Venerdì 29 gennaio sarà sciopero generale di 24 ore, potranno aderire lavoratori e lavoratrici di tutte le categorie del settore pubblico e del settore privato privato. Indetto dalle sigle sindacali SLAI Cobas e Si Cobas Lavoratori Autorganizzati si è poi allargato, soprattutto al settore dell’istruzione.


Le motivazioni, molteplici e di natura generale e politica, sono da ricercare nella gestione disastrosa della crisi pandemica e si incrociano con la crisi di governo in atto in questi giorni. Nei comunicati pubblici le organizzazioni sindacali rivendicano un generale rinnovo di tutti i CCNL scaduti (con conseguenti aumenti salariali), un vero blocco dei licenziamenti che ad oggi, a quasi un anno dall’inizio della diffusione del coronavirus, non è stato messo in atto dal governo, nuovi e più efficaci protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro oltre a chiedere risorse per l’istruzione e la sanità pubbliche.

Il programma include anche una patrimoniale “del 10% sul 10% più ricco della popolazione”, accendendo i fari sul divario sociale allargatosi a dismisura con l’arrivo del covid, divario sociale che ha portato pochissimi grandi proprietari su scala internazionale ad accumulare profitti straordinari mentre larghi settori del popolo lavoratore sprofondavano nella miseria in conseguenza di lockdown, zone rosse, casse integrazioni e i già citati licenziamenti.

Si può supporre che lo stato di agitazione impatterà prevalentemente il settore della logistica e trasporto merci, già infiammato dagli scioperi contro TNT FedEx nel corso di questa settimana, in risposta ad un piano di ristrutturazione dalla multinazionale americana che prevedrebbe migliaia di esuberi a livello europeo. Non è comunque da sottovalutare l’impatto che lo sciopero stesso avrà sul mondo dell’istruzione pubblica, a cui parteciperà anche il personale ATA oltre a insegnanti e studenti.

Altri settori del pubblico come l’INPS e la sanità stanno diramando informative che mettono in dubbio il normale svolgimento delle attività per venerdì prossimo. Le rivendicazioni dello sciopero vanno a toccare una quantità di aspetti che coinvolgono trasversalmente tutti i settori del mondo del lavoro. Quello che ancora manca è una più ampia unità dal basso dei lavoratori e delle lavoratrici, unità che bisognerà costruire con pazienza in questi mesi, perché se è vero che dallo scoppio della pandemia cominciano a vedersi, magari in lontananza, vie di uscita dalla crisi prettamente sanitaria, lo stesso non si può dire per la crisi economica che sta investendo la classe lavoratrice e tutti i settori poveri (e in impoverimento) della società e peserà per anni sulle spalle della maggioranza della popolazione.

Lavoratrici e lavoratori combattivi hanno la necessità di agitarsi e organizzarsi per mettere in moto i loro settori e le loro organizzazioni, a partire dai sindacati, bloccati da una burocrazia che ha il terrore di far scatenare una lotta unitaria e di massa contro la gestione confindustriale della crisi: spingiamo per nuovi scioperi generali a cui aderiscano i lavoratori di tutti i settori insieme alle loto sigle sindacali!

Serve scioperare oggi e servirà scioperare e chiamare i lavoratori, sempre più spinti all’angolo dalla crisi, a momenti di convergenza nelle lotte e discussione intersindacale e autorganizzata domani. Questo è solo un primo round di una lotta che durerà mesi se non anni e scriverà il futuro prossimo dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia come negli altri paesi sconvolti dalla crisi.

FIR – Frazione Internazionalista Rivoluzionaria