tre partiti liberali /conservatori, ma il programma di governo è pure ampiamente orientato secondo le linee del vecchio centrodestra. Non è di quel programma né di Vänsterpartiet né di tutti gli altri partiti borghesi (o imborghesiti), però, che i lavoratori del porto di Göteborg hanno bisogno per garantirsi un contratto collettivo a tempo indeterminato; non è con un simile governo che verrà garantita una vita più dignitosa alle masse migranti e ai giovani delle periferie, né con un simile accordo verrà garantita mai una democrazia sostanziale, fruibile davvero dalle masse, che oggi può essere solo la democrazia socialista.

 

Il Budget 2019: un assaggio della nuova Svezia liberista

A margine di questo aggiornamento sulle novità della vita politica svedese, aggiungiamo che lo scorso dicembre, mentre le trattative erano ancora in corso e la Svezia era senza governo, il Riksdagen (Parlamento svedese) ha approvato il la legge di bilancio (“Budget”) per l’anno 2019. La legge di bilancio approvata è quella proposta dalle destre di Moderaterna e Kristdemokraterna che, tra le altre cose, implica lo stop totale dei ”servizi extra” offerti da Arbetsförmedligens (una specie di ”Ufficio di collocamento” più avanzato e funzionale degli uffici di collocamento italiani). Questi ”servizi extra” includevano delle forme di impiego a sovvenzione statale per migranti, disoccupati di lungo corso e disabili. Solo un assaggio di quello che ci si potrà aspettare dal nuovo governo “centrista”, chiaramente schierato dalla parte dei capitalisti.

 

Matteo Iammarrone (corrispondente dalla Svezia)