Mike Pappas, Tre Kwon, Jillian Primiano e Shreya Mahajan sono operatori sanitari che lavorano negli Stati Uniti, a New York e Whashington D.C., membri del gruppo militante legato a Left Voice, che hanno contribuito a creare il movimento Health Workers for Socialism (“lavoratori della sanità per il socialismo”). In questa intervista di I. Krasno, già apparsa su Révolution Permanente, espongono il loro punto di vista sulla situazione attuale negli Stati Uniti, dove il bilancio dei morti si avvicina ai 100.000.


Da diverse settimane assistiamo a presidi e giornate di lotta, anche a livello nazionale, da parte degli operatori sanitari negli USA. Al centro del malcontento ci sono le cattive condizioni di lavoro negli ospedali e la mancanza di protezione per tutto il personale. Come sono state organizzate queste azioni? Come è stato possibile passare da azioni locali a una giornata nazionale?

Mike Pappas: Anche se queste azioni possono sembrare sbucate dal nulla, le azioni che avete visto emergere nell’area di New York nelle ultime settimane sono state il naturale risultato di un lavoro organizzativo di lungo termine che era stato svolto prima della pandemia. Appena un anno fa, gli infermieri di cinque ospedali di New York sono quasi entrati in sciopero dopo una campagna per proteggere il posto di lavoro. La direzione dell’ospedale, con il sostegno della burocrazia sindacale, alla fine si è rifiutata di garantire il contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, molti degli infermieri più militanti durante la campagna del 2019 si sono dimostrati attori cruciali nell’organizzazione delle azioni durante la pandemia. Infatti, coloro che erano stati leader della campagna hanno continuato ad essere attivi nelle loro comunità per dimostrare la necessità di un settore sanitario che compia la sua missione di assistenza, e non un’industria dedicata a generare profitti per i capi e gli azionisti.

Con la pandemia di Covid-19 che si è diffusa in tutto il Paese, gli operatori sanitari hanno visto ancora una volta come la direzione degli ospedali cercava di mantenere il profitto al di sopra di ogni altra cosa, in simbiosi con il sistema economico capitalista che non era in grado di rispondere alla crisi. I lavoratori in prima linea, che stavano già mettendo a rischio la loro vita, erano ancora più esposti a causa della mancanza di dispositivi di protezione personale (maschere FFP, divise e visiere) per i quali non ci sarebbe mai dovuta essere una carenza in un paese che permette a un essere umano di avere una fortuna personale di 100 miliardi di dollari. Gli ospedali, già a corto di personale a causa delle politiche di austerità attuate negli ultimi 30 anni, si sono trovati in una situazione di estrema saturazione di fronte all’afflusso di pazienti durante l’epidemia. Ciò ha dimostrato la negligenza del sistema e la responsabilità della gestione ospedaliera. Questo è il motivo principale per cui gli operatori sanitari sono intervenuti. Come loro stessi hanno detto, “i padroni sono i migliori agitatori” (in altre parole, i padroni prendono così tante decisioni sbagliate che spingono i loro dipendenti ad agire).

Infermieri e altri operatori sanitari hanno iniziato a organizzare azioni che inizialmente hanno attirato l’attenzione sulla mancanza di dispositivi di protezione e di altre forniture mediche negli ospedali. Queste azioni hanno poi portato, in alcuni casi, a una critica più ampia del sistema sanitario orientato al profitto e del sistema economico nel suo complesso. Abbiamo creato la Covid-19 Frontline Workers’ Task Force (“gruppo operativo Covid-19 dei lavoratori in prima linea”) per agire come voce per coloro che hanno rischiato la vita per proteggere gli altri durante l’epidemia. Fin dall’inizio, il nostro obiettivo con questo gruppo era quello di riunire non solo infermieri e medici, ma di includere lavoratori essenziali come gli addetti alla ristorazione e alle pulizie, il cui lavoro è fondamentale per il buon funzionamento dell’ospedale.

