Il partito del presidente Milei La Libertad Avanza è arrivato alle elezioni in crisi, ma grazie alla polarizzazione e al salvataggio multimilionario di Donald Trump, domenica ha ottenuto una vittoria elettorale con una bassa affluenza alle urne. Tuttavia, non risolve il suo problema di fondo, ovvero l’incognita sulla sua forza politica per applicare i prossimi aggiustamenti e le riforme strutturali richiesti dagli Stati Uniti, dal FMI e dai grandi imprenditori. Grande sconfitta del peronismo e fallimento della sua strategia di moderazione e passività come modo per affrontare Milei. Duro rovescio per Provincias Unidas. La sinistra rivoluzionaria ha affrontato la polarizzazione e si è imposta come terza forza nella capitale e nella provincia di Buenos Aires: Myriam Bregman, Nicolás del Caño e Romina del Plá tornano al Congresso Nazionale e sono un punto di appoggio per le lotte future. Il futuro si decide nelle strade.


In un’altra svolta della crisi argentina, domenica sera il partito di governo La Libertad Avanza ha ottenuto una vittoria a livello nazionale con poco più del 40% dei voti e importanti vittorie nella città di Buenos Aires e nelle province di Buenos Aires, Córdoba, Santa Fe, Mendoza e Jujuy, tra le altre, per un totale di 16 distretti in cui ha vinto.

La sua vittoria, tuttavia, arriva in un’elezione che ha registrato la più bassa affluenza dal 1983 (67%) e nel contesto di una forte crisi di governo, che è stato salvato pochi giorni fa da Donald Trump con miliardi di dollari quando era sull’orlo del baratro dopo la sconfitta elettorale del 7 settembre, la fuga dalla valuta e gli scandali per tangenti nel settore della disabilità e per legami con il traffico di droga nel caso di José Luis Espert. In questo contesto, insieme al presidente degli Stati Uniti, hanno attuato il ricatto “o noi o il caos” di fronte alla gravità della crisi, che si è dimostrato efficace dal punto di vista elettorale per polarizzare le elezioni, facendo leva sulla paura dopo anni di crisi in Argentina e provenendo da un governo precedente che ha lasciato il suo mandato con un’inflazione superiore al 200%. A ciò ha fatto appello il suo slogan elettorale “La libertà avanza o l’Argentina regredisce”.

La vittoria tattica del partito al potere non deve far perdere di vista il fatto che il governo non ha chiarito se dispone della forza strategica necessaria per ciò che verrà: continua ad essere l’espressione di un progetto che ha vinto le elezioni e conta su una base sociale, ma che ha anche un’ampia opposizione da parte di gran parte del Paese e questo entrerà in contraddizione con i suoi grandi piani di cessione della sovranità nazionale, di aggiustamento e di riforme strutturali già annunciati e richiesti dagli Stati Uniti, dal FMI e dai grandi imprenditori. Domenica sera, nel suo discorso, Javier Milei ha ribadito la linea degli attacchi e delle riforme. Il governo ha ottenuto una vittoria politica, ma il fantasma dell’esperienza di Mauricio Macri è ancora presente. Va ricordato che l’ex presidente del PRO ha vinto con ampio margine le elezioni legislative del 2017 e poche settimane dopo è naufragato nella lotta di classe quando ha voluto applicare il suo piano di “riformismo permanente”. Mesi dopo, i “mercati” gli hanno dato il colpo di grazia e Cambiemos ha solo trascinato la crisi fino alla fine del suo mandato.

È proprio per questi motivi che i grandi poteri economici chiedono a Javier Milei di ampliare la sua base di governo per rafforzare la “governabilità” e il potere politico necessario per portare avanti i suoi piani, ricomponendo il rapporto con Mauricio Macri e migliorando il legame con i governatori “dialoganti”. A partire da lunedì si vedrà se il governo prenderà o meno questa direzione. Vale la pena ricordare che parte della crisi del governo è anche dovuta all’importante serie di sconfitte legislative che ha subito negli ultimi tempi.

Anche se il governo guadagnerà tempo e margine di manovra, in fondo tutto ciò che c’era fino a domenica continuerà a essere presente nel periodo successivo: una crisi finanziaria con un forte indebitamento, pressioni svalutative per accumulare dollari, un’economia in recessione in settori chiave come l’industria manifatturiera, il commercio e il consumo di massa, una forte opposizione politica e sociale e una situazione di impoverimento di ampie fasce della popolazione che stanno subendo gli adeguamenti e il deterioramento delle condizioni di vita.

In questo contesto di tante crisi accumulate, economiche e di scandali, è chiaro che il governo non ha vinto per i suoi meriti – che non ha, anche se parte della popolazione apprezza il calo dell’inflazione, ottenuto a forza di recessione – ma per le caratteristiche delle principali coalizioni di opposizione.

