Pubblichiamo di seguito la dichiarazione della Frazione Trotskista – Quarta Internazionale sui recenti attacchi dell’imperialismo statunitense e di Israele contro l’Iran.


L’attacco militare degli Stati Uniti contro l’Iran del 21 giugno scorso ha rappresentato un nuovo salto nell’intervento imperialista in Medio Oriente. Trump si è unito alla guerra di Israele contro l’Iran con un attacco aereo su larga scala contro le sue installazioni nucleari e militari. Poche ore dopo, Trump ha minacciato l’Iran di “attacchi molto peggiori” se non avesse rinunciato definitivamente al suo programma di arricchimento dell’uranio. Allo stesso tempo, membri del suo governo hanno presentato le azioni come ‘limitate’ e non come una “dichiarazione di guerra”.

L’Iran ha risposto all’attacco con il lancio di missili contro la base americana di Al Udeid, la più grande degli Stati Uniti in Medio Oriente, alla periferia di Doha, in Qatar. Secondo le stesse autorità iraniane, gli Stati Uniti erano stati avvertiti in anticipo dell’attacco e la maggior parte dei missili è stata intercettata senza causare danni significativi. Questa risposta “calibrata” indicherebbe l’intenzione di rispondere senza entrare in una guerra aperta con gli Stati Uniti e lasciare aperta la via dei negoziati sul suo programma nucleare.

Lunedì sera, Trump ha annunciato sui social media un accordo di cessate il fuoco tra Iran e Israele, congratulandosi per aver collaborato al raggiungimento della fine di “una guerra di dodici giorni”. Poche ore dopo, però, è tornato a intervenire sui social network, accusando Israele e l’Iran di aver violato la tregua. Alla fine, Israele e l’Iran hanno comunicato separatamente di accettare un cessate il fuoco, anche se tutto indica che la tregua potrebbe essere fragile.

L’intervento militare degli Stati Uniti in Iran aveva generato nei giorni precedenti forti divisioni all’interno del movimento MAGA e contraddizioni con la base sociale che aveva votato Trump per la sua promessa di “porre fine alle guerre eterne”, cosa che finora è lungi dall’essere realizzata.

Ora, nonostante le prime dichiarazioni trionfalistiche degli Stati Uniti e di Israele sulla “totale” distruzione del programma nucleare iraniano, media come la CNN e il New York Times, basandosi su rapporti dell’intelligence statunitense, assicurano che i danni alle installazioni iraniane sono minori di quanto annunciato dal presidente Trump. Da parte loro, le autorità iraniane hanno dichiarato che continueranno il loro programma di arricchimento dell’uranio.

L’operazione “Martello di mezzanotte” è la prima operazione militare su larga scala degli Stati Uniti in territorio iraniano dopo 45 anni. Tuttavia, il loro sostegno alle aggressioni dello Stato sionista e alla guerra economica attraverso le sanzioni è stato una costante negli ultimi decenni. Nel 2018, durante il suo primo mandato, Trump ha rotto l’accordo nucleare con l’Iran e ha rafforzato le sanzioni economiche. Nel 2020, gli Stati Uniti hanno assassinato il generale iraniano Qasem Soleimani mentre si trovava in Iraq. Quando è entrato in carica sei mesi fa, Trump ha ripreso i negoziati con l’Iran, già giunti al quinto round, ma in fase di stallo a causa del rifiuto dell’Iran di accettare l’ultimatum degli Stati Uniti di abbandonare tutti i suoi progetti nucleari. Questi negoziati si sono definitivamente interrotti con l’attacco di Israele dello scorso 13 giugno.

Il 13 giugno, Netanyahu ha iniziato una guerra aperta con l’Iran, che avrebbe diversi obiettivi. Da un lato, impedire il diritto sovrano dell’Iran di continuare il suo programma di arricchimento dell’uranio, allertando sul “pericolo imminente” che l’Iran ottenga armi nucleari. Netanyahu avverte di questo “pericolo imminente” da 30 anni! Una narrazione che ricorda le menzogne utilizzate da Bush, Aznar e Blair per giustificare l’invasione dell’Iraq nel 2003, quando affermavano che Saddam Hussein possedeva “armi di distruzione di massa”. Nel caso di Israele, è stato anche affermato in diverse occasioni che tra i suoi obiettivi vi è un “cambio di regime” in Iran, come parte della sua offensiva per riconfigurare il Medio Oriente. Netanyahu cerca anche di rafforzarsi internamente e di superare la crisi del suo governo, dopo oltre 20 mesi di genocidio a Gaza, senza essere riuscito a recuperare tutti gli ostaggi né a sconfiggere definitivamente Hamas.

