Pubblichiamo una serie di articoli per informare e riflettere politicamente sulla mobilitazione di massa, radicale che attraversa il Cile in questi giorni, contro la quale si è levata un’ondata repressiva inedita nel periodo post-Pinochet.


Tutti in strada per un vero sciopero generale! Abbasso lo stato di emergenza! Via le truppe dalle nostre strade! Facciamo avanzare lo sciopero con un piano di lotta tramite assemblee e coordinatori! Per un’Assemblea Costituente libera e sovrana imposta dalla mobilitazione sulle rovine del regime!

Una dichiarazione del Partito dei Lavoratori Rivoluzionari (PTR), sezione cilena della Frazione Trotskista – Quarta Internazionale.

Lunedì 21 ottobre si sono svolte massicce manifestazioni di piazza in tutto il paese. A Santiago, più di 100.000 persone si sono mobilitate in Plaza Italia, nonostante la brutale repressione militare e della polizia. Insieme, queste marce hanno paralizzato tutto il Cile.

Martedì scorso, migliaia di persone si sono nuovamente riunite nelle piazze principali in una risposta clamorosa alla caratterizzazione di Piñera di questa protesta come una “guerra”. Non solo i giovani, ma anche le roccaforti centrali della classe operaia. I portuali si mobilitano, chiudendo 90 porti del paese. I minatori di Escondida hanno paralizzato la produzione nella più grande miniera privata del mondo.

È stato aperto un percorso per la classe operaia e il movimento studentesco, che si è mobilitato dopo aver organizzato le assemblee. Questa unità nelle strade, assieme alla ribellione tra ampi settori della popolazione, è la strada da seguire. Sta facendo tremare il governo. Il grido “basta con Piñera” diventa sempre più ampio e rumoroso.

Tutto ciò ha costretto Piñera, lunedì, a chiedere “comprensione” per quanto affermato in merito alla “guerra”, mentre promuove l’idea di una “unità”, basata sulla discussione di alcune misure “sociali” volte a reprimere la ribellione. La sua debolezza è oggi evidente nell’incapacità di riunire le varie componenti dell’establishment per questa “unità”.

Questi eventi hanno fatto pressione sulla burocrazia sindacale della confederazione sindacale CUT , l’alleanza contro la riforma pensionistica No+AFP, e il sindacato studentesco Confech perché smettessero di guardare dalla finestra e chiedessero uno sciopero generale questo mercoledì e giovedì, come vari altri gruppi avevano chiesto. Originariamente, avevano chiesto uno “sciopero delle strade vuote”, senza mobilitazione. Questa è la loro vera politica. Tuttavia, la massiccia mobilitazione di lunedì li ha costretti a riorientarsi. Dobbiamo progredire in questa direzione con la chiamata e prendere in mano la situazione per mettere alle corde Piñera.

Questa chiamata apre uno scenario che incoraggia l’intervento del movimento operaio e delle masse, sollevando richieste progressiste come “basta con Piñera”, la fine dello stato di emergenza, un’Assemblea Costituente, e misure sociali urgenti in materia di salari e pensioni. Non si propone, tuttavia, di scendere in piazza per rovesciare questo governo autoritario, ma piuttosto di “fare pressione” per un “dialogo” tra il governo e le organizzazioni sociali. L’appello mira ad un accordo con i partiti e le istituzioni del regime per “ricucire l’istituzionalità democratica”. Usando un tale metodo, sarà impossibile ottenere le richieste che gli organizzatori stanno sollevando. Sono gli stessi partiti al potere da anni che amministrano l’eredità della dittatura di Pinochet e legiferano per conto dei padroni e dei ricchi. Non possiamo fidarci di loro!

Anche se invocano una mobilitazione e una giornata di protesta, non propongono di dispiegare il pieno potere della classe operaia attraverso uno sciopero attivo. Si rifiutano di chiedere un’auto-organizzazione democratica, con assemblee, comitati di lotta e delegati delle scuole e dei luoghi di lavoro, per dare continuità allo sciopero per rovesciare il governo, cosa che è assolutamente necessaria. Chiediamo l’organizzazione di incontri aperti, venerdì 25 ottobre, per discutere su come continuare lo sciopero e formulare un piano di lotta.