Le elezioni hanno quindi espresso anche il fallimento della strategia degli “oppositori” come i governatori delle Provincias Unidas, che hanno subito una pesante sconfitta anche nelle loro province più importanti come Córdoba, Santa Fe, Jujuy, Chubut. Hanno pagato il prezzo di aver cercato di costruire un altro spazio politico dopo aver collaborato con Javier Milei per quasi due anni ed essere stati fondamentali per l’approvazione delle leggi di austerità e di consegna. La realtà è che si tratta di uno spazio che ha cercato di costruire un “mileismo di buone maniere”, difendendo al contempo i propri interessi settoriali, e ha fallito nel tentativo.

Da parte sua, il peronismo, oltre al prezzo che sta ancora pagando per il fallimento del governo del Frente de Todos, che si è concluso con un’inflazione superiore al 200% e con interminabili lotte interne, paga le conseguenze di aver scommesso su una politica di moderazione e passività, invece di aver affrontato con decisione i piani di Milei. La sua strategia di “aspettare il 2027” è entrata in una crisi ancora più grave domenica sera.

La collaborazione diretta dei leader della CGT con i piani della destra “libertaria” (questa settimana che si è appena conclusa ha lasciato immagini di Jorge Taiana e Axel Kicillof con Héctor Daer); i deputati e senatori peronisti che hanno “cambiato casacca” e hanno finito per dare voti decisivi a Milei su leggi chiave o hanno cambiato direttamente blocco o sono stati comprati come Kueider; le liste di candidati piene di ex funzionari di Alberto Fernández (come lo stesso Taiana, Kelly Olmos, Agustín Rossi e tanti altri); e la strategia di “fare la plancha” dopo il 7 settembre, hanno contribuito a creare un clima più conservatore e a garantire la sopravvivenza di un governo in crisi. Paradossalmente, Fuerza Patria ha così contribuito alla propria sconfitta.

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Il Frente de Izquierda y de Trabajadores – Unidad (FIT-U), resistendo alla polarizzazione e a un clima avverso, è riuscito a entrare nel Congresso Nazionale con tre deputati: Myriam Bregman, Nicolás del Caño e Romina del Plá, diventando anche la terza forza nella città e nella provincia di Buenos Aires e totalizzando quasi 900.000 voti a livello nazionale [NdT: circa il 4% al livello nazionale]. A Buenos Aires, con il 9,11%, il FIT-U ha ottenuto domenica scorsa il miglior risultato elettorale della sua storia nel distretto. A sua volta, è stato a Jujuy che il FIT-U ha ottenuto il 26 ottobre il suo miglior risultato elettorale nel Paese, con Alejandro Vilca che ha ottenuto quasi il 10% dei voti. Anche se questa percentuale non è stata sufficiente per rinnovare il seggio che si difendeva in quella provincia, è un risultato importante e la sinistra rivoluzionaria mantiene il suo peso nella provincia con cinque deputati provinciali e un legame organico con le lotte dei lavoratori.

In contrasto con il clima reazionario imposto dal governo nazionale e l’opposizione passiva del peronismo, il Frente de Izquierda y de Trabajadores – Unidad ha ricevuto il sostegno di centinaia di migliaia di persone che hanno apprezzato il suo ruolo nella resistenza fin dal primo giorno. È un riconoscimento che si estende anche alla simpatia di milioni di persone che vedono sempre la sinistra rivoluzionaria dalla stessa parte e in prima linea insieme ai pensionati, ai lavoratori, alle donne e a tutti i settori in lotta.

Si tratta anche dell’unico spazio che non ha votato assolutamente nessuna legge di Milei e che garantisce di non dare nemmeno un voto ai progetti di riforme reazionarie che stanno per arrivare, utilizzando anche i seggi come tribune per una via d’uscita affinché la crisi sia pagata dai capitalisti e come punti di lotta per promuovere la mobilitazione nelle strade.

Nel suo atto di chiusura, la sinistra rivoluzionaria ha anche sottolineato un tema centrale: davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Buenos Aires, ha segnato un percorso di rifiuto del genocidio contro il popolo palestinese, di unità con le lotte dei popoli oppressi del mondo e un programma per la rottura con l’imperialismo e con il FMI per difendere l’attuale violazione della sovranità nazionale.

Dall’influenza conquistata rimane la sfida immediata di rafforzare la lotta e l’organizzazione nelle strade, nei luoghi di lavoro e di studio per affrontare ciò che verrà, e di promuovere la costruzione di un grande partito della classe lavoratrice con influenza su milioni di persone, affinché la classe che muove il mondo abbia il peso che merita e un programma di uscita dalla crisi favorevole alle grandi maggioranze.

Fernando Scolnik

Tradotto da laizquierdadiario.com

 

Redazione Internazionale La Izquierda Diario

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