Una enorme colonna di fumo tossico sovrasta il vesuviano. L’ennesimo incidente, l’ennesima morte sul lavoro. Ancora carenza di sicurezza sul lavoro pur di fare profitto!


Ieri, 5 maggio, una forte esplosione si è verificata all’interno della fabbrica “Alder Plastic” ad Ottaviano, nel napoletano. Un lavoratore è deceduto mentre molti altri sono stati gravemente feriti e trasportati all’ospedale di Nola ed al Cardarelli di Napoli. La Alder, azienda dell’imprenditore Paolo Scudieri, è tra i principali produttori italiani di materiale plastico e gomme, impegnata soprattutto nell’esportazione sul mercato estero dei prodotti.

La fabbrica aveva riaperto, insieme a tante altre, grazie alle nuove disposizioni del governo sulla “Fase 2”.

Lo scoppio sarebbe stato causato, in base a quanto dichiarato da alcuni lavoratori, da una bombola di gas presente nei forni dello stabilimento e, siccome si tratta di materiali innanzitutto derivati dal petrolio e di tante altre sostanze chimiche cancerogene e tossiche, sul luogo dell’incendio sono accorsi anche molti specialisti per il rischio biochimico.

Una vera sciagura per un territorio già devastato dalla speculazione sui rifiuti e messo sotto assedio dall’enorme percentuale di tumori che continuativamente si presentano tra la popolazione della metropoli napoletana. Stavolta un’enorme colonna di fumo tossico invade il vesuviano, aggravando le condizioni ambientali e la salute della popolazione che abita nelle zone.

Queste le conseguenze della scellerata corsa alle riaperture delle fabbriche, pur di garantire una ripresa dei profitti per i padroni. E sappiamo quanto stiano a cuore i profitti rispetto alla salute ed alla sicurezza sul lavoro…

Se da un lato i lavoratori fino ad oggi si sono visti assediati nelle case, con la speranza di riuscire a “tirare avanti” poiché non una lira gli è giunta né dal governo (impegnato a finanziare le imprese) né dai padroni che, dopo anni di profitti alle stelle sulle nostre spalle, si sono improvvisati poveri e bisognosi di aiuto, dall’altro sempre i padroni erano tra i più bramosi circa la ripartenza della macchina produttiva e dello sfruttamento.

E cosa aspettarsi da questi criminali se non le solite manovre sottobanco pur di mettersi in tasca quanti più capitali possibili?

E questo è accaduto “solo” durante il secondo giorno della “Fase 2” dichiarata da Conte. Fase che obbliga al lavoro oltre 2 milioni di lavoratori, privati del diritto fondamentale dello sciopero e costretti a far ripartite la macchina economica della borghesia senza la possibilità di opporsi per il rischio sanitario in cui incorrono e le mancate (se non proprio assenti) norme di sicurezza.

Siamo soltanto al terzo giorno e già siamo costretti ad annoverare oltre ai decessi per Covid-19 anche le morti sul lavoro che, seguendo quasi una legge della matematica, si sono ripresentate.

Ma tutto ciò non può che essere l’inizio visto che il governo intende continuare con le aperture, dal 18 maggio, con la possibilità di poter togliere i catenacci a molte altre imprese in tutto il territorio, fino ad arrivare, a giugno, ad un’apertura totale di tutti i luoghi di lavoro e di produzione.

Un conto salato che ancora una volta viene pagato dai lavoratori che in prima linea si espongono a rischi elevati, tornati a lavorare senza sicurezza, con l’incombenza della pandemia e con la sciagurata presenza dei padroni, avidi sfruttatori in grado solo di speculare e risparmiare sulle vite di noi lavoratori.

Dobbiamo metterci in prima linea per preservare il nostro diritto alla salute ed alla sicurezza, forzando le imposizioni reazionarie del governo Conte, formando in tutti i luoghi di lavoro dei comitati di igiene e sicurezza, autonomi ed auto-organizzati, che denuncino la mancanza delle condizioni necessarie per produrre e nel caso mettano fine ad una produzione inutile, se non addirittura rischiosa per la mancanza delle condizioni minime di sicurezza. E se tutto ciò non va bene? Beh! Scioperiamo!

Questa crisi la paghino i capitalisti!
Loro hanno preteso la riapertura, loro ci fanno continuamente esporre al virus, loro vanno al ribasso sulla sicurezza, oggi più di ieri, ed è quindi loro la responsabilità criminale di questa crisi, sanitaria, economica e sociale.

Michele Sisto, Vincenzo Esposito