Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato del Si Cobas Roma sul recente sgombero dell’occupazione di via Cardinal Capranica nel quartiere di Primavalle a Roma.


Molti tra i poveri della più varia nazionalità che hanno occupato immobili vuoti per finalità abitative sono operaie e operai saltuari, dediti ai lavori più svariati, alcuni tra essi facchini di magazzini, nuclei familiari in difficoltà, famiglie monoparentali, con molti minori inseriti nelle scuole dei quartieri di pertinenza delle occupazioni, persone che se non avessero lottato e occupato si sarebbero ritrovate a dormire per strada.

Per essi, il Governo, nelle prerogative del Ministero degli interni per il tramite della Prefettura, ha previsto a partire già dal 2014 una strategia repressiva, concordata anche in diverse riunioni del Comitato Provinciale per l’ordine e la Sicurezza pubblica (quindi concordando le scelte non solo con Questore e Comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, ma anche con i Sindaci e i Presidenti della Provincia che si sono avvicendati).

Ci sono diverse situazioni di occupazioni consolidate nel tempo che, per coloro i quali le hanno effettuate, rappresentano una resistenza e un rimedio alla miseria più totale, con forme di lotta, di mutua assistenza e autorganizzazione molto complesse.

Per lo Stato, invece, il comportamento dei poveri che cercano di resistere, per evitare di andare ulteriormente al di sotto della loro condizione di povertà, è un problema da affrontare con la forza di polizia, prevedendo un piano di sgomberi articolati sulla base di alcuni criteri di priorità delle singole posizioni delle occupazioni (vedi Prefettura della Provincia di Roma, Prot. N. 280617/Gab. Del 18/07/2019).

Scelte che mal celano il disprezzo di classe nei confronti dei poveri.

Il criterio più importante previsto dalla Prefettura è l’incolumità della persona umana con riferimento alle condizioni strutturali e di salubrità degli immobili, ma da cui si evincono alcune incongruenze con riferimento agli adempimenti e alle responsabilità, non certo attribuibili agli occupanti.

A seguire, il secondo criterio indica “criticità accertate sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, soprattutto tenendo conto dell’eventuale impatto sul contesto ambientale derivante dalla stessa occupazione” (che non si comprende che cosa possa significare!). Si fa riferimento a generiche situazioni di degrado nelle zone circostanti l’occupazione, al fatto che il protrarsi dell’occupazione possa avere inevitabili ripercussioni sulla sicurezza delle aree circostanti, ad un aumento della delittuosità non meglio specificata, alla presenza di fenomeni di spaccio e prostituzione (come se fossero le occupazioni a favorirli), ripercussioni sull’ordine pubblico perché alcune occupazioni si trovano nelle vicinanze con altre occupazioni, o perché si svolgono riunioni e assemblee di diverse realtà antagoniste o perché dimorano leader del movimento Blocchi Precari Metropolitani (sic!)

Si tratta di un attacco a chi non avrebbe avuto alternative se non quella di andare a dormire per strada, sottacendo invece, come tali occupazioni siano state un deterrente al degrado e all’isolamento sociale e affettivo, con l’attivazione di percorsi di partecipazione all’autorganizzazione, estremamente complessi e contraddittori, che hanno saputo attivare momenti di crescita individuale e collettiva, di condivisione e mutua assistenza tra famiglie e persone di diverse nazionalità, basati sull’antirazzismo e l’antifascismo.

Il terzo criterio stabilito dalla Prefettura, considerato ultimo per importanza (ma di fatto quello effettivamente rilevante!), disvela, insieme al pregiudizio classista nei confronti dei poveri che alzano la testa (criterio 2), il vero arcano dello Stato di diritto sulla vicenda delle occupazioni: la difesa dei diritti soggettivi di proprietà e di iniziativa economica privata, utilizzando il monopolio della violenza di Stato contro i poveri.

