Per approfondire lo sviluppo accelerato della crisi politica del Medio Oriente, pubblichiamo in questi giorni una serie di articoli sul tema.

Il mese di agosto è stato marcato da aspri combattimenti tra le milizie sostenute dall’Arabia Saudita e quelle sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, due Stati presumibilmente alleati contro la ribellione houtista nello Yemen.


Un fatto a dir poco significativo: le forze fedeli al governo yemenita sostenute dall’Arabia Saudita e riconosciute a livello internazionale sono impegnate in una feroce lotta contro le milizie del Southern Transitional Council (STC) addestrate, armate e sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (UAE); questi due campi, tuttavia, sono membri dell’alleanza guidata dagli arabi sauditi contro la ribellione houtista, legata all’Iran.

Infatti, il STC rivendica l’indipendenza del Yemen del Sud, mentre le forze del presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi pretendono di difendere “l’unità del paese”. I combattimenti sono infuriati intorno alla strategica città portuale di Aden, un tempo una delle più importanti città commerciali dell’impero coloniale britannico.

Mentre per tutto il mese di agosto ci sono stati scontri tra queste due fazioni nella parte sud del paese, il conflitto è salito di livello il 29 agosto, quando l’aviazione degli Emirati Arabi ha bombardato combattenti vicini al Presidente per impedire loro di arrivare ad Aden, dove intendevano dislocare le milizie pro-indipendenza dallo Yemen del sud. Durante questi bombardamenti, ci sarebbero stati più di 300 morti tra civili e soldati.

Secondo le autorità degli Emirati, l’attacco delle sue forze aeree non era diretto contro combattenti vicini al presidente Hadi, ma contro un “gruppo terroristico vicino ai Fratelli Musulmani” che si nascondeva tra le milizie filogovernative e si apprestava a prendere il controllo di Aden. Tuttavia, per i leader sauditi, l’atteggiamento degli Emirati equivarrebbe a “tradimento”.

 

Gli obiettivi degli EAU nello Yemen

Lo Yemen unificato come lo conosciamo oggi risale solo al 1990 e si è consolidato solo dopo la guerra civile del 1994. Infatti, alla fine degli anni ’60, il Nord e il Sud dello Yemen hanno ottenuto l’indipendenza dall’Impero britannico. Hanno coesistito come entità statali separate fino alla loro unificazione più di 20 anni dopo. La divisione dello Yemen, sebbene alimentata dai britannici, non è opera del colonialismo britannico. Ma la questione dell’unità dei due Stati è posta più volte dal basso e dall’alto, anche se i loro rapporti non sempre sono stati amichevoli : in più occasioni si sono persino dichiarati guerra. E questo senza contare le guerre civili che li hanno attraversati. Lo Yemen del Sud, o Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, si era dichiarato “marxista-leninista” e dipendeva dall’assistenza dell’URSS o della Cina maoista. Il processo di unificazione con il nord, più sviluppato, si è accelerato dopo la guerra civile del 1986 nello Yemen del sud, ma rapidamente i leader del sud si sono sentiti svantaggiati rispetto al nord, il che in parte ha portato alla guerra civile del 1994.

Di fronte alla politica neoliberale dell’ex-presidente Ali Abdallah Saleh, l’indipendenza dello Yemen del Sud è stata associata ad una sorta di ritorno ad uno “Stato sociale”. Oggi gli Emirati Arabi Uniti si affidano a questa narrazione per manipolare i sentimenti della popolazione del sud, che si trova a che fare con la devastazione del proprio paese da anni di politiche economiche dannose e da una guerra reazionaria e brutale, e raggiungere i propri obiettivi reazionari.

Infatti, gli Emirati Arabi Uniti non cercano di alleviare le sofferenze del popolo yemenita. Uno Yemen del sud indipendente, sponsorizzato dagli Emirati Arabi Uniti, non sarebbe né più democratico né più prospero per i lavoratori e le masse. Al contrario, gli Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato di cosa sono capaci, non solo attraverso i bombardamenti criminali della coalizione saudita, ma anche attraverso l’organizzazione di una rete di prigioni clandestine dove la tortura viene praticata in piena collaborazione con gli Stati Uniti.

