La crisi sanitaria globale colpisce particolarmente l’Italia: decenni di tagli e politiche tardive e repressive, dalla parte degli industriali, hanno peggiorato la situazione.
Discutiamo le misure di cui abbiamo bisogno noi sfruttati per non pagare la crisi: proponiamo come FIR sette rivendicazioni per noi centrali al fine di discutere ed elaborare una risposta di lotta politica, generale.


La crisi sanitaria globale legata al coronavirus, apertasi nelle ultime settimane a partire dalla Cina e in particolare dalla città di Wuhan, vede in Italia uno dei suoi focolai principali. Secondo il dato aggiornato a ieri sera, diffuso dalla Protezione Civile, i contagiati di covid-19 in Italia sono 17.660, di cui 14.995 positivi, 1439 guariti e 1266 deceduti.

Una diffusione particolarmente rapida, riconducibile alla natura mutevole stessa del virus e all’interconnessione di trasporti e mercati a livello globale che accelerano la propagazione di questa infezione. Il governo italiano ha reagito tardivamente a questo pericolo, preso com’era dalle diatribe e dalle contraddizioni sorte attorno ai poteri e alle prerogative dei poteri politici locali che stanno vincendo la loro battaglia per implementare l’autonomia differenziata, potendo già contare sulla divisione del sistema sanitario nazionale su base regionale, cosa che, insieme a decenni di tagli, ha creato fragilità e squilibri molto pericolosi per la salute della popolazione.

Il governo Conte, a fronte del dilagare del virus e della moltiplicazione dei tratti di rottura degli equilibri sociali – campagne mediatiche che hanno diffuso il panico tra la popolazione, rivolte di massa nelle carceri, episodi di lotta operaia alle politiche del “lavora consuma crepa” ha pubblicato tre decreti che hanno mano a mano decretato la chiusura di attività economiche, lasciando da una parte di fatto campo libero a aziende e in particolare agli industriali la libertà di profitto con restrizioni e controlli risibili (“si raccomanda siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione”) alle attività in svariati uffici, magazzini e fabbriche, mentre dall’altra ha fatto chiudere gli istituti d’istruzione d’ogni grado, una misura necessaria ma posta in essere mettendo in difficoltà milioni di famiglie di lavoratori e lavoratrici che si sono trovati schiacciati tra la necessità di andare in posti di lavoro pericolosi e quella di accudire i propri figli, in una situazione in cui il contatto tra bambini e anziani è estremamente pericoloso per questi ultimi, che sono di gran lunga i più vulnerabili al virus.

Mentre nei posti di lavoro sempre più si diffondono i contagi, la rabbia dei lavoratori e il caos organizzativo, Conte e i suoi hanno approfittato della situazione per presentare la figura di un premier ripulito, magnanimo salvatore della patria, dietro la cui figura si riallineano la debole coalizione PD-M5S e la destra “d’opposizione”, che in realtà è permanentemente consultata su qualsiasi mossa del governo e che, al netto delle dichiarazioni per il popolino, si è stretta attorno al governo del nome dell’ordine e della patria, approvando misure repressive gravi e pericolose che fino a un mese fa non erano nemmeno pensabili, come misure concrete nel breve termine, da Matteo Salvini, da Giorgia Meloni e dalla loro area politica.

Ci troviamo così col divieto quasi assoluto di uscire di casa, pena un’ammenda penale con sanzione pecuniaria, associata a un sistema di vigilanza e repressione che aizza lo spirito da delatori e la psicologia da homo homini lupus, da “si salvi chi può” di masse popolari bombardate per decenni, e specie nell’ultimo periodo con l’ascesa del populismo di destra, da retoriche securitarie, individualiste, completamente contrarie a qualsiasi spirito di solidarietà dal basso, riconducenti all’attesa passiva delle politiche calate dall’alto, violentemente, del governo “salvatore della patria”… e dell’ordine sociale capitalista, dominato dalla sete di profitto.

