Nei giorni scorsi un gruppo di docenti strutturati dell’Università di Napoli ha presentato una mozione in cui si chiede la “sospensione” degli accordi con le università Israeliane, rimangono però delle ambiguità come l’assenza di riconoscimento del diritto del popolo palestinese a resistere, a vantaggio di petizioni di principio sul rispetto del diritto internazionale da ambo le parti del conflitto. È il movimento studentesco che deve unirsi alla classe lavoratrice per bloccare il paese, dai porti alle università, per creare i rapporti di forza concreti per fermare il genocidio (che i docenti di Unina si rifiutano di chiamare con il suo nome). Per farlo è necessario all’allargare il più possibile la mobilitazione con un percorso assembleare permanente dove discutere un piano di lotta.


 

Da settimane l’attenzione è altissima sulla Global Sumud Flotilla (GSF) che cerca di rompere il blocco agli aiuti umanitari negati da più di due anni a Gaza, utilizzando cibo e medicine come armi. Negazione che ha portato alla più grande azione di solidarietà organizzata da civili della storia. L’ attacco criminale di Israele alla GSF, al Qatar e  i bombardamenti sempre più violenti su Gaza, per prepararne l’occupazione con minaccia di espulsione della popolazione palestinese, sta inoltre generando  una risposta: mobilitazioni ogni settimana in diverse città, in tutto il mondo e anche in Italia.


Ti potrebbe interessare: Global Sumud Flotilla: verso uno sciopero generale per la Palestina e un ‘caldo’ inizio d’Autunno?


Ancora prima, la donazione di più di 300 tonnellate di aiuti  a Genova in occasione della partenza della Flotilla, è stata accompagnata da una manifestazione che ha visto quasi 50mila giovani, meno giovani, lavoratori e lavoratrici scendere in strada. Quella stessa sera i portuali del CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portualie del sindacato USB, hanno indicato la prospettiva verso cui guardare per il movimento in solidarietà al popolo palestinese: “bloccare tutto!”, a partire dalle merci che vanno verso Israele. Bloccare tutto nei nostri territori, dai nostri posti di lavoro, alle nostre scuole e università per ottenere la rottura dei rapporti commerciali, diplomatici e cooperazione tra Italia e Israele, creare così i rapporti di forza concreti per fermare il genocidio e sostenere la lotta per la liberazione della Palestina.

Se  impediscono alla Flotilla di arrivare a Gaza dobbiamo essere pronti a rispondere in tantissime e tantissimi in tutte le piazze d’Italia. I video del drone lanciato sulla barca Family, dove viaggiava anche Greta Thunberg, additato vergognosamente come un incidente dalle ambasciate occidentali complici della violenza di Israele, e il successivo attacco a un’ altra imbarcazione, hanno dimostrato che i sionisti sono pronti a tutto per ostacolare la spedizione. I governi e i grandi gruppi economici europei e occidentali sono responsabili del massacro di donne e bambini palestinesi, e come ha denunciato Francesca Albanese, aziende come Google, Amazon, ma anche Leonardo ecc., continuano ad arricchirsi sostenendo l’economia e la macchina bellica sionista. 

La tenacia della resistenza palestinese, le azioni di blocco dei porti dell’anno scorso, dalla Liguria a Tangeri passando per Atene, il movimento internazionale delle accampate e delle intifade studentesche in Italia contro gli accordi con Israele e le aziende militari, ci hanno fatto capire che solo dal basso si può costruire un processo che porti chi detiene il potere politico ed economico a tremare. 

Il coraggio dei compagni che si sono imbarcati sulla GSF, l’annuncio di sciopero da parte del CALP di Genova e quello di uno sciopero generale da parte USB a sostegno della Palestina il 22 settembre hanno rappresentato una nuova scintilla per riattivare questo processo  Si tratta ora di combinare la lotta nelle piazze e nei luoghi di lavoro con il rilancio di quella nelle scuole e nelle università, coinvolgendo studenti, personale amministrativo e ricercatori – in lotta anche contro tagli e precarizzazione. Si tratta di allargare ulteriormente la mobilitazione per aumentare le pressioni affinché anche i lavoratori dei grandi sindacati – come la CGIL –  vengano coinvolti dal basso nella lotta e affinché i dirigenti della CGIL stessi rompano le ambiguità e mettano la forza materiale dell’organizzazione al servizio di un grande sciopero per la Palestina. Per questo e tanto altro crediamo sia importante generalizzare la lotta, rinfoltire il movimento a sostegno della lotta per la liberazione della Palestina attraverso un fronte unico che chiami su parole d’ordine comuni e che organizzi democraticamente assemblee permanenti con tuttɜ lɜ solidalɜ, persone razzializzate, lɜ lavoratorɜ, lɜ studentɜ per costruire uno sciopero generale capace veramente di bloccare tutto.

