Riportiamo una versione estesa degli interventi di Alessandra Ciattini e Giacomo Turci nell’ultima trasmissione “Oltre confine” di Radio Quarantena, a proposito della situazione attuale dell’Argentina. Pubblicheremo a breve ancora sull’occupazione abitativa di Guernica, sgomberata giovedì con un dispositivo di forze armate enorme.


Il FMI ammette che l’Argentina, paese del Sud America con circa 47 milioni di abitanti, si trova in una situazione socio-economica gravissima resa più acuta da una crisi sanitaria senza precedenti. Da tre anni il paese sta attraversando una profonda recessione che ha innescato un notevole aumento dei livelli di povertà e di disoccupazione.

In questi giorni il peso argentino è arrivato al suo minimo storico: in media per comprare un dollaro ci vogliono 178 pesos. A settembre l’Argentina ha registrato lo un deficit fiscale primario di 167.182 miliardi di pesos (ossia 2,194 miliardi di dollari); un aumento notevole se si tiene conto che nello stesso mese del 2019 il deficit era invece di 25,368 miliardi di pesos corrispondenti a 326 milioni di dollari.

In ottobre esponenti del FMI, non bene accolti, hanno visitato il paese ed hanno incontrato le autorità argentine in riunioni definite costruttive con i rappresentanti del Congresso, del settore privato, con i sindacati e con la cosiddetta società civile, evidentemente per ottenere un consenso di facciata alle misure richieste in cambio di nuovi debiti; dopo questi incontri hanno dichiarato che torneranno in novembre per discutere di un nuovo programma proposto dall’organismo internazionale.

Nel frattempo, nelle settimane passate, il governo argentino ha concluso un processo di ristrutturazione del debito di 100 miliardi di dollari con i creditori privati e si appresta a rinegoziare un accordo stipulato dal ex presidente Mauricio Macri con il FMI nel 2018, con il quale ottenne 44 miliardi di dollari, in gran parte usati per la sua campagna elettorale.

Il pagamento degli interessi per il debito pubblico è giunto a 44,839 miliardi di pesos (5,77 miliardi di dollari), per cui attualmente il deficit pubblico ascende a 212 miliardi di pesos corrispondenti a 2,783 miliardi di dollari.

Per far fronte alla pandemia, che ha colpito gli strati più bassi della popolazione, i lavoratori informali, gli abitanti dei malsani quartieri popolari, il governo ha speso 612,809 miliardi di pesos, equivalenti a 7,800 miliardi di dollari, ossia ha aumentato i suoi esborsi del 71,6 %.

L’aumento dei prezzi ha raggiunto negli ultimi 12 mesi il 36,6 %, mentre si prevede che quest’anno il PIL subirà una contrazione del 9,9%, simile a quella italiana. La povertà aumenterà dal 35,6% al 40,2%, l’indigenza dal 7,7% al 10,8%, e le disuguaglianze si incrementeranno dal 23% al 32,5%.

Come in Italia, i settori che hanno subito più danni sono quelli legati al turismo (alberghi e ristoranti), i servizi sociali, l’edilizia, l’industria manifatturiera, il trasporto, le comunicazioni e il commercio. Questa contrazione avrà ripercussioni drammatiche sul mercato del lavoro, che perderà nel 2020 quasi un milione di addetti, almeno così si ricava dalle previsioni fatte dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro.

L’Argentina dispone di importanti risorse quali per esempio il gas e il petrolio, nelle mani di una società di Stato ma anche di società straniere (Exxon, Shell), ha inoltre un’industria agroalimentare sviluppata, basata sull’allevamento di bovini e ovini, sulla lavorazione ed esportazione della carne, sulla coltivazione di soia, mais, frumento. Questo settore industriale è controllato dalla Sociedad Rural Argentina, che raggruppa i latifondisti e i conservatori, appropriatori delle terre dei combattivi Mapuche e strettamente legati alla famiglia Benetton, proprietaria di circa 900. 000 acri in Patagonia e nota per la sua partecipazione alla repressione delle rivendicazioni dei popoli originari.

Per quanto riguarda la povertà infantile, Luisa Brumana, rappresentante dell’UNICEF, ha sottolineato che nel secondo trimestre del 2019 il 53% dei bambini e delle bambine erano poveri e che alla fine del 2020 diventeranno il 58,6%.