In realtà, ciò che gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di fare è rafforzare la propria posizione economica e geopolitica nella regione. Come ha spiegato il portale Middle East Eye  in un articolo del febbraio 2018:

Controllando i centri commerciali strategici, gli Emirati continuano a costruire strutture transregionali in Medio Oriente e oltre per espandere ulteriormente il loro commercio di idrocarburi in Europa e Nord America. A tal fine, Abu Dhabi si sta rapidamente affermando nelle infrastrutture energetiche e di sicurezza della regione: dall’Eritrea e dalla Somalia a Cipro e a Bengasi in Libia. Nello Yemen, queste ambizioni si sono manifestate in diversi modi strategicamente importanti: la riconquista di Perim Island nello Stretto di Bab-el-Mandeb, la trasformazione dell’isola di Socotra nel Golfo di Aden nella colonia turistica e militare degli Emirati Arabi Uniti, e gli sforzi per prendere il controllo di una rete di porti dello Yemen.

Gli Emirati Arabi Uniti considerano la divisione dello Yemen e la creazione di uno Yemen del sud indipendente come un’opportunità per raggiungere meglio questi obiettivi. Come spiegato nello stesso articolo:

Dopo aver investito miliardi di dollari in infrastrutture e armato milizie separatiste del sud dello Yemen, gli Emirati Arabi Uniti stanno raccogliendo i benefici del secessionismo. Gli Emirati hanno in mente una provincia vassalla […] che, grazie alla sua geografia di importanza strategica e alla fornitura di infrastrutture energetiche, potrebbe consentire agli EAU di crescere come superpotenza energetica globale.

 

La questione dell’Iran

Tutto questo sta aprendo spazi vuoti tra gli Emirati e i sauditi. Entrambi i paesi condividono l’obiettivo strategico di indebolire l’influenza dell’Iran nello Yemen e nella regione, combattendo così gli Houthi. La questione della divisione del paese non è una questione cruciale per l’Arabia Saudita: alcuni analisti sostengono addirittura che sarebbe d’accordo con questo piano. I sauditi si sono sempre opposti all’unità dello Yemen. Tuttavia, ciò che preoccupa l’Arabia Saudita è che l’Iran e i suoi alleati stiano traendo beneficio da queste divisioni e, peggio ancora, che gli Emirati Arabi Uniti stiano sviluppando una posizione più conciliante nei confronti di Teheran.

In effetti, gli ultimi mesi sono stati segnati da crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e i suoi alleati e l’Iran, in particolare intorno allo Stretto di Hormuz. Gli Emirati Arabi Uniti hanno visto un rischio reale di esplosione di guerra. Ma hanno anche visto che in caso di conflitto i loro territori sarebbero stati in prima linea. In questo contesto, gli Emirati hanno inviato missioni per discutere con le autorità iraniane ed entrambi hanno dimostrato di essere pronti a rallentare la crescita. E’ poco probabile che questo sarà un punto di svolta strategica per gli Emirati Arabi Uniti verso l’Iran, ma una manovra tattica per guadagnare tempo per rafforzare le loro posizioni, che serviranno sia ad Abu Dhabi che a Teheran nella situazione attuale.

Tuttavia, la rivalità in Medio Oriente tra l’Iran e petromonarchie come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti continuerà. È importante notare che nessuno di questi regimi rappresenta un percorso progressivo per i lavoratori e le masse della regione. In realtà, è esattamente il contrario. L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e altre petromonarchie del Golfo sono guardiani dell’ordine imperialista in Medio Oriente. L’Iran, prima della rivoluzione del 1979, lo era altrettanto. Oggi il regime ayatollah è in conflitto con le potenze imperialiste occidentali, in particolare con gli Stati Uniti, ma è un regime completamente reazionario e oppressivo.

Nello Yemen, i sauditi vogliono (per il momento) mantenere l’unità del paese a costo della brutale dominazione delle loro marionette. Gli Emirati Arabi Uniti vogliono una divisione del paese per meglio salvaguardare i propri interessi. E l’Iran sostiene la ribellione Houthi, che storicamente ha rappresentato una delle correnti reazionarie monarchiche, contrapposte anche ad una repubblica borghese. Tutti rappresentano alternative reazionarie per il popolo yemenita. Le Nazioni Unite e le potenze occidentali, compresa la Francia, sono anche responsabili delle sofferenze e della barbarie subite dalle masse yemenite. Oggi, la vita di milioni di yemeniti è nelle mani di queste potenze reazionarie, dii questi mercanti di morte. Per i lavoratori e la gioventù francese, il compito principale rimane quello di denunciare e mobilitarsi contro l’imperialismo francese che vende armi ai criminali sauditi ed emirati [lo stesso ragionamento si può fare per le altre potenze occidentali, inclusa l’Italia, ndr]. Fermare la vendita di armi a questi regimi dannosi a causa della mobilitazione popolare sarebbe il miglior contributo che possiamo dare per porre fine alla guerra e alla devastazione nello Yemen.

Philippe Alcoy

Traduzione di Petra Lou da Révolution Permanente