I criteri stabiliti dalla Prefettura sono criteri di priorità utili a mistificare il vero problema che ha a che fare con due aspetti: i proletari poveri che si auto-organizzano, da un lato, e, dall’altro, gli interessi economici della borghesia difesi dallo Stato e gli interessi economici dello Stato stesso.

Sui criteri bisogna un attimo entrare nella logica interna di chi li ha stilati per smascherare la mistificazione in atto.

Sul primo criterio basato sul diritto alla vita e alle incolumità delle persone, occorre fare molta chiarezza.

Delle 23 occupazioni programmate a partire dal marzo 2020, per ben 15 casi non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando dei Vigili del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale degli stabili. Quindi per questi casi il primo criterio considerato importantissimo per attribuire la priorità allo sgombero non si sostanzierebbe affatto per poter stabilire l’effettivo carattere di urgenza dell’azione repressiva.

Solo per 8 casi (N.1 Prenestina 913, N. 3 Province, N. 4 Prenestina 944, N. 5 Collatina, N. 9 Centro Sociale Spazio 32, N. 10 Via del Policlinico 137, N. 12 Centro sociale B.A.M., N. 13 Via Tiburtina 1064) ci sono state diffide degli organi preposti: in alcuni casi i Vigili del Fuoco, oppure il Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale, la Polizia di Roma Capitale, la Commissione Comunale per l’accertamento della sicurezza statica degli edifici, per problematiche che vanno dalla messa in sicurezza di parte di un muro perimetrale interessato da smottamenti per infiltrazioni d’acqua alle condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico, etc., ad alcune difformità in materia di prevenzioni incendi o a generiche carenze di vetustà o mancanza di manutenzione. Situazioni probabilmente simili a quelle abitazioni in cui i proletari vivono pagando regolarmente un fitto popolare senza che la forza della legge si accanisca contro il proprietario locatore.

Se un senza tetto che dorme all’addiaccio, per ripararsi entra in uno stabile abbandonato e gli cade un muro addosso durante la notte e muore, la responsabilità penale è del proprietario, nonostante il senza tetto prima di morire abbia anch’egli commesso un reato, quello di aver violato una proprietà privata abbandonata e mal tenuta per ripararsi dal freddo.

Rispetto alle diffide degli organi preposti (Vigili del Fuoco, etc.), con ogni probabilità, trattandosi di edifici che erano per lo più abbandonati all’incuria, le condizioni di vetustà o di carenze manutentive gravi e meno gravi risalgono all’epoca in cui i proprietari erano in possesso dell’immobile, già ben prima delle occupazioni e con ogni probabilità in diversi casi già ben prima delle diffide stesse.

Gli occupanti hanno spesso provveduto da loro alle migliorie necessarie e nella sostanza né la proprietà né lo Stato ha preso in considerazione le diffide degli organi preposti e nessuno ha agito per tutelare il diritto alla vita e alla incolumità delle persone. Ma quelle diffide che non sono servite per ottenere la immediata messa in sicurezza degli stabili (con il rischio di pericolo per gli occupanti per tutto un lungo periodo e in taluni casi anche per eventuali passanti), vengono ora utilizzate per stabilire un mero criterio di priorità dello sgombero.

Lo Stato non ha in alcun modo assicurato che i privati mettessero in sicurezza i loro immobili sia prima delle occupazioni sia quando sono stati occupati da persone bisognose.

Ma allora di quale tardivo diritto all’incolumità si sta parlando? Quella che serve per giustificare lo sgombero contro i poveri nell’interesse delle società private, di ricchi eredi o di enti pubblici.

Per l’immobile sito in viale delle Province, una recente sentenza del TAR ha ritenuto che l’efficacia della diffida dei vigili del Fuoco e di quella della Polizia di Roma Capitale siano subordinate all’esecuzione dello sgombero (Ordinanza n. 4889/2019 del TAR Lazio), per cui secondo il Giudice amministrativo il privato non ha l’obbligo di intervenire per l’incolumità e il diritto alla vita se il proprio immobile è occupato abusivamente.

