Riportiamo la lettera aperta, pubblicata lo scorso 18 maggio dal Coordinamento Cittadino Sanità e dai Movimenti per il diritto all’abitare di Roma, che pone la questione di una lotta unificata di lavoratori e utenti della sanità pubblica conto il suo smantellamento costante e la separazione tra pazienti di serie A (che possono pagare di più) e di serie B: questo a partire dalla vertenza aperta da questi compagni a Roma nell’ultimo anno, e che rappresenta un possibile esempio di coordinamento territoriale e intersindacale di lotta sugli aspetti fondamentali della vita (non solo lavorativa) dei lavoratori e dei ceti popolari, il cui tenore di vita continua a peggiorare sotto l’attacco dei capitalisti e dei burocrati statali a loro sottoposti. La messa in discussione delle politiche di governo, banchieri e industriali su lavoro, sanità, ambiente, istruzione e tutti gli altri settori fondamentali dell’organizzazione della società potrà solo confermare che le “ristrettezze di bilancio” e la mancata spesa sociale non ci sono per la povertà della nostra economia, ma per l’esigenza da parte dei padroni di succhiarci sempre più risorse per mantenere altri i propri profitti ed essere “vincenti” sul mercato: un’esigenza incompatibile con i bisogni di base della grandissima maggioranza della popolazione, i quali non possono comunque essere soddisfatti all’interno di questo sistema, che piega persino la salute delle persone alla dittatura del denaro e del mercato.


Care compagne e cari compagni

da qualche anno in qua assistiamo ad un costante peggioramento delle condizioni di vita di larghe masse di persone, principalmente -ma non esclusivamente – fra le classi meno abbienti. Gli ambiti in cui tutto ciò si manifesta sono più che noti a tutte e tutti noi che, nelle diverse e più diffuse forme, siamo impegnati in attività politiche e sociali. Dalle condizioni di lavoro alla casa; dall’uso del territorio alle nocività; dal tema delle migrazioni alle questioni di genere, tanti sono gli aspetti in cui risaltano le contraddizioni di una società che in apparenza promette grandi opportunità per tutti/e, ma che di fatto nega il godimento dei più elementari diritti a chi non ha i mezzi per soddisfarli.

Tra questi c’è, non ultimo, il diritto alla salute il cui assolvimento è affidato ad un sistema sanitario pubblico, sempre meno aderente ai principi di universalità, uguaglianza di trattamento e gratuità che ne avevano ispirato la legge istitutiva, e sempre più orientato alla privatizzazione delle prestazioni sanitarie, facendo della salute una merce socialmente discriminante.

Da circa un anno e mezzo, come Coordinamento cittadino sanità, ci siamo dedicati a questa problematica scegliendo di affrontare la questione, tra le tante manifeste storture del sistema sanitario nazionale (SSN), delle liste di attesa a cui sono sottoposti gli utenti per ottenere un esame o una visita specialistica. Queste liste di attesa sono andate via via aumentando sia nel numero dei pazienti, che nei tempi di ottenimento dell’esame o della visita, salvo che non si ricorra all’intramoenia, cioè al pagamento della prestazione direttamente allo specialista che la effettua.

Attraverso la diffusione di un vademecun (scaricabile da questo indirizzo) abbiamo dato vita ad una campagna informativa in alcune ASL regionali per contrastare l’intreccio perverso tra liste di attesa e intramoenia, riuscendo a far registrare nella ASL Rm2 (la più grande d’Europa con 1.300.000 utenti potenziali) il più alto tasso di reclami e di richieste di rimborso di tutta Italia.

Durante questo percorso siamo entrati in relazione con i compagni dei Movimenti per il diritto all’abitare con cui abbiamo pensato di estendere la questione del diritto alla salute a quella categoria di persone che in tema di diritti sono considerati gli ultimi fra gli ultimi: i migranti, i senza fissa dimora o i reietti di ogni tipo. Di qui una serie di iniziative comuni che ci ha portato, il 4 aprile scorso, ad occupare la direzione della ASL Rm2 (dove abbiamo concentrato i nostri sforzi), ottenendo la convocazione di un incontro formale con i dirigenti di questa ASL, avvenuto poi il 18 aprile. In quella occasione abbiamo posto due richieste fondamentali:

– Abbattimento delle liste d’attesa attraverso l’incremento delle prestazioni offerte ai pazienti o, in alternativa, il pagamento della tariffa intramoenia da parte del SSN, come del resto previsto dalla legge. Visto che l’unica ulteriore alternativa prevista dalla legge è il blocco dell’intramoenia.

