Pubblichiamo, in questo primo maggio, il contributo di un lavoratore per ricordare le radici profonde della giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici e il motivo per cui le cause delle lotte dalle quali è stata ispirata questa data sussistono tutt’oggi.


Il primo maggio è la festa internazionale dei lavoratori. È stata scelta questa data per ricordare un grande sciopero che si svolse a Chicago nel 1886. Nell’America di quei tempi gli operai soffrivano turni di lavoro che variavano dalle 10 alle 16 ore al giorno ed anche bambini sotto i 16 anni venivano impiegati in mansioni già molto dure per gli adulti. L’orario di lavoro di 8 ore e una retribuzione più equa, furono le rivendicazioni centrali dei lavoratori durante quelle giornate di lotta.

Le manifestazioni sfociarono in duri scontri contro la polizia causando la morte di due manifestanti il primo maggio e di molti altri nei giorni successivi durante i quali si tennero dimostrazioni contro la violenza brutale della polizia. Nel ricordo di quelle gloriose e sanguinose giornate, la Seconda Internazionale, organizzazione che aveva lo scopo di coordinare i sindacati e i partiti operai e socialisti mondiali fondata nel 1889, volle riconoscere la data di quello sciopero come una giornata di lotta e di orgoglio proletario internazionale.

Pur essendo passati oltre centoventi anni, oggi come allora, i padroni delle fabbriche, delle miniere o delle piantagioni hanno, concentrato nelle proprie mani, tutto il potere politico e la stragrande maggioranza della ricchezza, il sistema di allora, basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e le motivazioni per cui in migliaia si batterono il primo maggio 1889 esistono ancora oggi, anche se in forme differenti.

La differenza tra uno schiavo africano del 1850 e un operaio salariato in una fabbrica di Chicago, infatti, non è poi così profonda, entrambi sono schiavi di qualcosa: allo schiavo africano veniva dato un pasto ed un alloggio, ma doveva lavorare duramente per assicurarsi questi mezzi di sussistenza e non poteva sfuggire dal controllo di chi lo aveva acquistato, ovvero dal proprio padrone. L’operaio, invece, è libero di scegliere di lavorare per quale padrone – a patto di trovare lavoro, ma è comunque legato a al salario che percepisce, senza il quale perirebbe in mezzo ad una strada e questo lo obbliga a vendersi al miglior offerente. Entrambi sono schiavi del sistema di accumulazione/produzione capitalistico, oggi come in piena rivoluzione industriale.

Adesso come allora il primo maggio si celebra la classe operaia, che con la propria lotta per conquistare migliori condizioni di vita per se stessa costruisce un presente migliore per tutti i lavoratori e gli strati della società schiacciati sotto il tallone di ferro dei padroni. Già ora, organizzandosi nei luoghi di lavoro e nei quartieri, i lavoratori affrontano le storture, come il nazionalismo ed il razzismo, sorte per dividerli e renderli più facilmente addomesticabili e con la costruzione della propria organizzazione politica, del proprio programma, del proprio potere, combatterà per liberare tutti i lavoratori dalla moderna schiavitù: il lavoro salariato.

La vita è curiosità, è voglia di viaggiare e di inventare, di condividere le esperienze, non è fatta per stare sei giorni su sette per otto o più ore chiuso in fabbrica o in ufficio, questa è ancora schiavitù, non è libertà. Quella vera gli sfruttati dovranno conquistarsela combattendo ancora.

 

Vanja