Il reddito familiare di emergenza, stabilito dal governo per far fronte alla pandemia, equivale a soli 70 dollari al mese, con i quali si dovrebbe far fronte alle esigenze di una famiglia monoreddito, quando invece per sopravvivere sarebbero necessari almeno 30.000 pesos, ossia circa 300 dollari. Dunque lo Stato, guidato dal “progressista Alberto Fernández, elargisce solo una miseria a chi sta letteralmente morendo di fame.

Per comprendere quali sono oggi le condizioni precarie di vita della popolazione argentina menzioniamo il caso di rilevanza nazionale di un gruppo di famiglie sfrattate che hanno trovato riparo in terre abbandonate. Si tratta di oltre 2.500 famiglie, abbandonate a loro stesse nella grave crisi pandemica, che stanno occupando terreni a Guernica, nella provincia di Buenos Aires, da cui si tenta di espellerli dal luglio passato. Molte di queste famiglie sono rimaste senza casa e senza risorse per via dell’impoverimento e della disoccupazione di massa. La pandemia del coronavirus non ha fatto che aggravare queste condizioni, aumentando il numero di persone che non possono più permettersi di pagare l’affitto.

Molte donne dell’accampamento di Guernica sono madri single, e tante fra loro si sono recate lì per sfuggire alla violenza domestica aggravata dalle brutali condizioni di povertà.

Il terreno occupato a Guernica, che ora lo Stato considera urgente sgomberare, è rimasto vuoto e inutilizzato per almeno 50 anni. Mentre continuano a sorgere i borghi-fortezza per i ricchi, nei quartieri alti, le famiglie con meno risorse si trovano sempre più ad affrontare il sovraffollamento, la scarsità di alloggi, la precarietà e la mancanza di servizi come l’acqua potabile, le fognature, l’elettricità e il gas.

In cambio dell’evacuazione dalle terre occupate il governo ha fatto una vaga promessa di un appezzamento di terra altrove e qualche generico aiuto per costruire un’abitazione in futuro. Chi non accetta sarà violentemente sfrattato dalla polizia di Buenos Aires, ma ciò non spaventa gli occupanti che sono pronti a lottare e a mettere i loro corpi in prima linea per difendere diritto all’alloggio.

Queste famiglie sono state sostenute nella loro lotta da varie organizzazioni per i diritti umani, realtà locali e gruppi di sinistra. Esse sono composte di persone che provengono da mobilitazioni recenti sia nella provincia che nella città di Buenos Aires, dove hanno lottato duramente per respingere le minacce di sfratto, rivendicando il diritto fondamentale alla casa. La lotta, che stanno portando avanti e che ha ricevuto grande solidarietà dalla sinistra antigovernativa, accompagnata dall’enorme mobilitazione delle organizzazioni studentesche e per i diritti umani, dei sindacati combattivi, ha costretto il governo provinciale di Buenos Aires a rinviare due ordini di sfratto. Ma ovviamente la lotta non finisce qui.

Vari gruppi di insegnanti, operatori sanitari e operai, tra gli altri, stanno portando avanti una grande campagna con diverse iniziative e attività per promuovere la più ampia solidarietà verso gli occupanti di Guernica, con donazioni e mobilitazioni sul territorio, in una lotta di tutta la classe operaia, che sta sopportando il peso delle conseguenze della pesante crisi economica. I deputati del PTS Nicolás del Caño e Claudio Dellecarbonara sono stati tra i più accesi difensori di queste famiglie, denunciando le minacce del governo e incoraggiandole a resistere.

Dall’altro lato, nelle ultime settimane il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, esponente della coalizione peronista del Frente de Todos, e Sergio Berni, ministro della sicurezza della provincia di Buenos Aires, hanno criminalizzato i senzatetto e minacciato di intervenire con la forza.

Berni è assai noto per la sua una lunga storia fatta di repressione dei lavoratori. Negli anni Ottanta faceva parte di un gruppo di militari in servizio attivo chiamato los Carapintadas, i quali hanno chiesto che fosse riconosciuta l’impunità ai responsabili del genocidio avvenuto negli anni della dittatura. Berni è stato anche ministro della sicurezza nel gabinetto di Cristina Kirchner, ed ha partecipato alla repressione dei lavoratori che lottavano contro i licenziamenti. Infine ha coperto per conto della polizia la scomparsa e l’assassinio di Facundo Astudillo Castro, un giovane operaio recatosi a lavoro e non più tornato. Come si vede i “democratici” governi argentini si avvalgono ancora dei metodi violenti per far scomparire gli oppositori.

Giacomo Turci, Alessandra Ciattini