Ecco che, con la sentenza del TAR, il diritto alla vita e all’incolumità delle persone povere capitola dinanzi alla forza dei diritti soggettivi di proprietà e di iniziativa economica privata della società immobiliare proprietaria dello stabile!

La Prefettura parla del diritto alla vita per l’incolumità delle persone ma di fatto sta adempiendo a delle ordinanze giudiziarie che difendono la proprietà privata e che subordinano, a tale interesse e allo sgombero, il diritto alla vita!

Inoltre, per giustificare lo sgombero occorre denigrare i proletari che si auto-organizzano, gettando fango sugli occupanti ed evidenziando del povero il carattere di pericolosità sociale di lombrosiana memoria. Per cui il povero è feccia, e se lotta, è feccia che diventa canaglia, che va sbattuta in galera o sorvegliata a vista.

Proviamo adesso a demistificare i criteri previsti dalla nota prefettizia con un po’ di ironia, mediante un esercizio retorico di volgarizzazione dell’ispirazione politica sottostante.

Insomma vivi in ambienti sporchi e pericolosi: sei un irresponsabile (primo criterio).

Sei povero, ti considero inserito in contesti poco salubri e con immobili sicuramente fatiscenti e quindi pericolosi, forse sei tu a renderli sudici e pericolosi, ti sgombererò e tutto questo per il diritto alla vita! Per impedirti che ti possa far male, non potevamo mica costringere il proprietario a far aggiustare l’immobile con voi dentro. Sarebbe stato improponibile giuridicamente ed economicamente, l’hanno detto pure i giudici amministrativi, che il proprietario ha ragione e se vi fate male è colpa vostra anche se non sapete dove andare…

Insomma sei un delinquente, chissà che combinate là dentro e ve la fate pure con gli antagonisti (secondo criterio).

Ti credi, come operaio povero, di esserti auto-organizzato con la tua famiglia ben benino insieme ad altri per non andare al di sotto della tua condizione sociale e delle tue possibilità, hai fatto il furbetto per non andare a dormire sotto i ponti. Ti è andata bene per tutti questi anni (nel senso che sei riuscito a dormire al coperto e sei sopravvissuto). Ma sei un velleitario e non ti rendi conto che vivi un ambiente delittuoso pieno di spacciatori e prostitute, litigate tra di voi e ve la fate con gli antagonisti, ma vuoi proprio che ti rispediamo da dove sei venuto! Sei una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica (dobbiamo dire un po’ meno per il parroco di quartiere e gli insegnanti dei tuoi bambini!) E poi molte occupazioni sono vicine e vi dobbiamo dividere. Che vorreste fare i furbi che vi aiutate gli uni con gli altri? Che vi siete messi in testa. Ai poveri (e agli antagonisti) ci pensa lo Stato.

Insomma non rompere il cazzo che è una questione di soldi e del diritto a farli (terzo criterio).

Non hai idea quanto cazzo è costata allo Stato questa tua autorganizzazione.

Lo Stato si sta preoccupando di tutelare i suoi interessi e gli interessi di quei borghesi stessi che hanno agito in sede giudiziaria a tutela dei propri diritti soggettivi di proprietà e di iniziativa economica privata.

Che non coincidono con i tuoi interessi. Lo Stato deve risarcire probabilmente in decine e decine di milioni di euro i danni arrecati ai privati borghesi per non averti in questi anni sbattuto fuori a te con tutta la tua famiglia, e magari, era meglio che lo facevamo qualche anno fa, invece di farti accoppiare come un coniglio e farti fare tanti bambini che adesso a sgomberarli ci facciamo una grande figura di merda! E poi ci dobbiamo sorbire questi antagonisti di preti e insegnanti che parlano di trauma subìto dai bambini sgomberati che crescendo odieranno lo Stato, ma i preti e gli insegnanti, però per fortuna non dormono nelle occupazioni (vedi criterio

due), hanno gli stipendi ogni mese come i poliziotti e fanno lavori dignitosi non come voi che fate i facchini o siete semplici e sfigati uomini e donne di fatica o vendete merce contraffatta e vi piace vivere in promiscuità.