– Abolizione di tutti gli ostacoli che impediscono una piena accessibilità ai servizi sanitari di fasce di popolazione discriminate e/o impedite per diverso titolo di carattere burocratico/legale ad usufruire di assistenza sanitaria che non sia quella prestata esclusivamente dalle strutture di emergenza (Pronto Soccorso).

Sul primo punto la ASL Rm2 ha preso tempo rinviando ad un successivo incontro (non ancora fissato) una sua risposta ufficiale che, in tutta franchezza, ci aspettavamo considerato l’impatto politico e l’onerosità della richiesta.

Sul secondo punto, la richiesta di avviare una interlocuzione diretta con la ASL Rm2 per realizzare quanto da noi sollecitato, è stata accolta con l’individuazione da parte della ASL di uno specifico referente.

E’ su questi risultati, per noi del tutto interlocutori e comunque parziali, che abbiamo convocato l’assemblea cittadina dello scorso 10 maggio presso l’occupazione abitativa di Viale delle Province, a cui si è aggiunta la questione della repressione a seguito di un provvedimento disciplinare (il secondo nell’arco di un anno) comminato ad un lavoratore del Policlinico Umberto I° per aver postato un nostro comunicato che denunciava l’ennesimo episodio di “favoritismo sanitario” in quell’ospedale.

Come vedete, non ci facciamo mancare niente!

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Care compagne e cari compagni,

la salute, e l’amministrazione della sanità preposta alla sua tutela, è un tema assai grande e serio che smuove, parallelamente, interessi altrettanto grandi. Basta pensare che in Italia la spesa sanitaria complessiva si avvicina al 9% del Pil nazionale; ma se la si considera in termini di bilanci regionali, essa ne rappresenta almeno l’80%. Da questo punto di vista la questione delle liste di attesa può dunque apparire una piccola cosa, perché ben altri sono i problemi della sanità. Ne siamo coscienti; così come, altrettanto, ci rendiamo conto che la controparte istituzionale in qualsiasi vertenza sanitaria non può che identificarsi in ambito regionale.

Tuttavia, non essendo noi praticanti del “benaltrismo” e piuttosto scettici nei riguardi della diffusa tendenza a richiedere, da subito, l’apertura di “tavoli” istituzionali, abbiamo ritenuto di perseguire una strada diversa. Che consiste nell’individuare una contraddizione, verificarne la profondità e agirla dal basso in base alle nostre forze.

Di più: con le richieste avanzate alla ASL Rm2, abbiamo cercato di dare corpo a un principio – di uguaglianza e di universalità – assai presente a tutte e tutti noi quando rivendichiamo quei diritti sempre declamati e mai concessi. Ottenere che i migranti, compresi quelli senza residenza o permesso di soggiorno, abbiano tutte le prerogative della sanità pubblica e siano inseriti nel SSN, non è affatto scontato, così come non lo è che le regioni paghino i servizi di intramoenia a chi non ha soldi per curarsi né tempo di aspettare una visita “gratuita”. Tanto è vero che già si è mossa l’ANAOO, la potente associazione dei medici ospedalieri, a diffidare le regioni dal bloccare l’intramoenia in modo da spostare in quella sede anche la questione delle liste di attesa che già alcune regioni, Lazio compresa, si apprestano a risolvere convenzionando altre strutture private presso cui effettuare le visite!

E’ una manovra che tende a riportare il tutto nei soliti tavoli concertativi, e secondo noi va respinta per due motivi. Il primo è che le Aziende sanitarie non sono enti strumentali della regione, ma “aziende dotate di personalità giuridica pubblica, di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica” come stabilito dal D.Leg.vo n. 571/93 e confermato da diverse sentenze del TAR, della Cassazione e perfino dalla Consulta. Spetta dunque alla singola ASL prendere decisioni sulle liste di attesa della sua giurisdizione.

Il secondo motivo è che questa vertenza aperta con la ASL Rm2 intendiamo allargarla a quante più persone possibile e sostanziarla di iniziative continue e pressanti aperte a tutte quelle strutture di base che hanno a cuore il tema della salute e della sanità pubblica, dei diritti dei migranti e che, infine, ravvedano anche in questa vertenza l’occasione di ridiscutere il modo di fare politica in questa città, senza protagonismi né criteri di appartenenza precostituiti.

Perciò invitiamo tutte e tutti a partecipare alle riunioni del Coordinamento cittadino sanità che si tengono ogni lunedì alle ore 17 presso l’auletta del Policlinico Umberto I° oltre che alle iniziative pubbliche che organizziamo Al riguardo stiamo costruendo un nuovo appuntamento di diffusione massiva del vademecum sulle liste d’attesa per mercoledì 22 maggio presso diversi presidi sanitari della città.

 

Coordinamento Cittadino sanità

Movimenti per il diritto all’abitare