Si sta tenendo oggi uno sciopero dell’intero settore scuola, convocato da diverse sigle del sindacalismo di base: una prima, grande data di mobilitazione generale a seguito del percorso di auto-organizzazione dei docenti della scuola pubblica in diverse città d’Italia, organizzatisi tramite il Coordinamento Precari della Scuola Autoconvocati, a partire dall’esperienza delle e degli insegnanti milanesi dei Lavoratori della Scuola Auto-Organizzati.

Una mobilitazione che vede il sostegno e la partecipazione anche di diverse realtà di lavoratori precari e degli studenti.


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A fronte dell’imminente pubblicazione, dopo anni di vuoto, del bando straordinario di assunzione in pianta stabile di persone docente, i docenti lamentano salari bassi, infiltrazione sempre più larga delle aziende nella scuola pubblica, impoverimento costante dell’offerta formativa, un clima repressivo accentuato dalla figura del “preside-sceriffo” introdotto dalla Buona Scuola di Renzi – così come l’alternanza scuola-lavoro. Le assunzioni previste, 24mila con concorso ordinario e altre 24mila con concorso straordinario, non risolvono molti problemi creati negli ultimi anni dalle molte giravolte e fregature del sistema di (non)assunzione della scuola pubblica, e in termini assoluti rappresentano forse un decimo delle assunzioni che sarebbero necessarie nei prossimi 1-2 anni per stabilizzare veramente la situazione lavoratori del personale impiegato presso la scuola pubblica.

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L’appuntamento principale della giornata (che vede presidi anche Bologna, Firenze, Torino, Sassari, Cagliari, Taranto e Pisa) è il corteo di Milano, partito stamattina da Largo Cairoli.

La situazione allucinante di precarietà e condizioni sempre in peggioramento di lavoro e di studio nella scuola pubblica non sarà risolta né da questo né dai prossimi governi per volontà propria: è allargando e unificando le iniziative di lotta, gli scioperi e le rivendicazioni che si potrà arrivare a uno sciopero generale di categoria grandemente maggioritario, radicale, che blocchi veramente la scuola, imponendo l’agenda dei lavoratori e non dell’industriale locale che va avanti col lavoro non pagato degli studenti, della multinazionale che vuole comandare anche a scuola e università. Rivendicando la stabilità per chi già lavora, così che ci siano migliori condizioni anche per i giovani laureati che vogliono insegnare, senza contrapposizioni tra gli uni e gli altri.

E se vogliamo non soltanto resistere o praticare il conflitto, ma vincerlo, è necessario non solo legare il movimento dei docenti a quello degli studenti, rompendo ogni barriera funzionale al governo e ai padroni, ma anche al movimento operaio che può fare male alla classe dominante con lo sciopero, bloccando non solo i servizi ma anche la “normale”, quotidiana realtà di sfruttamento generalizzato dell’economia: la classe lavoratrice è forte se lotta unita!

Ai docenti che oggi scioperano va il nostro pieno appoggio: essi sono uno dei tanti, purtroppo limitati, esempi positivi di lotta per difendere e migliorare le proprie condizioni di vita, contro ogni illusione nelle promesse da marinaio dei vari partiti che si succedono al governo, e contro la passività incoraggiata dalla burocrazia sindacale tra i lavoratori.

Giacomo Turci