Durante la manifestazione tenutasi a Roma il 21 aprile è emersa la rabbia dei lavoratori e delle lavoratrici del settore dell’aerotrasporto, e la voglia di far sentire la propria voce dal basso, arrivando a forzare i cordoni di polizia e all’occupazione di piazza Venezia, con il conseguente blocco del traffico nell’intera area.


Si sono viste sfilare, tra i lavoratori scesi in piazza bandiere di diverse sigle sindacali, tra cui cgil, usb, cub ed anche qualche sporadica bandiera italiana. Tralasciando il richiamo all’orgoglio patriottico, un fatto certamente positivo emerso in quella giornata è stato lo sfogo di radicalità dei lavoratori che hanno mostrato la voglia e la determinazione per riversarsi in strada in una giornata di lotta rispetto a una situazione lavorativa tutt’altro che rosea.

La crisi del settore dell’aerotrasporto, infatti, si è aggravata notevolmente durante la pandemia da covid-19, perché gli spostamenti tra le città di tutto il mondo sono stati bloccati o limitati: il turismo, che era una leva importantissima del settore, ha avuto una frenata e quindi le compagnie aeree hanno dovuto limitare ovviamente i voli per la mancanza di clienti. Questa congiuntura ha messo il dito nella piaga della lunga decadenza di Alitalia e del suo progressivo smembramento.

Circa 11.000 dipendenti rischiano grosso a causa di questa crisi del settore. Alitalia ha annunciato che non ha fondi per pagare gli stipendi di marzo: questo ha creato prevedibilmente una forte tensione sociale. Nei precedenti colloqui che si sono susseguiti tra il governo e gli eurocommissari incaricati di trovare accordi (ovviamente a ribasso per i lavoratori) sembrava inizialmente che si potesse arginare la falla ma evidentemente non sembra che stia andando in questa maniera. L’esito dipenderà per la maggior parte e come sempre dalla radicalità e dalla presenza organizzata dei lavoratori e le lavoratrici durante le trattative.

Il governo e le aziende come in questo caso, troveranno sempre degli accordi che creeranno disuguaglianze, dei tentativi di rottura della classe, in particolare delle parti meno rappresentare ai tavoli.

Alitalia è stata commissariata ed al suo posto subentrerà una nuova società pubblica col nome Ita, che dovrebbe sostituirla nel giro di alcuni mesi, ma l’azienda dovrebbe assicurare nel frattempo gli stipendi ai propri dipendenti: questi ultimi però hanno poca fiducia, anche per l’esito della trattativa con i commissari europei. Inoltre Alitalia ha annunciato che non riuscirà a reggere a tale transizione aziendale nei tempi impartiti, quindi la bomba sociale è ormai esplosa.

La nuova società aerea pubblica Ita, il cui vertice amministrativo è stato nominato dal precedente governo, aveva già presentato un piano industriale in cui già avvertiva l’impossibilità nel riassorbimento dei precedenti dipendenti Alitalia. Il numero degli esuberi conteggiati ad ora sul totale dei dipendenti, varierà tra i 7.000 mila e i 7.500.

Numeri enormi che hanno portato i lavoratori a manifestare la propria preoccupazione come nella giornata del 21, a maggior ragione del periodo difficile che stanno passando tutti i lavoratori di tutti i settori. Quello che stanno vivendo questi lavoratori, rimanere senza un salario o vederselo dimezzato, è da attribuire in questo caso più che ad altri al governo che permette a tali aziende di poter licenziare migliaia di lavoratori, nel momento in cui l’azienda entra in crisi… e stiamo parlando di quella che viene considerata la “compagnia di bandiera” italiana!

Se un’azienda fallisce, i lavoratori non dovrebbero fallire con essa, perché fino a prova contraria i padroni hanno visto i propri profitti nel corso del tempo crescere e, se sommassimo tutti gli stipendi di tutti i rispettivi dipendenti messi assieme, non raggiungeremo mai i miliardi di fatturato di certe aziende. Non è mai responsabilità dei lavoratori quando accadono crolli di queste dimensioni!

La crisi di Alitalia non è riconducibile a questa o quella scelta “scriteriata”, a questo o quel governo, ma come tanti altri è un frutto marcio del capitalismo, dove poche persone e i loro profitti decidono sulla vita di tutti gli altri. Per questo la lotta dei lavoratori di questo settore non dovrebbe concentrarsi sulla difesa del prestigio nazionale, lavoratrici e lavoratori attualmente impiegati, al di là della soluzione formale. Questo permetterebbe di legarsi più facilmente con molte altre vertenze di difesa contro licenziamenti e attacchi aziendali vari, e rafforzare la propria lotta unificandola con una serie di rivendicazioni comuni.

Possiamo contrastare l’insieme degli attacchi dei capitalisti, dalla loro gestione disastrosa della crisi del Covid, con un programma che non divida la lotta quotidiana per gli obiettivi minimi da una più ampia rivendicazione di uguaglianza, di giustizia sociale, di un futuro migliore dove sia superato questo modello di sfruttamento che è il capitalismo. È nell’avanzamento di questo tipo di lotta che potremo rompere gli steccati imposti dalle direzioni sindacali, così come l’isolamento dei vari settori della classe lavoratrice, e vincere battaglie parziali importanti come quella di Alitalia o della TNT-Fedex.

Il 28 aprile a Roma alle ore 10:00, a piazza San Silvestro, si terrà una nuova mobilitazione dei lavoratori con l’intento di portare avanti la lotta e fare pressione sul governo.

 

Vanja