Dana Lauriola, abitante della Val Susa e attivista di lungo corso del movimento No Tav, è stata condannata a due anni di carcere nel quadro del maxiprocesso relativo all’azione “Oggi paga Monti” del 2012. L’ennesimo episodio di attacco giuridico dello Stato e dei capitalisti interessati a che l’inutile e dannosa tratta TAV Torino-Lione si faccia. Dana libera!


È giunta ieri la notizia per cui Dana Lauriola, abitante di Bussolena in Val Susa e militante No Tav, è stata condannata a due anni di carcere: a differenza di tanti miracolati padroni e funzionari del capitale, Dana dovrà effettivamente scontare la pena carceraria, pur non avendo fatto del male a nessuno, poiché tutte le misure alternative proposte dalla difesa sono state rigettate. Una delle motivazioni della sentenza è che Dana non si sarebbe allontanata né dal movimento no tav né dal territorio continuando a vivere in valle a Bussoleno: la magistratura di fatto pretendeva un’abiura con tanto di esilio come ai tempi di Galileo Galilei.

Uno dei motivi per cui vado in carcere, scritto nero su bianco, è che non mi sono dissociata dalla lotta Notav. Vi chiedo di continuare la lotta con tutta la forza e il coraggio che avete

ha dichiarato Dana a seguito della sentenza.

La condanna fa parte del maxiprocesso per l’azione “Oggi paga Monti” del 3 marzo 2012, quando i No Tav occuparono pacificamente i caselli della Torino-Bardonecchia, una delle autostrade più care d’Italia, permettendo – in realtà per poche decine di minuti – il transito senza il pagamento del pedaggio. A fronte del ruolo parassitario di lungo corso dei Benetton che da una parte devastano l’Amazzonia e dall’altra estorcono miliardi con la gestione della rete autostradale italiana, la magistratura, buona alleata della polizia che da decenni reprime violentemente il movimento, ha deciso di perseguire in modo esemplare decine e decine di compagni e compagne a partire da questo episodio. In particolare, la colpa di Dana sarebbe quella di aver parlato al megafono spiegando agli automobilisti di passaggio le ragioni dell’iniziativa. Automobilisti che, a differenza delle fantasiose ricostruzioni, non hanno avuto nessun panico dovuto alla pericolosa masnada dei No Tav.

I dettagli della vicenda sono stati esposti dal movimento stamattina alle 11 in una conferenza stampa a Bussoleno, in piazza Cavour.

La repressione regolare, metodica, cocciuta dei movimenti e delle frange di attivisti che con metodi conflittuali contestano le politiche dei capitalisti e dello Stato che li serve, non è un fenomeno che possiamo fronteggiare ognuno per sé: proprio perché è un fenomeno generale, ma anche perché trova, come la crisi pandemica e l’attacco a tutto campo della Confindustria di Bonomi, il campo degli oppressi e degli sfruttati fortemente indebolito, frammentato, ancora lontano dalla possibilità di rispondere con una lotta radicale e di massa, arginando quello che è ancora uno strapotere delle grandi burocrazie sindacali, per quanto esse stesse vivano una crisi e un calo di influenza sociale da anni.

A partire dal corteo nazionale indetto dal SI Cobas a Modena contro la repressione per il maxiprocesso del settore alimentare, che si terrà il prossimo 3 ottobre, iniziative di solidarietà attiva e di pubblicizzazione dell’infamia del processo ai No Tav devono attraversare tutti i movimenti e le giornate di lotta che animeranno la società italiana nelle prossime settimane: non lasciamo nessuno di noi indietro nel confronto con la repressione, non chiudiamoci nei singoli e settori e vertenze dove agiamo in prima persona.

Per un fronte unico di lotta: respingiamo la repressione che colpisce gli attivisti della classe operaia e dei movimenti!

Dana libera!

Giacomo Turci