E tutto questo lo facciamo nel rispetto della legge come servitori dello Stato non come te che l’hai violata per necessità. I vostri bambini subiscono traumi se sgomberiamo? Una vecchia di ottant’anni sola, accolta e aiutata in occupazione, se sgomberata resterebbe in mezzo a una strada? perché senza i requisiti necessari per accedere ad una casa popolare? Che vi dobbiamo dire: ci dispiace ma è tutto legale!

Sarà pure legale ma “fate schifo” hanno gridato i bambini di Primavalle!

Disobbedire alle leggi ingiuste è legittimo gridano in molti!

Leggi che difendono la ricchezza dei ricchi contro le azioni dei poveri.

E allora diventa interessante scoprire come la borghesia non riesca più a governare i processi sociali.

E si avvera quello che diceva il barbuto di Treviri nel Manifesto del partito comunista, e cioè che “(…) L’operaio diventa il povero, e il pauperismo si sviluppa ancora più rapidamente della popolazione e della ricchezza. Appare da tutto ciò manifesto che la borghesia è incapace di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società, come legge regolatrice, le condizioni di esistenza della sua classe. Essa è incapace di dominare perché è incapace di assicurare al suo schiavo l’esistenza persino nei limiti della sua schiavitù, perché è costretta a lasciarlo cadere in condizioni tali, da doverlo poi nutrire anziché esserne nutrita (…)” (Cfr. K. Marx, F. Engels, Il Manifesto del Partito comunista).

E vedremo come la Raggi sarà in grado di nutrirlo questo popolo di occupanti dandogli una casa popolare!

Ma c’è un altro aspetto estremamente grave (oltre quello di dover confidare sulla Sindaca 5stelle per le case popolari!) che riguarda i poveri che si sono auto-organizzati per non morire letteralmente di fame e che resistono per avere un tetto sulla testa.

L’impianto della sentenza relativa ad un contenzioso penale Stato/privato della Magistratura ordinaria che nelle sue pronunzie ha condannato lo Stato al risarcimento dei danni ai privati (non avendo provveduto allo sgombero), non si è limitato a considerare “(…) l’occupazione abusiva di un intero compendio immobiliare come lesivo degli interessi della parte proprietaria, ma anche lesivo del generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica, assumendo una inequivoca valenza eversiva(…)) (Cfr. Sentenza n. 13719/2018 pubblicata il 04/07/2018. – la Ca.Sa, Srl. Immobile sito in via Prenestina 913 (Municipio V).

L’operaio divenuto povero, può arrangiarsi e resistere individualmente, magari nell’isolamento sociale e nella disperazione più totale, seguendo la trafila dei senza tetto e delle case famiglia, magari subendo come genitore l’allontanamento dei figli, perché non in grado di provvedere per sé e per la sua prole. Può fare la guerra con i suoi simili per un tozzo di pane, mettersi in fila alla Caritas, fare la domanda per il reddito di cittadinanza (se straniero con regolare permesso di soggiorno e residenza continuativa per 10 anni); ma se, insieme ad altri poveri operai, decide di organizzarsi collettivamente contro la ricchezza e contro leggi ingiuste, per non andare al di sotto della sua condizione sociale, questa condotta all’insegna della resistenza di classe assume per lo Stato non solo una criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica (Prefettura), ma addirittura assume una “inequivoca valenza eversiva” (Magistratura).

Perché un comparto meticcio del proletariato internazionale si è preso un palazzo a Roma!

Non per fare la rivoluzione ma per un riparo, per dimorare, per appoggiare la testa su un cuscino la notte.

