È notizia della scorsa settimana che il parlamento greco a maggioranza conservatrice, con i 153 seggi su 300 controllati dalla destra di Neo Dimokratia, ha approvato la legge che permette la giornata lavorativa di 13 ore sotto alcune condizioni. La scelta è stata contestata da sindacati e opposizione: si apre ora una durissima lotta contro questo barbaro provvedimento che riporta indietro l’orologio della Storia di più di cento anni.
La legge e le risposte dei sindacati
La legge presentata da Nea Dimokratia è stata votata da tutto l’arco conservatore, che detiene la maggioranza assoluta del parlamento ellenico con 153 deputati su 300 totali. Il provvedimento prevede nel settore privato la possibilità di aumentare la giornata lavorativa a 13 ore per 37 giorni all’anno con una maggiorazione dello stipendio del 40%.
La destra ha tenuto a precisare che questa possibilità sarà “volontaria” e che la settimana lavorativa usuale rimarrà quella delle 40 ore. È una rivendicazione abbastanza peculiare: pensate se fosse stata stabilita l’obbligatorietà del lavoro per 13 ore consecutive! Diverse organizzazioni sindacali del settore pubblico e privato come ADEDY, GSEE e il sindacato a trazione comunista PAME hanno protestato sostenendo che una misura simile punti all’abolizione sostanziale delle otto ore di lavoro, una delle conquiste più importanti del movimento operaio del ‘900. Il primo ottobre si è tenuto un primo sciopero generale, seguito da un secondo due settimane dopo..
La Grecia è nuovamente laboratorio di repressione e sfruttamento
Altro punto controverso della vicenda è la conclusione a cui è giunta la Ministra del Lavoro Niki Kerameus, la quale ha dichiarato che “gli stessi lavoratori ci chiedono di poter lavorare più ore per un solo datore di lavoro invece di avere più contratti part time con differenti aziende”.
Su questo punto stiamo assistendo a un completo e palese rovesciamento della realtà, in cui il problema di dover avere più lavori per poter sopravvivere viene torto contro i lavoratori proponendogli (volontariamente, per carità!) di lavorare un numero spropositato di ore per una sola azienda, diminuendo così lo stress e gli spostamenti tra una sede di lavoro ed un’altra.
La Grecia si ripropone così come un laboratorio per le classi dirigenti in cui sperimentare sulla pelle della classe lavoratrice nuove forme di sfruttamento, mettendo in discussione anche diritti conquistati in passato e dati per scontati come la giornata lavorativa di 8 ore. La realtà è che in tutta Europa i governi stanno sempre più attaccando salari e stabilità economica degli strati sociali più vulnerabili attraverso finanziarie lacrime e sangue mentre allo stesso tempo donano miliardi alla spesa militare tagliando su tutti i servizi essenziali.
Come rispondere all’attacco padronale
Le dichiarazioni dei dirigenti di Neo Dimokratia sono evidentemente inaccettabili per chiunque sia costretto a vivere del proprio lavoro in questa società. Gli stipendi azzoppati dall’inflazione non bastano più per sostenere le famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici ed è assolutamente indecente che si proponga a questi di essere sfruttati per più tempo in cambio di quello che serve semplicemente per vivere.
La cruda realtà è che i salari reali in Grecia, dalla crisi del 2008 passando per il periodo del default e dell’austerità imposta dalle istituzioni europee, sono finiti decurtati, nei fatti rendendo difficile se non impossibile vivere dignitosamente con un solo contratto di lavoro.
Ai padroni e ai loro governi che pretendono inaccettabili sacrifici, maggiore orario di lavoro, stipendi più bassi e precari, il movimento operaio non può che rispondere a colpi di sciopero e lotta dura. Le rivendicazioni da portare avanti sono semplicemente ciò che storicamente ha contraddistinto il movimento della classe lavoratrice: abbassamento dell’orario di lavoro e salari minimi più alti per tutte le categorie del settore pubblico e privato, maggiore tassazione dei profitti delle aziende e maggiore sostegno dei servizi pubblici essenziali. Questi ultimi dovrebbero essere gratuiti per i lavoratori e le lavoratrici.
Questi arretramenti in Grecia sono la dimostrazione empirica di quanto la stabilità delle conquiste del movimento operaio sia dipendente dal potere della classe lavoratrice nel dato momento. Ed esplicitano quanto sia necessaria la conquista di una società diversa, socialista, diretta dai lavoratori e dalle lavoratrici, affinché le conquiste ottenute non siano costantemente minacciate dal padronato.
Massimo Civitani