No alla trappola istituzionale!

Per un’Assemblea Costituente Libera e Sovrana, sulle rovine del regime!

Di fronte all’indebolimento di Piñera, molti politici, uomini d’affari e partiti del regime stanno cercando una soluzione basata sul dialogo o su concessioni, sperando di deviare la rabbia e la lotta su un “percorso istituzionale”, visto il fallimento della soluzione repressiva, messa in discussione nelle strade. Alcuni chiedono un rimpasto nel governo. Altri propongono concessioni parziali alle “richieste sociali” come modo per rallentare e deviare la lotta.

Per quanto riguarda i partiti della vecchia coalizione Concertación (che ha mantenuto la presidenza dal momento della fine del governo militare fino alla vittoria di Piñera nel 2010), essi hanno inizialmente legittimato il coprifuoco di Piñera attraverso un accordo reazionario nel Congresso Nazionale. Ora si sono riposizionati, e questo martedì hanno promosso una “piattaforma sociale” per creare una “diversione parlamentare”.

Il Partito Comunista e il Frente Amplio, che guidano le più importanti organizzazioni di massa, hanno indetto questo sciopero attraverso la CUT e altre organizzazioni, sotto la pressione delle strade. Sebbene abbiano sollevano le giuste richieste sociali, vengono usate per “fare pressione” verso un “dialogo”, per stringere accordi con le vecchie istituzioni del regime attraverso l’unità con i partiti dei vecchi esperti di Concertación, mettendo trappole che ci dirottano con false promesse. Il loro sciopero non mira a sconfiggere questo governo, questo regime che è l’eredità della dittatura.

Il Partito dei Lavoratori Rivoluzionari (Partido de los Trabajadores Revolucionarios – PTR) chiede uno sciopero generale attivo, con assemblee, comitati di coordinamento e continuità, che metta in moto l’enorme potere della classe operaia, insieme ai giovani e al popolo, non con l’obiettivo di “dialogare con il governo”, ma piuttosto di abbatterlo con la forza dello sciopero e delle strade, e di rimuovere i militari. Questa è l’unica base per avanzare affinché le nostre rivendicazioni sociali siano soddisfatte.

Non si tratta di dire “basta con Piñera” per poter poi raggiungere un accordo con le vecchie istituzioni e l'”opposizione”, che cerca di distoglierci dalle strade. Si tratta di abbattere il governo attraverso i metodi della lotta di classe. Come socialisti rivoluzionari, lottiamo per un governo operaio che rompa con il capitalismo e che socializzi i mezzi di produzione. Sappiamo che la maggioranza non condivide ancora questa prospettiva. Per questo proponiamo, come misura di emergenza data la situazione, un’Assemblea Costituente Libera e Sovrana a partire dal presupposto della caduta del governo e sulle rovine di questo regime – con rappresentanti eletti e revocabili per ogni 20.000 elettori, che guadagnino come un normale lavoratore, – che si riunisca per discutere, senza ostacoli, tutte le misure di emergenza sociale e politica che andranno a beneficio dei lavoratori. È in tale assemblea che ci batteremo per un programma che attui misure come il salario minimo e le pensioni che soddisfino il paniere familiare di base; i trasporti pubblici gestiti dai lavoratori e dagli utenti, che decideranno le tariffe insieme ai lavoratori; l’istruzione gratuita e la salute pubblica; la nazionalizzazione delle miniere di rame sotto la gestione dei lavoratori, e misure coerenti con queste.

Cosa si intende per “sovrano”? Nessun’altra istituzione statale sarà al di sopra di essa: questo intendiamo.

Sappiamo che i grandi poteri e le grandi imprese difenderanno i loro privilegi e interessi con le unghie e con i denti, opponendosi alle misure prese da un’Assemblea Costituente veramente Libera e Sovrana. Ecco perché dobbiamo procedere con l’istituzione di assemblee e comitati di coordinamento ovunque sorgono le forze per affrontare questa resistenza dei padroni e dei loro partiti, in modo da poter aprire la strada alla lotta per un governo dei lavoratori, che rompa con i capitalisti e che ci permetta di realizzare le nostre aspirazioni sociali e democratiche.

Partido de los Trabajadores Revolucionarios – PTR