Tre Kwon: Mentre il virus si diffondeva, le storie di altri lavoratori, come quelli che lavoravano nei magazzini logistici per Amazon, o nelle aziende di imballaggio della carne, hanno comunciato ad affiorare nei media e a mostrare i pericoli che affrontavano. Ciò ha aiutato gli operatori sanitari a giungere alla conclusione che era necessario stare al fianco di altri lavoratori “essenziali” la cui salute veniva sacrificata sull’altare del capitale. Il momento culminante di questa mobilitazione è stato il raduno degli operatori sanitari, dei trasporti e della logistica, che hanno manifestato insieme il 1° maggio davanti ai magazzini di Amazon a Staten Island. Lo stesso tipo di azione ha avuto luogo in tutto il paese per evidenziare il fatto che le carenze del sistema hanno portato a questa crisi.

Riteniamo che questo tipo di azione intercategoriale, come abbiamo visto il 1° maggio, sarà fondamentale non solo per combattere il virus, ma anche per sfidare il sistema economico che ha creato questa crisi. Mentre la nostra task force può essere temporanea, speriamo di continuare oltre la pandemia per riunire e mobilitare i lavoratori essenziali che si stanno lanciando nella lotta contro i padroni per un maggiore controllo sulle loro condizioni di lavoro e che vogliono far lavorare le loro organizzazioni in modo più democratico. Mentre il futuro è incerto, speriamo di contribuire a un movimento che sfidi il sistema economico capitalista che sta distruggendo il pianeta e che attualmente, durante la pandemia, sta mandando i lavoratori a morire sul posto di lavoro.

Da quel giorno la tensione non si è più attenuata nel settore sanitario. Oltre a chiedere migliori condizioni di lavoro, molti operatori sanitari sono dovuti intervenire contro dimostrazioni anti-quarantena, bloccando fisicamente i veicoli coinvolti nel movimento. Queste immagini di lavoratori che lottano per imporre le loro richieste e contro la reazione fascistizzante non sono così comuni. Pensat che sia solo l’urgenza a rendere i vostri colleghi così combattivi o ci sono altre ragioni per questo?

Mike Pappas: Come accennato in precedenza, gli operatori sanitari hanno davvero sentito il peso della dottrina del taglio dei costi per massimizzare i profitti. Ciò colloca inoltre nel contesto generale della catastrofe climatica, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Questa realtà è diventata molto palpabile per gli operatori sanitari, anche se si è cercato di tranquillizzarli lusingando il loro spirito di corpo: “state facendo un lavoro utile, il vostro lavoro basta e avanza”. Inoltre, durante la pandemia, ci è stato detto che eravamo “eroi”, ma tutto questo generoso elogio ha fatto poco per nascondere la mancanza di risposta del governo per contenere la pandemia e fornirci le attrezzature necessarie. Mentre i dirigenti di ospedali privati e di altre aziende sanitarie pensano solo al loro successo economico, quelli in prima linea guardano i loro colleghi morire per l’avidità dei loro capi. Credo che questo abbia spinto molti operatori sanitari ad agire quando normalmente non avrebbero sostenuto il movimento. Sembra che la crisi abbia messo gli operatori sanitari in una situazione di vita e di morte che altre persone vivono quotidianamente, ma che prima era sconosciuta ai loro assistenti.

Le lotte per migliori condizioni di lavoro nel contesto della pandemia non si trovano solo nel settore sanitario. Sono scoppiati scioperi nel settore della vendita al dettaglio, in particolare in Amazon. Queste lotte hanno in comune la questione della gestione della crisi sanitaria, ma sono anche legate, ci sembra, allo sfruttamento capitalistico in quanto tale. Le richieste di questi settori sono simili a quelle degli operatori sanitari?

