In queste ultime settimane le terapie intensive si sono alleggerite dal grave sovraccarico dei mesi passati e molti reparti adibiti esclusivamente per i malati covid-19 sono stati chiusi. I governi passati hanno sempre più sovvenzionato le cliniche private, a discapito della sanità pubblica. Questi continui tagli al settore sanitario sono stati il motivo principale per cui si è avuto in Italia un così alto tasso di mortalità dovuto al coronavirus.

Adesso che il contagio sembra essersi attenuato, il governo italiano ha deciso di dare la libertà a milioni di persone di poter uscire principalmente per rimettere in moto l’economia italiana (almeno per quei settori che hanno chiuso per davvero) e per scongiurare che la rabbia sociale in continua crescita prendesse sfoghi poco controllabili. La vita quotidiana sembra tornare lentamente alla normalità rispetto al periodo affrontato dal mese di marzo fino a oggi. Le piazze hanno cominciato a ripopolarsi insieme ai luoghi della cosiddetta “movida”, i negozi di ogni genere hanno riaperto, sembra un nuovo inizio, una nuova ripartenza.

Eppure il virus ancora è presente, il vaccino non è ancora stato trovato e il PIL italiano affronterà una flessione pesante e che avrà conseguenze non ancora prevedibili, insomma la fine di questa catastrofe sanitaria, economica e sociale sembra essere ben lontana nei fatti. I giornali e i programmi televisivi danno continue notizie di piccole aziende che non riapriranno, la piccola imprenditoria si lamenta della scarsità degli aiuti messi a disposizione dal governo per garantirgli una riapertura.

Gli operai dei settori che non hanno lavorato dal mese di marzo fino a oggi stanno ancora, nella maggior parte dei casi, aspettando la cassa integrazione, in molti già ad oggi sono stati licenziati, insomma la situazione non è delle più rosee. In assenza della domanda di determinati beni e servizi, come si è visto ad esempio per i prezzi a ribasso del petrolio e i margini di profitto ridotti, per l’economia mondiale continuerà ad essere un periodo denso di nuovi sconvolgimenti.

La classe operaia che rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione come reagirà a questo futuro così incerto? Oggettivamente, la colpa delle diseguaglianze sociali e della distruzione degli habitat naturali è causata dalla classe dominante, dai capitalisti, che hanno messo come è nella natura del sistema al primo posto il proprio profitto fregandosene del disastro che si lasciavano  alle spalle. In questo scenario catastrofico, come niente fosse, le merci che vengono prodotte e che hanno il solo e unico scopo di essere poi rivendute sul mercato continuano a circolare ovviamente con gli standard produttivi pre-pandemia.

Alla classe borghese non interessa se milioni di poveri vengono sfruttati nelle proprie aziende, perché il proprio profitto proviene da quest’ultimi. Non c’è stato un reale ragionamento progressista neanche per quel che riguarda la distruzione di habitat naturali per fare spazio a piantagioni di cereali per gli allevamenti intensivi, o solo per il profitto dato dal legname, e che questo fatto possa essere la causa del salto di specie del virus, creando appunto le condizioni per infettare l’essere umano. I partiti politici alla guida di tutti i paesi hanno d’altronde dimostrato una volta di più il loro ruolo di difensori dell’ordine costituito, provando ad occultare quelle che sono evidenti e generalizzate responsabilità per la crisi organica attuale.

Se è vero, infatti, che ogni singola decisione presa da ciascuno di noi è un atto di responsabilità verso questo pianeta, la realtà è che il riscaldamento globale, le così tante falde acquifere inquinate, la deforestazione, le continue epidemie in varie parti del mondo, che cause principali hanno? Chi ha devastato il pianeta è la classe capitalista, la classe dei padroni sempre alla ricerca di nuovi profitti.

Analizzando lo scenario con occhio “neutrale” le soluzioni sarebbero immediatamente sotto gli occhi di tutti, ma non vengono prese in considerazione dai padroni del mondo, perché questo sistema di produzione fondato sul continuo sfruttamento dei lavoratori, da loro la possibilità di continuare ad occupare un ruolo egemone e privilegiato a livello sociale. La condizione di milioni di lavoratori che stanno al servizio di questi sfruttatori è sempre più trascurata e minimizzata, spacciata come naturale dai partiti politici dai vari governi che legittimano tale barbarie.

Soltanto la classe operaia di ciascun paese può dire basta ad un sistema economico e sociale così malato e votato all’autodistruzione. Il pianeta terra è di tutti e in quanto tale deve essere gestito dalla classe operaia, che sa bene quali sono i propri bisogni, e che deve essere libera dall’oppressione capitalista.

 

Vanja