Le reazionarie borghesie arabe sono complici dell’ingerenza imperialista nella regione (come ha dimostrato il tour di Trump in Medio Oriente) e del genocidio contro il popolo palestinese.

Recentemente, il governo egiziano si è impegnato in modo particolare per impedire che la Marcia Globale per Gaza raggiungesse il confine con Rafah, incarcerando, perseguitando e deportando centinaia di attivisti giunti da tutto il mondo per rompere il blocco degli aiuti umanitari. Vogliono impedire che l’enorme simpatia delle popolazioni arabe per la causa palestinese e l’odio contro lo Stato genocida di Israele si trasformi in mobilitazione, che potrebbe rapidamente rivolgersi contro questi stessi governi.

Le potenze europee sostengono Israele e gli Stati Uniti nelle loro aggressioni imperialiste contro l’Iran, come hanno fatto con il genocidio a Gaza negli ultimi 20 mesi, senza rompere le relazioni diplomatiche con Israele e senza imporre un embargo sulle armi. Tutti i leader europei hanno affermato che «l’Iran non deve mai avere la bomba» nucleare e hanno invocato il «diritto all’autodifesa» di Israele. I loro appelli alla «deescalation» o le dichiarazioni di Macron che denunciano l’«illegalità» dell’azione statunitense sono pura ipocrisia. Il cancelliere tedesco è arrivato a dire pochi giorni fa che Israele stava facendo in Iran «il lavoro sporco» per tutti loro.

Il vertice NATO iniziato il 24 giugno è attraversato dal salto in avanti nel riarmo imperialista, dalla guerra in Ucraina, dal genocidio in Palestina e dalla recente guerra contro l’Iran. Uno degli accordi chiave del vertice sarà l’espansione della spesa militare fino al 5% del PIL. Il governo “progressista” spagnolo assicura di aver ottenuto una certa flessibilità su questo punto, anche se i suoi piani di aumento della spesa militare sono molto vicini all’obiettivo in termini di spesa diretta. Questo balzo in avanti nel riarmo sarà pagato con nuovi tagli e aggiustamenti alla classe lavoratrice, alla sanità e all’istruzione in tutti i paesi, e porterà a nuove escalate belliciste. Gli attacchi contro l’Iran, il genocidio in Palestina e i piani di riarmo dell’imperialismo dimostrano che siamo in una nuova fase storica di riattualizzazione delle tendenze dell’epoca di crisi, guerre e anche rivoluzioni.

No alla guerra imperialista e al genocidio a Gaza! No alla NATO!

Come Frazione Trotskista denunciamo questo balzo in avanti nel riarmo e la linea bellicista delle potenze mondiali, che può solo presagire ulteriori guerre, saccheggi e spoliazioni contro i popoli oppressi e le classi lavoratrici di tutto il mondo.

Allo stesso tempo, denunciamo la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, una nazione storicamente soggiogata dall’imperialismo, nella quale ci schieriamo per la sconfitta degli Stati Uniti e di Israele.

Ciò non implica alcun sostegno politico al brutale regime teocratico iraniano, contro il quale il suo popolo, e in particolare le donne, si sono sollevati negli ultimi anni, come si è visto nelle proteste per la morte di Mahsa Amini o nell’ondata di scioperi dei lavoratori del petrolio, del gas e di altri settori. Un regime reazionario che non lesina sulla repressione, tiene nelle sue prigioni come quella di Evin migliaia di oppositori e ricorre sistematicamente alla tortura e agli omicidi.

Ciononostante, molte voci contrarie al regime, comprese le prigioniere politiche condannate a morte, hanno condannato in questi giorni gli attacchi dell’imperialismo e di Israele contro l’Iran, sottolineando che nulla di progressivo può essere ottenuto per il popolo iraniano con le bombe dell’imperialismo.

Su questo bisogna essere chiari: né gli Stati Uniti né Israele hanno il diritto di decidere quali nazioni possono avere progetti di arricchimento dell’uranio o armi nucleari, tanto meno di imporlo con sanzioni o bombardamenti! L’ipocrisia imperialista non ha limiti, quando Israele è una potenza militare con armi nucleari che sta portando avanti un genocidio contro il popolo palestinese e che negli ultimi mesi ha bombardato la Siria, il Libano e ora l’Iran.

