Diventata perlopiù un evento mediatico-culturale “del lavoro”, la Giornata Internazionale dei Lavoratori è stata celebrata in modo ben più appropriato dalle manifestazioni del movimento operaio e della sinistra in molte piazze italiane.


Il Primo Maggio fantasma dei sindacati confederali e del “concertone”

Si sa: salvo rare eccezioni, i grandi sindacati in Italia hanno smesso da tempo di celebrare il Primo Maggio come una giornata internazionale e internazionalista all’insegna dell’emancipazione di tutta la classe lavoratrice dallo sfruttamento capitalista. Tant’è che l’evento considerato “principale” è… un concerto, quel “concertone” di Roma organizzato da CGIL-CISL-UIL, quest’anno addirittura con lo sponsor di una delle punte di lancia dell’imperialismo italiano, l’ENI. Un evento dove la classe operaia è un oggetto debole e da compatire, sullo sfondo, più che un soggetto in lotta per la propria liberazione. E dove, prevedibilmente, il dibattito politico si è concentrato tutto sull’attacco che il rapper milionario Fedez ha fatto in diretta a politici omofobi della Lega, protagonisti del ritardo nella discussione in Parlamento del DDL Zan. Un dibattito dove il progressismo di Fedez, ben limitato e calibrato sulla propria figura commerciale (personal branding), si guarda bene dallo sconfinare anche solo per un minuto in un punto di vista schierato con la classe lavoratrice, mentre c’è un grande bisogno di figure intellettuali e dell’arte che sfidino l’ordine capitalista nel suo insieme, sostenendo la causa della nostra classe molto oltre le cause più immediate e parziali, per quanto progressive, del dibattito democratico-liberale del parlamento, dei grandi media statali (e privati), dell’apparato culturale legato alla vecchia burocrazia socialdemocratica e sindacale.

 

Il vero Primo Maggio

Ma il Primo Maggio è nato proprio come una data di mobilitazione di lavoratori e lavoratrici, del movimento operaio, e non per celebrare un generico “lavoro” – sicuramente non per celebrare il lavoro salariato e sfruttato ma, anzi, con la prospettiva di conquistare una società di “liberi produttori” dove il lavoro sia un’attività libera da sfruttamento e alienazione.

La prima Giornata Internazionale dei Lavoratori fu proclamata nel 1889 dal Congresso dell’Internazionale Socialista – per ricordare e tramandare l’esperienza degli scioperi per le 8 ore lavorative del 1° maggio del 1886 negli USA e in onore dei martiri di Chicago perseguitati a seguito di quegli scioperi. Rivendicando questo spirito, diversi settori sindacali e politici sono scesi nelle piazze per celebrare questa giornata, in decine di piazze da nord a sud dimostrando, a differenza del governo e degli industriali, attenzione alla situazione ancora grave della pandemia: non ci sono state piazze “no-mask”, a conferma che le decise campagne del sindacalismo di base per difendere lavoro e salute hanno avuto dei buoni effetti.

In particolare, alcune migliaia di persone sono scese in piazza a Milano, con una presenza importante del SI Cobas, riconfermando la città come la “prima piazza” del Primo Maggio.

Un’altra piazza partecipata da un migliaio di persone è stata quella di Napoli, dove si sono concentrati da altri territori del centro-sud militanti delle realtà che compongono il patto d’azione anticapitalista.

La Questura aveva vietato categoricamente agli organizzatori la possibilità di muoversi in corteo ma la decisa volontà dei muoversi in corteo da parte dei manifestanti ha costretto la Questura a cambiare linea e concedere il corteo, che ha attraversato le stradi principali della città per poi concludersi a p.zza del Plebiscito, di fronte la Prefettura.

Il corteo ha visto la partecipazione di studenti e studentesse, in particolare dagli studenti protagonisti dell’occupazione dell’ Accademia delle Belle Arti di Napoli, operai e operaie FCA, AlcelorMittal, lavoratori e lavoratrici della logistica, della sanità, della scuola, dello spettacolo, riders, portuali, lavoratori e lavoratrici di vari settori protagonisti di dure lotte sostenuti dal Si Cobas, disoccupati e disoccupate di varie città, in particolare i disoccupati organizzati dal Movimento 7 Novembre di Napoli, la componente più folta e combattiva del corteo.

Alla fine del corteo molti gli interventi che hanno ribadito la necessità di sostenere e generalizzare le lotte, promuovendo, ognuno a partire dalla propria specificità, l’unità d’azione e di lotta con tutti i lavoratori e le lavoratrici che progressivamente saranno colpiti dalle misure padronali del governo Draghi per arginare la repressione dello Stato, dei padroni e delle burocrazie sindacali e politiche che colpisce ogni giorno nei luoghi di lavoro (a partire dalla Fedex-TNT e dalla Texprint) e nei territori (ad esempio i NoTav) chi alza la testa e lotta per vincere.

Ma anche in altre città, come Torino, Padova e Bologna, non sono mancati presidi e cortei: a Bologna centinaia di immigrati del Coordinamento Migranti Bologna sono partiti dal Cas Mattei, in periferia, attraversando la città e unendosi in centro ad altri manifestanti.

La città di Roma ha visto diverse iniziative di mobilitazione – in un quadro senz’altro dispersivo – con la presenza in particolare di lavoratori e lavoratrici della vertenza Alitalia di CUB e USB la mattina a piazza santi apostoli, e di lavoratori immigrati nel presidio di Torpignattara, a Roma est. Proprio nell’ottica di integrare le rivendicazioni e le lotte di immigrati e lavoratori indigeni, e contro la brutalità delle politiche economiche e sanitarie dell’imperialismo nei vecchi paesi coloniali, è andato il nostro intervento in piazza.

Come militanti della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria, e corrispondenti della Voce delle Lotte, abbiamo partecipato a diverse di queste piazze, diffondendo il Manifesto pubblicato dalla Frazione Trotskista sulla nostra Rete Internazionale di giornali online presente in 14 paesi – La Izquierda Diario – che propone una lettura della fase recente di ritorno in grande stile della lotta di classe in molti paesi nel mondo – attraversati da grandi scioperi, ribellioni, mobilitazioni di massa – e dei metodi di lotta politica e auto-organizzazione democratica e unitaria dei movimenti con cui interveniamo in Europa e nelle Americhe come corrente internazionale.

A conclusione di questa giornata, in serata abbiamo proiettato sul nostro canale youtube un atto virtuale per un Primo Maggio Internazionalista, dove giovani, militanti dei movimenti operai, antirazzisti e femministi di hanno parlato della situazione sociale e politica internazionale e dei loro paesi, dei fenomeni di lotta di classe e del nostro intervento in essi, avanzando rivendicazioni per collegare le lotte immediate, presenti, a una prospettiva generale di superamento del capitalismo.

Per questo rivendichiamo la necessità di un’organizzazione internazionale che lotti apertamente e costruisca una forza necessaria per guidare e vincere la rivoluzione socialista in tutto il mondo.

È proprio quell’obiettivo di emancipazione dell’umanità che lo stesso Primo Maggio celebra da oltre un secolo.