Shreya Mahajan: Quando si rompono le separazioni che dividono i diversi settori e ci si impegna a rompere lo spirito corporativo che rende i lavoratori estranei gli uni agli altri, si trova una lotta comune e un’esperienza comune di sfruttamento. Ci viene applicato lo status di lavoratore essenziale e allo stesso tempo siamo i più precari. La realtà della pandemia passa attraverso l’esperienza dei lavoratori nei settori della salute, della logistica, della vendita al dettaglio, dei trasporti e del commercio. La crisi del Covid-19 ha messo a nudo lo sfruttamento capitalistico. La palese negligenza sui dispositivi di protezione personale e di altre misure di sicurezza dissipa ogni illusione di collaborazione o di riconciliazione con la classe capitalista. I lavoratori Amazon e gli operatori sanitari condividono le stesse esigenze immediate che rendono possibile la solidarietà di classe. Gli scioperi con picchatto e le interruzioni del lavoro hanno aumentato il livello di combattività nel mondo del lavoro nel suo complesso.

Le prime tensioni sono sorte in Amazon, quando la direzione si è categoricamente rifiutata di far sottoporre a tampone i lavoratori che probabilmente erano stati esposti al virus, permettendo loro di evitare l’interruzione della produzione, nonostante il rischio di infezione su larga scala. Gli ospedali, analogamente non hanno comunicato che i dipendenti erano malati e i protocolli di follow-up per questi dipendenti non sono mai stati messi in atto in questi luoghi di lavoro con un alto potenziale di trasmissione del virus. Il lavoro negli ospedali e nei magazzini richiede che i dipendenti siano in contatto con un gran numero di persone. Si tratta di condizioni di lavoro pericolose, che non sono diminuite dai miseri premi di pericolo sul lavoro. In questa situazione, i lavoratori essenziali si trovano di fronte a scelte impossibili: la loro salute e quella delle loro famiglie, o la sicurezza economica. In parole povere, si sta rischiando la vita per i dollari del capo. Questo disgusto condiviso diventa una rabbia condivisa che si scatena contro il sistema nel momento in cui si rivela il suo carattere più orribile.

I parallelismi tra questi lavoratori in questi diversi settori non sono solo una lotta per i dispositivi di protezione. Le condizioni di lavoro negli ospedali per gli operatori sanitari sono simili a quelle dei magazzini e delle fabbriche di Amazon. Pause mancate, turni lunghi, brutali turni di notte, alti tassi di incidenti, carenza di personale: sono la norma in entrambi i settori. Questo accadeva già prima della pandemia.

La carenza cronica di personale, unita all’aumento della domanda di efficienza, è una pratica comune in questi settori privatizzati: far lavorare di più un minor numero di dipendenti e aumentare la produzione. In una crisi economica, la pratica del “lean running” (“procedere leggeri”) è ancora più acuta in quanto molti lavoratori vengono licenziati e messi in ferie forzate. Chi rimane sul posto di lavoro è costretto a lavorare in condizioni ancora più pericolose e ad un ritmo accelerato.

Si ritiene che la nostra sicurezza e la nostra stessa vita di lavoratori, sia nel settore sanitario che in Amazon, possano essere sacrificate, mentre il profitto viene preservato con la massima cura e lo sfruttamento che lo rende possibile deve essere mantenuto inalterato. Ma c’è anche una crescente consapevolezza in una società che dipende e si rivolge ai lavoratori essenziali per la sua sopravvivenza.

È stato molto incoraggiante vedere, qualche settimana fa, per il Primo maggio, i lavoratori di diversi settori venire al deposito di Staten Island per esprimere la loro solidarietà con i lavoratori di Amazon. Come è stata organizzata questa azione? Quali sono i prossimi passi per riunire i diversi settori?

