Nell’ambito della ricerca ingegneristica, la Sapienza di Roma ha firmato un accordo con l’Aeronautica Militare: l’ennesima collaborazione con l’industria militare e le forze armate che favorisce la spinta verso il riarmo e la militarizzazione italiana e internazionale.


Il 16 maggio il Centro di Ricerca delle Nanotecnologie applicate all’Ingegneria dell’Università Sapienza di Roma (CNIS) ha siglato un accordo di collaborazione con l’Aeronautica Militare per condividere progetti di sperimentazione su materiali aeronautici e spaziali. Si tratta di un accordo di ricerca sull’efficienza dei materiali impiegati in ambito aeronautico volto alla condivisione di conoscenze per lo studio dell’analisi dei guasti e in generale della sicurezza del volo. Nell’accordo è in particolare coinvolto il Reparto Tecnologie Materiali Aeronautici e Spaziali, il quale studia e sperimenta i materiali impiegati in contesto aerospaziale, armamenti inclusi. Quest’ultimo “dettaglio” rende questo accordo particolarmente preoccupante, implicando un esplicito coinvolgimento della ricerca universitaria nello sviluppo di armamenti. 

L’accordo CNIS – Aeronautica è soltanto l’ultimo di una lunghissima serie di collaborazioni tra atenei italiani e forze armate, cresciuti esponenzialmente nel corso degli ultimi 15 anni in parallelo all’aumento della presenza nelle università di aziende coinvolte nella filiera delle armi. Una semplice ricerca sui siti di Aeronautica, Esercito e Marina rivela vaste gallerie fotografiche raffiguranti rettori di tutta Italia in posa con ufficiali in divisa, scattate nel contesto della firma di accordi per istituire corsi o tirocini in collaborazione con le forze armate con eventuale finalità di reclutamento o per progetti di ricerca con finalità dual-use civile-militare. Così, la didattica universitaria e la ricerca vengono sempre più subordinate alle finalità e all’interesse del complesso industriale-militare – in un contesto di carenza di fondi e strumentazioni che rende l’università molto più addomesticabile e ricattabile – nel solco della generale militarizzazione del nostro paese e dell’Europa.

In uno scenario di tensioni geopolitiche e di scontri aperti, dall’Ucraina al Medio Oriente al Mar Cinese, aperto a sempre nuove escalation militari, le economie degli stati europei vedono un crescente allineamento di sviluppo tecnologico e produzione industriale con gli interessi bellici, spostando sempre più capitali, competenze e strutture dall’ambito civile a quello militare. Quindi nel contesto universitario ricerca e didattica assumono sempre più finalità belliche, mentre contemporaneamente i grandi gruppi industriali e del settore tecnologico prendono sempre più commesse militari. Basta una veloce ricerca su Linkedin per verificare come una persona laureata in discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) oggi trovi molti più sbocchi in ambito ingegneristico militare che nel passato, ambito in cui regnano incontrastate grandi aziende quali Leonardo, Thales, Rina, Elettronica, Capgemini, Alten. In questo quadro è particolarmente emblematico ed allarmante anche il recente accordo tra Leonardo e Rfi per la movimentazione bellica su ferro “all’interno e all’esterno dell’Europa, anche con breve preavviso e su larga scala”, come riportato nel comunicato di Rfi. 

I capitalisti e i governi di tutta Europa si stanno materialmente preparando a conflitti su larga scala come quello in Ucraina, fino ad un’eventuale guerra mondiale, alimentando la pericolosissima spirale che porta all’escalation militare tramite la crescente militarizzazione della società. Prepararsi alla guerra favorisce la guerra stessa, perciò diventa fondamentale rompere questo meccanismo perverso opponendosi ad accordi e progetti militari nelle università e nelle aziende, tramite il boicottaggio e la contestazione aperta. Non c’è “difesa” che tenga: rifiutiamo di partecipare ai progetti con i militari! Rifiutiamo di studiare o lavorare per chi ci vuole far sprofondare nell’incubo della guerra mondiale!

 

Giuseppe Lingetti

Nato a Roma nel 1993. Dottore di Ricerca in Fisica, ha militato nel Coordinamento dei Collettivi della Sapienza fino al 2018 e in Fridays For Future Roma fino a fine 2019. Attualmente lavora come programmatore software nel settore privato.