La giornata di sciopero e grandi manifestazioni di ieri ha segnato un rilancio del movimento francese contro la riforma delle pensioni di Macron, rinnovando la necessità di allargare lo sciopero dei trasporti a tutto il settore privato.


La grande manifestazione del 16 gennaio scorso aveva rilanciato lo sciopero contro la riforma delle pensioni di Macron che scuote la Francia da oltre 50 giorni. Quella di ieri ha moltiplicato i numeri dei manifestanti: 350.000 persone a Parigi e circa 1,3 milioni di persone in tutto il paese, secondo il sindacato CGT. Una giornata di sciopero e lotta che ha ribadito che il movimento e lo sciopero sono tutt’altro che morti.

Lo sciopero delle ferrovie (SNCF) e del trasporto metropolitano parigino (RATP) ha raggiunto il suo 51° giorno il 24 gennaio e, più che nei giorni precedenti, il trasporto nella zona intorno a Parigi, l’Ile-de-France, è stato completamente paralizzato dall’adesione allo sciopero tra i macchinisti e gli autisti. Allo stesso tempo, altri settori stanno entrando nella mobilitazione e scioperano. Mentre resta da vedere se questo continuerà nei prossimi giorni, la dimostrazione di questo venerdì è stata sufficiente per preoccupare il governo Macron proprio il giorno della presentazione ufficiale del disegno di legge sulla riforma delle pensioni.

Questa dimostrazione di forza, che va avanti ormai da quasi due mesi e che ha dovuto superare il tentativo di “tregua natalizia” che il governo ha voluto imporre insieme ai grandi media e a settori della burocrazia sindacale, non accenna a esaurirsi. Mentre Macron e i suoi ministri stanno facendo ogni tipo di manovra, con il sostegno dei leader sindacali, per seminare l’aspettativa che ci sia qualche possibilità di ottenere concessioni a un tavolo concertativo, e allo stesso tempo inviare la polizia per reprimere brutalmente le manifestazioni, gli scioperanti sono ancora in lotta e stanno ancora raccogliendo molto sostegno. Gli ultimi sondaggi mostrano che oltre il 60% della popolazione ritiene che il governo dovrebbe accettare la richiesta dei manifestanti e ritirare completamente la riforma.

Il primo elemento che conferma che la mobilitazione ha ancora il suo slancio è la dimensione e il dinamismo delle grandi colonne di giovani e scioperanti che si sono organizzati nei loro luoghi di lavoro e di studio.

La popolarità del presidente Macron è scesa e gli episodi di contestazione sono sempre più frequenti. Lo segue a ruota il ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer, che fino a poco tempo fa era una delle persone più popolari del governo. Infatti, gli insegnanti sono stati tra gli attori centrali della manifestazione parigina, arrivando alle 15 in Place de la Concorde, mentre le ultime colonne, che hanno chiuso con quella della CGT, erano ancora lontane.

Studenti e docenti in lotta si sono riuniti e organizzati città per città, distretto per distretto, dando per la prima volta un grande contributo allo sciopero in corso.

Il coordinamento intersindacale degli scioperanti RATP-SNCF ha attirato nelle loro colonne anche molti manifestanti di entrambe le aziende. Davanti e dietro, migliaia di insegnanti e studenti dell’istruzione superiore hanno marciato con i loro colleghi e compagni.

Uno degli elementi di novità, rispetto alle precedenti mobilitazioni, è la notevole presenza di lavoratori precari dell’istruzione superiore, figli dell’”Università 2.0” che si è consolidata all’ombra dei governi di Chirac, Sarkozy e Hollande.

Tra i settori mobilitati, è stata fortemente sentita anche la presenza del “mondo della cultura”, con biblioteche e musei, l’Opera e la Comédie Française, e la Torre Eiffel in sciopero. Erano presenti anche le colonne dei dipendenti dell’amministrazione cittadina di Parigi, in particolare i conservatori, il Ministero del Lavoro, ma anche gli addetti all’energia, i lavoratori dell’aeroporto di Parigi e di Air France, con una grande colonna della loro sezione CGT, nonché gli addetti alle pulizie e alle fognature di Parigi. Ovunque, lo stesso slogan: la ghigliottina di Luigi XVI potrebbe tornare in servizio entro il 2020.

Un altro elemento degno di nota, diverso dalla mobilitazione del 16 gennaio, è stata la dimensione degli spezzoni sindacali. Sono chiari i segni della volontà di tante sezioni locali di mobilitarsi in modo più radicale.

Secondo la CGT, circa 350.000 persone hanno manifestato solo a Parigi. A livello nazionale il sindacato ha stimato 1,3 milioni di persone, rispetto alle 800.000 del 16 gennaio: le strade hanno mostrato il livello di opposizione che il governo deve affrontare in tutto la Francia.

Le azioni di lotta continueranno in modo diverso fino a mercoledì prossimo, per cui è prevista una nuova giornata di lotta e mobilitazione. Questa settimana sarà un test per valutare la persistenza di questo straordinario radicalismo, sia a Parigi che nelle principali città. Il governo è ben lungi dall’aver vinto la partita. I lavoratori che hanno dato slancio a questa giornata devono superare i calendari di mobilitazioni scollegate, chiamate dai leader sindacali, devono organizzarsi per far valere le loro rivendicazioni contro Macron. Come ha detto Anasse, scioperante RATP, non hanno nulla da perdere, ma molto da guadagnare.