Jillian Primiano: Finora, gli operatori sanitari di New York City e i membri di Left Voice hanno partecipato ad azioni presso il deposito di Staten Island di Amazon, di fronte al quartier generale della polizia di New York a Manhattan, a Wall Street e fuori dal centro di detenzione ICE a Elizabeth, New Jersey, oltre a dimostrazioni per i dispositivi di protezione personale negli ospedali. Ci stiamo organizzando con altri operatori sanitari che partecipano a questi eventi attraverso WhatsApp. Alcuni gruppi sono nuovi e altri esistevano prima della pandemia L’azione di Amazon è stata organizzata intorno a Chris Smalls, che è stato il primo a condurre un’azione in cui i lavoratori interrompevano il lavoro a Staten Island ed è stato licenziato per questo motivo. Chris Smalls ha promosso l’azione su Twitter ed è stato promosso anche dal Transit Workers Union. Pochi dipendenti hanno seguito l’azione e hanno effettivamente lasciato il lavoro, ma c’era un gran numero di operatori sanitari presenti e c’era molta copertura mediatica. Hanno fatto il viaggio anche John Ferretti, un militante socialista di riliebo della TWU, alcuni camionisti e un dipendente di Google. Un vicepresidente di Amazon si è dimesso “in solidarietà” la settimana successiva e Chris Smalls ha rilasciato interviste a 60 Minutes e ad altri media. Anche i piccoli hanno partecipato a due azioni dei sindacati degli infermieri, tra cui una di fronte a Wall Street, dimostrando ancora una volta la solidarietà dei lavoratori.

L’azione di fronte alla polizia di New York è stata organizzata da un gruppo chiamato Until Freedom, che sembra essere emerso dal movimento Black Lives Matter. Questo tipo di proteste di solito devono affrontare la violenza poliziesca, quindi riteniamo che sia strategico e importante che ci sia una forte presenza di operatori sanitari. A un certo punto ci siamo messi tra la polizia e i manifestanti, come una sorta di “scudo umano”. È più difficile per un agente di polizia arrestare un “eroe della salute” che un manifestante razzista che protesta contro la violenza della polizia.

L’azione presso il centro di detenzione per immigrati è stata una veglia di 24 ore, uno dei tanti raduni organizzati da Doctors for Camp Closure (“Medici per la Chiusura dei Campi”). Altri membri di Left Voice hanno partecipato, e insieme ad altro personale medico abbiamo tenuto un “die-in” [tipo di manifestazione in cui i partecipanti si stendono per terra e simulano d’essere morti, ndt].

Il prossimo passo sarà quello di ampliare ulteriormente le nostre reti e di organizzarci con gli operatori sanitari protagonisti di questa svolta a sinistra. Al momento, partecipare alle azioni è un buon modo per incontrare le persone, perché vengono solo i più motivati. Molti di coloro che partecipano a queste azioni sono interessati alla solidarietà tra i movimenti. Useremo la fiducia e la simpatia del pubblico per gli operatori sanitari per mettere in evidenza altri lavoratori e movimenti. Continueremo a rimanere in contatto con queste persone per sviluppare relazioni e costruire la solidarietà tra i lavoratori.

Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno vissuto un risveglio delle lotte con una combattività che spesso ha messo in discussione la gerarchia sindacale. È questo il caso dei movimenti di questa primavera? Qual è il coinvolgimento dei membri del sindacato in questi movimenti? Che ruolo svolge la burocrazia sindacale?

Tre Kwon: La nostra esperienza con i sindacati degli infermieri di New York City è stata quella di sostenere in alcuni casi le azioni che i dipendenti organizzano nei loro ospedali, ma al momento non sono in grado di coordinare tali azioni e di mettere in atto qualcosa di più ampio. Inoltre, negli ospedali dove la direzione del sindacato blocca qualsiasi forma di mobilitazione, come al Mount Sinai Hospital dove lavoro, non sono intervenuti per permettere ai membri del personale di protestare contro le deplorevoli condizioni di lavoro. Così, nella migliore delle ipotesi, cercano di seguire le iniziative dei dipendenti; ma in ogni caso, evitano davvero di svolgere un ruolo di coordinamento e di unificazione in queste lotte che, per questo motivo, rimangono isolate da un ospedale all’altro.