L’approfondimento della crisi sanitaria, in Italia come altrove, non è semplicemente una calamità naturale, tutt’altro: sono i ritmi frenetici e l’assenza di adeguati criteri di sicurezza sanitari imposti dai capitalisti all’economia globale che creano le condizioni sociali per l’esplosione e la diffusione di queste epidemie; sono le politiche di demolizione della sanità pubblica – comuni in Italia a centrodestra, centrosinistra e M5S – che impediscono di contenere efficacemente e rapidamente la crisi; è la fedeltà politica alla classe dominante che porta i governi a non prendere misure decisive imponendo sacrifici ai capitalisti, ai ricchi, costringendo però i lavoratori e la gente comune a salire su mezzi di trasporto affollati (anche lì, per i tagli!) e a entrare in posti di lavoro insicuri.

Questa situazione politica che mostra tratti di instabilità e di possibili ripercussioni di medio-lungo termine in termini di avvitamento del funzionamento “democratico” dello Stato italiano, non può trovarci spettatori passivi, nonostante l’isolamento imposto all’intero paese.

La classe dominante mette in campo tutte le misure possibili per correre ai ripari da una recessione globale ora inevitabile, che travolgerà in particolare quei paesi colpiti dal virus che, come l’Italia, hanno una forte componente terziaria del proprio PIL e il cui settore turistico ha e avrà dei cali di volume storici.

È necessario per noi mettere in campo, in tutte le forme possibili, una grande risposta a queste politiche repressive e apertamente filo-padronali.

È necessario dare una risposta di lotta che venga in primis da lavoratori e lavoratrici, ma che aggreghi tutti coloro che oggi sono esposti e pagano per la crisi sanitaria.

Già durante questa settimana, nella quale sono entrate in vigore le misure restrittive del governo Conte in tutto il territorio nazionale, settori di lavoratori, specie tra i metalmeccanici e nella logistica, hanno dato un esempio travolgente di lotta e di sciopero contro il dispotismo degli industriali, contro le condizioni insopportabili di continuazione del lavoro in una situazione sanitaria per nulla sicura – dalla Lombardia a Pomigliano, la riscossa operaia è già cominciata e ha bisogno di allargarsi e radicalizzarsi!

È necessario discutere nel modo più ampio e profondo possibile un programma di rivendicazioni perché la crisi sia pagata dai capitalisti, che finora hanno potuto stare rintanati, al lontano dai poveracci appestati, senza alcun rischio paragonabile all’ondata di contagi, di precarietà, di mancanza di reddito che affligge milioni di persone nel paese.


Per un piano di emergenza per contenere l’epidemia e prevenire il collasso del sistema sanitario pubblico

Questa emergenza socio-sanitaria può portare al collasso di un sistema sanitario pubblico che è stato compromesso da decenni di tagli e di privatizzazioni. La salute di milioni di lavoratori che ogni giorno hanno molteplici occasioni di contagio, di giovani e anziani reclusi in casa, non è negoziabile, non è un fattore secondario da schiacciare perché così l’economia possa girare: le nostre vite valgono più dei loro profitti!

Per questo è necessario denunciare la crisi a cui ci stanno portando il governo Conte amico dei capitalista, e sollevare con forza un altro programma di emergenza per la lotta della classe operaia, perché le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Proponiamo per questo alcune rivendicazioni per noi centrali attorno alle quali discutere ed elaborare una risposta di lotta politica, generale:

1) Che lo Stato garantisca la distribuzione gratuita di tutto ciò che è necessario per prevenire eventuali nuove infezioni e per effettuarne diagnosi precoci: gel a base alcolica, sapone, mascherine FFP2 e FFP3, guanti, nonché kit di test da effettuare gratuitamente e massicciamente a tutti coloro che hanno sintomi. Necessaria è la confisca senza indennizzo delle aziende che producono tutti questi prodotti con controllo degli operai e dei tecnici del settore sulla produzione.

