Con l’arrivo del Coronavirus nel 2020 è tornato sulle prime pagine di ogni giornale il tema della sicurezza sul lavoro ma, a prescindere da questa circostanza eccezionale, le morti, gli infortuni e gli incidenti sul lavoro ci sono sempre stati e nel 2019 sono aumentati in percentuale rispetto agli anni precedenti. Di chi è la responsabilità di questa situazione drammatica?


Controllando gli open data dell’istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail) che ci illustra un elenco dettagliato. L’elenco Indica gli incidenti avvenuti in vari periodi dell’anno, tra cui la perdita degli arti superiori o inferiori, danneggiamenti delle articolazioni con conseguenti deficit nella mobilità, danni permanenti all’apparato respiratorio, cardiaco e molti altri infortuni, che nei peggiori dei casi possono portare al decesso dell’operaio.

Le aziende organizzano per obbligo di legge (almeno questo accade in Italia), appositi corsi di formazione dove si spiegano le norme sulla sicurezza ai lavoratori in maniera da limitare casi di infortunio. Purtroppo gli incidenti accadono anche in quelle aziende che organizzano questi corsi. Allora la colpa di eventuali incidenti sul lavoro a chi va imputata? Perché continuano ad accadere anche per queste fasce di lavoratori formati casi di incidenti a volte fatali?

Si potrebbe pensare che i lavoratori abbiano la propria responsabilità nel mettere in pratica ciò che gli è stato spiegato ai corsi per la prevenzione di incidenti sul lavoro, accade però che le nozioni sulla sicurezza siano state spiegate molto approfonditamente ai lavoratori ma nella pratica lavorativa spesso manchino gli strumenti, i mezzi, per mettere in relazione la teoria spiegata nei corsi.

Le cause degli incidenti sui luoghi di lavoro sono tra le più svariate: derivano in primis dalla mancanza dei mezzi di protezione, come ad esempio quello che spesso accade nelle industrie. Le macchine industriali che tranciano materiali ferrosi o pelli, possono venire manomesse dai padroni per aumentare la produzione. Il padrone o chi ne esegue gli ordini (capi reparto responsabili nella fabbrica), eludono la fotocellula che individua la mano del lavoratore, così che la macchina non si fermi mai, quindi la tranciatrice si abbassa e si alza senza mai fermarsi, dando solo il tempo a l’operaio di cambiare il pezzo tranciato e posizionarne un altro da tranciare, così per tutto il turno lavorativo. Ci chiediamo perché mai il padrone esercita questa azione così pericolosa ai danni del lavoratore? La risposta è: meno sicurezza, più profitti. Il lavoratore dovrà calcolare il tempo con il quale dovrà cambiare un pezzo dietro l’altro senza farsi tranciare la mano, mantenendo un ritmo costante e il rischio di tagliarsi è molto alto. La sicurezza in questo caso viene elusa, e chi ci rimette è l’operaio o l’operaia, che per vivere accetta tale tortura. Gli incidenti come in questo caso accadono per il non rispetto delle basilari norme di sicurezza.

Poi c’è lo stress di una vita sempre più ripetitiva, la pressione dei preposti o dei padroni per aumentare la produzione. Esse vanno a sovraccaricare gli operai giorno dopo giorno portandoli allo sfinimento dal troppo lavoro. La pressione per aumentare la produzioni è uno dei problemi centrali per quanto riguardano gli infortuni ad esso correlati. La velocità nell’esecuzione porta alla noncuranza verso le regole sulla sicurezza e conseguentemente a pericoli evitabili.

Le cause di infortuni o di morti sul lavoro, sempre secondo dati Inail, accadono altrettanto spesso per incidenti stradali. Chi effettua lavori alla guida di camion o taxi spesso trova la morte o crea incidenti. I drivers della logistica, ad esempio, è risaputo che facciano una vita frenetica con carichi di lavoro spesso sproporzionati e orari anche molto prolungati. Questo li porta a ritmi eccessivi per effettuare le consegne in tempo, quindi a non rispettare i limiti di velocità aumentando il rischio di procurare un danno a sé stessi e a gli altri. Le morti sul lavoro si hanno anche per incidenti in itinere, cioè mentre si va o si ritorna da lavoro, cioè quando andiamo a farci sfruttare per un salario da fame.

La vita quotidiana è una continua lotta che ogni operaio combatte contro questo sistema assetato di profitto, che mette in secondo piano la salute del lavoratore esponendolo a situazioni di pericolo. La salute è il diritto primario di ogni uomo e di ogni donna, opporsi e lottare a tali trattamenti, la difesa della propria integrità sia fisica che mentale si fa lottando contro i padroni e il loro sistema, organizzandosi per contrapporre alla pratica di aumentare i ritmi e velocizzare il lavoro, il diritto di ogni lavoratore di lavorare in sicurezza, con turni e ritmi che salvaguardino loro e la loro salute piuttosto che il profitto dei capitalisti.

 

Vanja