Dentro Amazon non c’è nessun sindacato. Le azioni sono poi organizzate o da piccoli gruppi di lavoratori o da reti clandestine di dipendenti di Amazon che cercano di sindacalizzarsi.

Inoltre, a livello nazionale, abbiamo visto i capi sindacali nazionali, come i segretari nazionali dei principali centri sindacali come CWA, AFT, SEIU e i Teamsters, lodare le aziende per aver garantito condizioni di sicurezza ai loro dipendenti. Questa è una vergogna e un ottimo esempio del perché i sindacati sono oggi così deboli e disorganizzati negli Stati Uniti. Nei primi giorni della pandemia, abbiamo visto gli operai della General Motors e di altre fabbriche di automobili lasciare i loro posti di lavoro con scioperi a gatto selvaggio, costringendo le fabbriche a chiudere. Gli insegnanti di New York hanno iniziato a prendere un congedo per malattia in risposta all’inazione del governo e della dirigenza dell’UFTU, costringendo il sindaco di New York Bill de Blasio a sospendere le lezioni. Altri più piccoli scioperi selvaggi hanno avuto luogo in altri settori, ma per la maggior parte passano inosservati. Credo sia probabile che alla riapertura dell’economia ci saranno più scioperi a gatto selvaggio e ribellioni contro le direzioni sindacali.

In Francia, i nostri compagni sono riusciti a discutere con i colleghi di questioni che sembrano lontane dalle normali preoccupazioni, come il controllo dei lavoratori sulle condizioni di lavoro o sulla produzione. Qual è la situazione nei vostri circoli? È possibile affermare di essere socialisti sul posto di lavoro?

Jillian Primiano: Il risentimento verso i capi è grande, e ho trovato facile trasformare una discussione sulla crisi sanitaria, per esempio, in una discussione sul capitalismo. È stato facile passare da una discussione sui dispositivi di protezione individuale a una discussione sui diritti dei lavoratori in vari settori o addirittura sul controllo dei lavoratori in alcune grandi industrie. Credo che l’entità del coronavirus abbia generato la retorica socialista più spontanea che abbia mai sentito sul mio posto di lavoro. La consapevolezza delle condizioni della classe operaia non è mai stata così grande. Quindi è più facile pretendere di essere socialista, ma la gente non sempre sa cosa significa. Da un lato, l’ascesa di Bernie Sanders e la sua campagna hanno reso popolare il termine, ma allo stesso tempo, ciò che egli propone sono politiche di New Deal, o una versione annacquata della socialdemocrazia. Ecco perché è importante chiarire di cosa stiamo parlando quando diciamo di essere socialisti. Stiamo parlando di riappropriazione da parte dei lavoratori di fabbriche, aziende e reti di distribuzione o di un’economia pianificata con l’obiettivo di soddisfare le esigenze della società e non di aumentare i profitti di pochi miliardari.

E Left Voice? Le campagne che ha lanciato hanno contribuito ad ampliare i suoi lettori?

Mike Pappas: Abbiamo battuto il nostro record in aprile con 250.000 visite al nostro sito. I nostri lettori sono aumentati notevolmente in un anno, passando da circa 30-40.000 visite all’inizio del 2019 a oltre 250.000 oggi. Left Voice è stata anche riconosciuta come una pubblicazione militante che è in prima linea nelle lotte. Alcuni di noi hanno partecipato a interviste su canali come CBS, BBC, MSNBC e molti altri, diffondendo il messaggio dell’auto-organizzazione dei lavoratori e di una visione anticapitalista di fronte alla crisi attuale. Questo ha beneficiato indirettamente la nostra pubblicazione e ha contribuito a reclutare diversi nuovi collaboratori e attivisti politici interessati a lavorare con Left Voice.