Se gli operai poveri avessero preso un altro palazzo, forse quel comportamento, pur se storicamente necessario, avrebbe avuto una inequivoca valenza eversiva e il Tribunale ordinario di Roma, in quel caso, per quello che rappresenta nelle sue prerogative, avrebbe avuto ragione.

Ma forse, per il Tribunale ordinario di Roma, trovare ricovero da parte di 200 persone di varie etnie tra cui minori, occupando il Palazzo privato del Sig. tal dei tali, avrebbe un carattere eversivo alla stregua dell’occupazione di 200 operai armati a Palazzo Madama e a Palazzo Montecitorio! per l’abolizione dello Stato di diritto.

E così il Tribunale ordinario di Roma, confondendosi tra un palazzo e l’altro (confondendosi tra lotta immediata per sopravvivere che ha leso il diritto soggettivo di un ricco e la rivoluzione sociale, che vuole farla finita con tutto il baraccone sociale fondato sulla schiavitù salariale su cui si basa la ricchezza, ha difeso lo Stato di diritto (del diritto del ricco Signor tal dei tali, non certo del diritto all’abitare per i poveri).

Crediamo che il Tribunale abbia esagerato. Carattere eversivo è fantapolitica scritta in una sentenza che avrebbe potuto limitarsi a difendere il diritto di proprietà e non anche considerare l’occupazione come lesiva dell’interesse generale (assumendo un’inequivoca valenza eversiva).

E la violazione e la negazione del diritto all’abitare da parte della società e dalle sue istituzioni nl suo insieme non sarebbero lesive dell’interesse generale, non assumerebbero esse un’inequivoca valenza eversiva ed anticostituzionale?

E allora si scopre che il diritto è una questione di rapporti di forza e l’interesse generale non è altro che la mistificazione dell’interesse delle classi superiori.

Come cittadini tra i cittadini abbiamo il diritto di libertà di critica delle sentenze citate perché così viene esercitato un contrappeso all’elevato grado di indipendenza e di autonomia della Magistratura.

Una cosa è certa: Il monopolio della violenza dello Stato sovrano si erige come un macigno contro il proletariato umiliato e offeso che lotta per la sua dignità!

I poveri sono divisi dalla concorrenza, se si uniscono sono una minaccia e vanno nuovamente divisi.

Le istituzioni statali e locali non crediamo saranno in grado di fornire soluzioni abitative migliori di quelle che si sono procurati da soli gli occupanti bisognosi.

Questa cosa la spiegò bene F. Engels, l’amico del barbuto di Treviri!

Ecco un esempio convincente di come la borghesia risolva in pratica il problema delle abitazioni. I focolai delle epidemie, gli antri e le tane più infami in cui il modo di produzione capitalistico incarcera notte per notte i nostri operai, sono non eliminati ma solo trasferiti! La stessa necessità economica che li ha prodotti nel luogo primitivo li riproduce anche nel secondo. E finché sussiste il modo di produzione capitalista, è una follia pretendere di risolvere isolatamente la questione dell’abitazione o qualsiasi altra questione sociale che concerna il destino degli operai. La soluzione sta nell’abolire il modo di produzione capitalista, e nel far sì che la classe lavoratrice si appropri di tutti i mezzi di sussistenza e di lavoro”. (F. Engels, La Questione delle Abitazioni).”

Il nostro sindacato è nelle lotte rivendicative immediate contro i padroni per migliorare le condizioni di salario, di lavoro e di vita dei facchini e degli operai in generale, con la consapevolezza che con l’inasprimento della concorrenza tra capitali, le oscillazioni di mercato possono indebolire i nostri successi immediati. Pertanto diventa importante anche nel nostro impegno quotidiano con i nostri iscritti e delegati prestare attenzione ad una prospettiva che innalzi politicamente il livello dell’unità del proletariato.

Verso lo sciopero generale

Diritto alla casa, diritto al salario, stessa lotta!

SI Cobas Roma