A Napoli, nella mattinata dal 14 gennaio, tre treni della linea 1 della metropolitana si sono scontrati.

Com’è possibile che, nonostante l’avanzamento tecnologico dei sistemi di sicurezza impiegati sulla principale arteria di trasporto su ferro cittadina, rinomata per la bellezza delle sue “stazioni dell’arte”, tutto ciò sia accaduto?

Eppure, mentre l’amministratore ci tiene a precisare che ‘’Le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia sulla rete che sul materiale rotabile, vengono effettuate regolarmente” e mentre i lavoratori hanno da subito prestato la loro forza nel ripristinare il servizio già il giorno seguente su tratta ridotta, trapela una certa volontà politica di scaricare le responsabilità dell’accaduto sui lavoratori, in particolare modo sui tre macchinisti dei convogli coinvolti nell’impatto.

Questa è, però, la solita volontà di scaricare la responsabilità, che nella realtà è squisitamente politica ed amministrativa, su chi è sempre e comunque in prima linea, nell’ordinario come nello straordinario.

Dapprima che ci siano incidenti probatori e che la magistratura borghese indaghi contro i lavoratori, in garanzia dell’amministrazione e della direzione aziendale, l’unica certezza è che tutto ciò è il risultato di anni di sfruttamento, stress, continue vessazioni ed imputazioni, ma, soprattutto, il risultato di una amministrazione dell’azienda partenopea, partecipata al 100% pubblica dal comune di Napoli, totalmente fallimentare.

In circa 10 anni di governo DeMa della città, i badi per l’acquisto del materiale rotabile sono partiti soltanto nel 2018/2019, con il primo convoglio in arrivo ad ottobre del 2020. Tutto ciò mentre la tratta “nuova” fino a Garibaldi è in esercizio, con la Regione che eroga comunque circa € 3,00/km di esercizio parimenti agli intriti derivanti dai biglietti -che hanno ricevuto l’aumento da €1,00 ad €1,10, congiuntamente con la fine del sistema integrato di trasporto e l’entrata in vigore del ticket aziendale; il vecchio “giranapoli” era valido per 90 minuti e costava, nel suo ultimo anno di vita, €1,30 con validità per tutti i mezzi di trasporto pubblico di Napoli-.

Il bilancio dell’azienda in positivo da un anno, nonostante i continui avanzamenti di carriera, la mai terminata promozione del personale crumiro –a partire da quelli presenti in ufficio e terminando con i capoturno nei capolinea dei bus- con minimi e superminimi (situazione da tempo denunciata pubblicamente da varie organizzazioni sindacali tra cui USB) e l’annuncio del sindaco di voler gestire meglio ANM nominando un nuovo AD oltre quello attuale, lascia pochi margini a chi sofistica una qualche “crisi” economica in ANM: i soldi ci sono, sono pure molti.

Il fallimento, quindi, è di chi doveva pianificare e non l’ha fatto. Pianificare l’acquisto dei nuovi treni dapprima di aprire nuove tratte, dapprima dell’approvazione del bilancio e del risanamento, dapprima di scaricare la colpa delle proprie incompetenze sui lavoratori.

Da tempo, comunque, è stata denunciata pubblicamente la precarietà della sicurezza del mezzi, partendo dai bus, con azioni spontanee dei lavoratori che, recentemente, hanno persino bloccato l’uscita della maggioranza dei mezzi su gomma dal deposito di Via delle Puglie.

Questa azione, però, si è dimostrata inefficace: L’amministrazione aziendale e comunale ha subito puntato il dito sui lavoratori, utilizzando l’azione a proprio favore. Da tempo, infatti, il sindaco De Magistris parla di “frange interne”, di “azioni che remano contro l’operato del comune e contro l’azienda”, di “manomissioni”, (manco ci fossero dei sabotatori tra i lavoratori), attaccando anche i lavoratori delle funicolari (rei di aver rinunciato legittimamente agli straordinari) dicendo che l’orario di prolungamento notturno non sarà più riconosciuto come straordinario.

Insomma, mentre il sindaco annunciava i complotti e le azioni reazionarie che avrebbe fatto sui “dipendenti”, i lavoratori continuavano a fare i salti mortali per garantire alla Linea 1 un servizio quantomeno sufficiente, con 8 treni in totale, tutti impiegati in esercizio, un parco mezzi datato per garantire la sicurezza del trasporto su gomma (i bus nuovi arrivati sono pochi rispetto all’intero parco mezzi), la ripresa dell’esercizio della linea tranviaria napoletana, l’ultimazione dei lavori della Linea 6 etc…

Insomma, De Magistris parla, i lavoratori si spaccano la schiena, lui li attacca e, dulcis in fundo, loro sarebbero gli artefici di questi mali che affliggono l’azienda? NO!

Un “sindaco del popolo” che gioca alle tre carte con la vita dei lavoratori, insieme al presidente della Regione De Luca, l’altro sciacallo della storia: lui, in questi momenti tragici, oltre ad annunciare l’arrivo di 6 treni – inesistenti- per la metro, rincarala dose annunciando di voler creare “una azienda unica regionale di trasporto”. Entrambi, però, sono d’accordo su un punto: se la ANM non dovesse riuscire a sviluppare un coerente piano di esercizio e di sviluppo la soluzione è la privatizzazione del TPL – e De Luca ne è già stato fautore da sindaco a Salerno con Bus Italia. Ipotesi che abbiamo già analizzato tempo addietro in questo articolo:


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Venti di guerra elettorale (elezioni regionali 2020 in Campania), dunque, si scagliano sulle spalle dei lavoratori partenopei che, comunque, dai due “personaggetti” nulla hanno da sperare se non le ennesime manovre lacrime e sangue. Entrambi vogliono “reggere”: De Luca probabilmente non avrà nessuna riconferma così come De Magistris che affronterà le elezioni nel 2021.

Non ci serve alcuna “azienda” unica regionale per salvare il Trasporto Pubblico. Non ci servono altri dirigenti aziendali per mandar avanti l’esercizio. Né ci servono i vostri proclami e le vostre minacce reazionarie.
Fin ora ne abbiamo fatto a meno degli inutili “dirigenti che mancano” in ANM ed i vostri proclami non hanno fatto altro che aggravare la situazione, stressando tutto il personale che non solo lavora in mancanza di standard di sicurezza ma è anche sottoposto ai vostri continui attacchi.

I lavoratori del trasporto “pubblico” campano necessitano di prendere il controllo delle aziende esistenti e di strapparne le redini dalle mani di De Luca e De Magistris, due sciagure per la popolazione povera e lavoratrice partenopea e campana, realizzando sì un’unica integrazione di trasporto regionale ma sotto il solo ed unico controllo delle assemblee dei lavoratori, da sempre in prima linea sia per il funzionamento ordinario che per quello straordinario.

Michele Sisto