A Napoli dopo che l’accademia di Belle Arti ha pubblicato una dichiarazione di solidarietà al popolo palestinese vittima del genocidio,  anche docenti dell’ università Federico II si sono uniti alla solidarietà per Gaza, sottoscrivendo in più di duecento un appello – “Unina per Gaza” – per richiedere al senato accademico la cessazione di rapporti con Israele o aziende ad esso connesse. Già diversi gruppi del napoletano come il CAU – Collettivo Autonomo Universitario e il MSA – Movimento Scientifico Autorganizzato, hanno dichiarato la problematicità di questo appello per le sue posizioni a ribasso.

Si chiede la cessazione degli accordi fin quando “Il governo Israeliano non rientrerà nelle regole civili della comunità internazionale”. Non solo così non si riconosce il progetto imperialista e colonialista che sostiene lo Stato d’Israele, ma si lascia nelle mani del “diritto internazionale”  – la cui inefficacia è sempre più sotto gli occhi di tutti  la vita di decine di migliaia di persone. Rifiutiamo inoltre di affermare – come fanno i docenti di Unina – che quanto accaduto il 7 Ottobre sia stato un atto terroristico: è stato invece espressione del diritto del popolo palestinese a resistere e difendersi da un’oppressione coloniale che dura da più di 70 anni. Un aspetto del genere va sottolineato per rivendicare come siano i popoli e il conflitto di classe, dal basso, a fare la storia, ed evitare di illudersi che la soluzione possa arrivare dall’alto, dai potenti. Lo diciamo con forza, per quanto crediamo che Hamas non rappresenti l’unica prospettiva per una liberazione della Palestina e del Medio Oriente, né tantomeno quella che possa assicurare, cessato il genocidio, una vita degna senza oppressioni e sfruttamento a tuttɜ lɜ palestinesɜ.


Ti potrebbe interessare: Dalla bancarotta di Oslo alla “Soluzione Sudafricana”? Per una liberazione rivoluzionaria della Palestina.


 

Per questo anche noi come media militante e organizzazione politica non ci sentiamo di sottoscrivere questo appello, bensì rilanciamo a partire dalla rabbia per i criminali attacchi alla Global Sumud Flotilla, la proposta di un’assemblea permanente in università in cui rimettere al centro il dibattito e la discussione attorno a rivendicazioni comuni che possano allargare e consolidare la partecipazione studentesca ed estendere la lotta alle scuole e alle accademie di Belle Arti, così come a tutte le altre figure di lavoratorɜ delle università, in particolare personale amministrativo ed esternalizzato e ricercatori precari – ma anche docenti, se accetteranno di rompere con le ambiguità di comunicati come quello degli strutturati Unina.

Pianificare azioni dirette, come accampate, occupazioni ecc., a sostegno della GSF e degli scioperi è importantissimo. Costruire queste azioni tramite un percorso di assemblee il più largo possibile è tuttavia particolarmente importante in una situazione in cui l’attenzione nei confronti della GSF, quindi la disponibilità a manifestare per la Palestina, va oltre i contesti militanti e la loro periferia. Se non vogliamo che questa partecipazione sia egemonizzata da forze non realmente interessate a rompere con Israele – e più in generale con le politiche di guerra e austerità – dobbiamo allora lavorare con il massimo impegno per fornirle un terreno inclusivo e democratico dove discutere un piano di lotta. Di contro, solo capitalizzando la crescente disponibilità a mobilitarsi di un numero crescente di studenti, lavoratori ecc., azioni di lotta radicali possono davvero essere efficaci. 

Ci sembra importante, a tal proposito, l’esempio di Firenze, dove i collettivi e le organizzazioni attive in Università stanno convergendo in un fronte unico per lanciare un’assemblea studentesca, ma aperta anche ai lavoratori, il prossimo mercoledì 17 settembre. Un’assemblea, volta ad allargare la discussione e la partecipazione ad azioni di lotta coordinate con la GSF e gli scioperi dei prossimi giorni. 

Per “Bloccare tutto” dobbiamo lottare uniti, appoggiando lo sciopero di USB, ma anche sfidando i grandi sindacati a convergere, e impegnarci per favorire la lotta e l’organizzazione dal basso delɜ lavoratorɜ, delle donne, degli studentɜ, e comunità razzializzate per una Palestina libera dal fiume fino al mare.

 

 

 

Giornale militante online fondato nell'aprile 2017.
Sito informativo della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).