Contro i discorsi cinici che cercano di giustificare questa aggressione o futuri interventi imperialisti come parte di una lotta per la “democrazia” contro l’autoritarismo del regime degli Ayatollah, è importante chiarire che nessuna ingerenza imperialista ha mai portato nulla di progressivo ai popoli della regione, come dimostrano tragicamente i casi dell’Iraq, dell’Afghanistan o della Libia, con centinaia di migliaia di morti.

L’estremismo della subordinazione all’imperialismo è dimostrato dal presidente argentino Javier Milei, che ha sostenuto incondizionatamente l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Allo stesso modo, ha dimostrato il suo sostegno al genocida Netanyahu in ogni occasione possibile. Tutto il nostro disprezzo! Esigiamo la rottura delle relazioni con Israele in tutti i paesi!

Di fronte all’accelerazione delle tendenze militariste e alle nuove interventi imperialisti, è urgente mettere in piedi una grande mobilitazione che paralizzi questa macchina da guerra e ponga fine al genocidio a Gaza. Il movimento di solidarietà con la Palestina si è riattivato negli ultimi mesi, di fronte al massacro di migliaia di palestinesi da parte di Israele e all’uso di tecniche di sterminio come l’affamare una popolazione, senza permettere l’ingresso degli aiuti umanitari. Nelle ultime settimane si sono svolte mobilitazioni di massa all’Aia, nel Regno Unito, a Berlino, Parigi, Madrid e New York. Il coraggio dei membri della Freedom Flottilla o delle migliaia di persone che hanno marciato da molti paesi verso l’Egitto, arrivando a 200 chilometri dal confine con Rafah, nonostante la repressione e le deportazioni, sono espressioni di un profondo movimento di solidarietà internazionale che non si ferma.

Come Frazione Trotskista partecipiamo a questa importante iniziativa della Marcia Globale per Gaza, inviando una delegazione di compagni provenienti dall’Argentina, dal Brasile e dallo Stato spagnolo (che sono stati espulsi dal Cairo) e partecipando alle manifestazioni, agli accampamenti e alle azioni di solidarietà con il popolo palestinese in decine di paesi.

Cresce anche la solidarietà contro la repressione di coloro che esprimono il loro sostegno al popolo palestinese. Mahmoud Khalil, attivista palestinese detenuto per più di tre mesi, è stato liberato grazie alla pressione del movimento negli Stati Uniti, mentre la manifestazione per l’assoluzione di Anasse Kazib e di un altro compagno di Révolutión Permanente in Francia ha riunito più di 2.000 persone, dopo una grande campagna internazionale.

Dobbiamo approfondire questa mobilitazione nelle strade, nelle università e nei luoghi di lavoro, per fermare il genocidio e la guerra in Medio Oriente. Ovunque bisogna esigere dai grandi sindacati che rompano la loro passività di fronte a questa escalation bellicista, per lottare contro il riarmo, per la rottura delle relazioni con Israele e in sostegno al popolo palestinese.

I picchetti davanti alle fabbriche di armi o il blocco delle spedizioni di armi da parte di alcuni sindacati portuali dimostrano il potenziale della classe operaia per fermare la macchina da guerra, se questo tipo di azioni si generalizzasse.

Solo la lotta rivoluzionaria della classe operaia internazionale, insieme ai popoli oppressi di tutto il mondo, in particolare ai milioni di persone dei paesi arabi, può riuscire a espellere l’imperialismo dalla regione e porre fine al genocidio dello Stato di Israele in Palestina.

 

ARGENTINA: Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS) / BRASILE: Movimento Revolucionário de Trabalhadores (MRT) / FRANCIA: Révolution Permanente (RP) / STATO SPAGNOLO: Corriente Revolucionaria de Trabajadoras y Trabajadores (CRT) / GERMANIA: Revolutionäre Internationalistische Organisation (RIO) / CILE: Partido de Trabajadores Revolucionarios (PTR) / MESSICO: Movimiento de las y los Trabajadores Socialistas (MTS) / BOLIVIA: Liga Obrera Revolucionaria (LOR-CI) / VENEZUELA: Liga de Trabajadores por el Socialismo (LTS) / STATI UNITI: Left Voice / URUGUAY: Corriente de Trabajadores Socialistas (CTS) / PERÚ: Corriente Socialista de las y los Trabajadores (CST) / COSTA RICA: Organización Socialista Revolucionaria (OSR) / ITALIA: Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).

La Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) è la sezione italiana della Corrente Rivoluzione Permanente - Quarta Internazionale (CRP-QI), organizzazione marxista rivoluzionaria.
La FIR anima il giornale militante La Voce delle Lotte, il quale è parte della rete internazionale di giornali militanti La Izquierda Diario.