Gli agenti di polizia che hanno ucciso George Floyd sono stati licenziati, ma questo non basta: devono finire in carcere. Pubblichiamo un articolo del nostro giornale gemello americano Left Voice che spiega perché ciò non basta, perché dobbiamo organizzarci per rovesciare il sistema razzista che li legittima.


I poliziotti del Dipartimento di Polizia di Minneapolis hanno ucciso George Floyd, un buttafuori quarantenne nero, lunedì scorso, mentre una folla di astanti gridava loro di fermarsi. Un’inquietante prova video, diventata virale martedì, documenta come gli agenti abbiano schiacciato il collo di Floyd per 10 minuti provocandogli il soffocamento, il tutto mentre scherzavano e prendevano in giro la folla riunita. L’indignazione dell’opinione pubblica è stata immediata ed esplosiva. La polizia di Minneapolis ha risposto licenziando tutti e quattro gli agenti martedì pomeriggio. Questa decisione non è stata sufficiente però a fermare le migliaia di persone che sono scese in strada per protestare contro la violenza e il razzismo di Stato.

Il licenziamento immediato degli agenti assassini è stata una mossa difensiva del dipartimento di polizia. È stato un tentativo di placare le masse furiose – un tentativo che alla fine è fallito quando la gente è comunque scesa in strada per chiedere giustizia per George Floyd. Questi licenziamenti non sono neanche lontanamente sufficienti. Rilanciamo l’appello della sorella di Floyd: imprigionare i poliziotti assassini!

Il fatto che il peggio che possa accadere a questi assassini – che sono stati ripresi mentre uccidevano un uomo mentre la folla li supplicava di smettere – è una perdita del posto di lavoro, è un chiaro sintomo della depravazione del sistema attuale.

Da George Floyd a Breonna Taylor, passando per Sean Reed, Ahmaund Arbery, Michael Brown, e Trayvon Martin, abbiamo visto più e più volte che le persone di colore, in particolare quelle afroamericane, sono sottoposte costantemente ad atti di orribile violenza, mentre i colpevoli non sono mai ritenuti responsabili.

Ci sono troppi esempi che testimoniano l’impunità di cui godono poliziotti assassini e vigilantes. George Zimmerman ha inseguito Trayvon Martin, lo ha ucciso, è sfuggito alla condanna e poi ha messo all’asta la pistola che ha usato per ucciderlo. Darren Wilson, l’uomo che ha ucciso Michael Brown a Ferguson, non ha scontato la pena, e il New Yorker gli ha addirittura dedicato un ritratto incredibilmente empatico. Ci sono poi gli agenti di polizia che hanno ucciso Tamir Rice, un bambino, e non sono mai stati denunciati. C’è l’agente che ha ucciso Philindo Castille – ripreso in un video – ed è stato comunque dichiarato non colpevole. Ci sono gli agenti che hanno ucciso Breonna Taylor mentre dormiva nel suo letto e poi hanno arrestato il suo compagno, Kenneth Walker, per essersi difeso. Abbiamo visto più volte che il cosiddetto sistema penale non offre giustizia alle vittime di violenza razzista.

È osceno pensare che milioni di persone abbiano scontato, o stiano scontando, pene detentive per reati legati alla droga mentre questi poliziotti sono ancora liberi. Ci sono persone di colore in prigione per accuse di detenzione e spaccio di droga in stati in cui queste droghe sono state legalizzate. Gli afroamericani vengono arrestati e incarcerati per “resistenza a pubblico ufficiale” e “disturbo della quiete pubblica”, mentre i poliziotti possono uccidere un uomo, essere ripresi in video, ed essere semplicemente licenziati. Il sistema carcerario e di giustizia penale degli Stati Uniti ha sistematicamente imprigionato persone di colore per decenni, mentre lasciava liberi i vigilantes bianchi e gli agenti che si sono macchiati di omicidio. Il sistema è una farsa, e perpetra l’oppressione delle persone di colore a livello nazionale.

Nei rari casi in cui si agisce, come nel caso di Minneapolis, le misure prese comportano il licenziamento degli specifici agenti coinvolti o, come sta accadendo a Louisville, un’indagine interna per accertare l’accaduto. Entrambe queste tattiche hanno lo scopo di distrarre le masse arrabbiate e far perdere loro l’interesse per il caso. La polizia di Minneapolis spera che, licenziando i quattro agenti che hanno ucciso Floyd, l’opinione pubblica si dimentichi di quanto successo. Alcune, come la deputata democratica Illhan Omar, chiedono un’indagine sull’incidente da parte del Dipartimento di Giustizia. Ma il Dipartimento di Giustizia ha dimostrato in innumerevoli occasioni di essere un altro braccio del sistema di ingiustizia che discrimina le persone di colore . Non ci possiamo aspettare che indaghi su se stesso.

Affinché questi poliziotti assassini scontino la pena che meritano per i loro crimini, avremo bisogno di mobilitazioni di massa sia a Minneapolis che a livello nazionale per chiedere il loro arresto. Sembrerebbe una richiesta modesta, ma fare in modo che venga incarcerato per omicidio un poliziotto colpevole sarebbe un risultato senza precedenti.

La vera soluzione alla violenza poliziesca non comporta solamente lo sradicamento di qualche “mela marcia”, o la reclusione di qualche poliziotto. I problemi sono sistematici e legati a carattere intrinsecamente razzista del capitalismo. In questo senso, per abolire la violenza della polizia è necessario abolire la polizia, così come il sistema da cui essa dipende.

Le migliaia di persone che hanno corso il rischio di subire la repressione poliziesca e l’infezione da Covid-19 per radunarsi nelle strade di Minneapolis martedì sera dovrebbero essere un esempio per tutti noi. Dobbiamo stare uniti e mobilitarci per chiedere giustizia per Floyd e per tutte le altre vittime della violenza razzista.

Ezra Brain

Traduzione da Leftvoice