Analogamente, passaggio al controllo pubblico della produzione di tutti i farmaci che hanno efficacia (testati dagli organismi di controllo) per affrontare la pandemia incombente e riconversione di intere filiere di produzione non essenziale in produzione strategica per la salvaguardia della Salute e della Sanità Pubblica (ventilatori meccanici automatici, attrezzature di biocontenimento e tutto ciò che occorre per allestire nuove sale intensive e sub-intensive a livello nazionale).

2) Centralizzazione dell’intero sistema sanitario e aumento della spesa sanitaria almeno al 9% del PIL per creare tutte le strutture necessarie a ricevere gli eventuali infetti da ricoverare, confiscando o fabbricando i respiratori e le strutture necessarie, confiscando senza indennizzo e prendendo il controllo di tutte le risorse necessarie di assistenza sanitaria privata, assumendo in pianta stabile tutto il personale sanitario necessario, a partire dai precari di ogni regione, dallo scorrimento di tutte le graduatorie, arrivando alla completa estinzione della disoccupazione per il personale sanitario formato e neolaureato.

3) Chiusura di tutte le attività economiche, a eccezione di quelle necessarie per i bisogni fondamentali della popolazione, con pieno pagamento del salario a tutti i lavoratori a spese delle aziende e abolizione delle visite fiscali durante tutto il periodo della crisi sanitaria.

Garanzia, in ogni caso, di congedo per esigenze parentali o familiari di almeno uno dei genitori in ogni famiglia, con pieno pagamento del salario.

Presidi medici e dispositivi di sicurezza con controlli serrati in tutti i posti di lavoro che producono e trasportano beni essenziali.

Istituzione di un servizio di distribuzione gratuita dei beni essenziali centralizzato, pubblico, controllato da comitati di lavoratori e di quartiere, ove impiegare lavoratori e lavoratrici che stanno ora consegnando merci a domicilio senza i dovuti controlli e accorgimenti sanitari.

Integrazione dell’assistenza sociale e della redistribuzione del reddito di modo da garantire a tutta la popolazione povera un reddito di quarantena non inferiore alla soglia di povertà, garantendo a tutti coloro che non hanno una dimora un tetto, espropriando immobili senza indennizzo ai grandi proprietari immobiliari.

5) Commissioni indipendenti composte da professionisti, specialisti di università pubbliche e membri di organizzazioni popolari e dei lavoratori, che controllino tutte le informazioni diramate dallo Stato senza alcun tipo di censura: dati sull’evoluzione dell’epidemia, confronto con altre epidemie, misure preventive consigliate alla popolazione, ecc.

L’informazione sulla salute pubblica non può essere lasciata nelle mani dello Stato borghese, che risponde sempre alle lobby delle grandi aziende.

6) Commissioni per la salute e la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro aperti, con pieni poteri di indagine e consultazione, rispetto sia alle misure che sulla sicurezza dei lavoratori e degli utenti (nel caso dei servizi pubblici).

7)Per evitare la diffusione a tappeto del virus nelle carceri: indulto generale per i crimini non violenti; amnistia per i detenuti politici; arresti domiciliari per tutto il resto della popolazione carceraria.

 

Bisogna toccare gli interessi dei ricchi!

Queste e altre misure urgenti e importanti per affrontare la crisi secondo i nostri interessi non devono essere sostenute e pagate dalla popolazione povera, dai lavoratori, dalle tasse che versano allo Stato. La salute è la nostra, la crisi è la loro: sono i capitalisti, i ricchi che devono pagare di tasca loro. Per questo è necessario che si interrompano immediatamente l’ulteriore indebitamento pubblico e il pagamento degli interessi su di esso; è necessario spostare il prelievo fiscale dal lavoro dipendente alle rendite e alle speculazioni finanziarie; è necessario istituire una tassa patrimoniale fortemente progressiva sulle grandi proprietà.

Prima la salute, non gli speculatori o i grandi imprenditori!

 

Frazione Internazionalista Rivoluzionaria