Lunedì 27 ottobre è stata chiamata una assemblea dal collettivo di fabbrica GKN dal titolo “Una Sana Disobbedienza” a cui abbiamo partecipato. L’assemblea è stata un momento di restituzione ufficiale della manifestazione organizzata dal collettivo il 18 ottobre ma anche di riflessione sul futuro della vertenza e della mobilitazione a cui stiamo assistendo in Italia, che avrà come passaggio importante lo sciopero generale dei sindacati di base del 28 novembre. In questo breve articolo riportiamo i punti principali dell’assemblea e dei suoi interventi.
Lunedì scorso ha fatto decisamente più caldo del solito per essere una serata di fine ottobre e fuori dal Teatro Puccini di Firenze c’erano ancora molte persone che aspettavano di entrare, fumando una sigaretta, chiacchierando del più e del meno o ragionando su cosa aspettarsi da questo appuntamento abbastanza insolito per un teatro. Infatti, quella sera al Puccini non c’era uno spettacolo, ma una assemblea, chiamata dal collettivo di fabbrica ex-GKN. Una assemblea che in molti guardavano con curiosità, soprattutto dopo gli avvenimenti di quel movimentato sabato 18 ottobre. L’assemblea, indetta sotto il titolo “Una Sana Disobbedienza”, ha rappresentato il primo momento di restituzione ufficiale dopo la dodicesima manifestazione organizzata da GKN. La sala del teatro Puccini si è riempita abbastanza velocemente, tanto da esaurire quasi tutti i posti disponibili (anche della terrazza) ed alcune persone sono rimaste in piedi nei corridoi laterali della sala. Sul palco la scenografia è molto spoglia: quattro sedie, un tavolo con una tovaglia rossa, due microfoni e tre megafoni sul lato destro, probabilmente messi lì più per estetica militante che per una reale utilità. Lo spettacolo inizia con qualche minuto di ritardo e torniamo a sentire quella voce che da sempre, con risolutezza, accompagna le rivendicazioni del collettivo ne divulga riflessioni, programmi e prospettive.
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Dario Salvetti comincia l’intervento introduttivo dell’assemblea innanzitutto ringraziando i partecipanti, non solo per essere lì in quel momento, ma anche per essere stati lì il 18 ottobre, ai tredici “Urli per Gaza” ed alle altre undici manifestazioni in supporto al collettivo ed alla sua vertenza. Il succo del discorso è semplice: la rabbia operaia non è semplice voglia di disobbedire cercando lo scontro, è la necessaria risposta di un percorso di lotta che dura da più di quattro anni, di operai ed operaie che da quindici mesi non percepiscono lo stipendio, di una fabbrica che non deve essere chiusa ma riconvertita seguendo il piano di reindustrializzazione dal basso e l’azionariato popolare. Una rabbia che va contro le operazioni speculative di grandi aziende e gruppi di investimento che fanno di tutto per non adempiere alle loro responsabilità e lucrare sulla pelle (e sulla fame) dei lavoratori e delle lavoratrici. Una risposta necessaria anche di fronte al silenzio delle istituzioni e delle amministrazioni di centro-sinistra ed agli attacchi dei partiti e del governo di destra, su cui tutto il collettivo di fabbrica ci ha messo la faccia, assumendosi la responsabilità politica e materiale dell’azione portata avanti nella manifestazione del 18 ottobre. Una “sana disobbedienza” proprio perché se non fosse esistita questa manifestazione sarebbe stata “una delle tante” non avrebbe dato credibilità a questa rabbia, che raccoglie anche un’altro tipo di rabbia, quella delle classi subalterne, delle periferie e dei più giovani, che vedono il loro futuro sgretolarsi a colpi di repressione sociale ed economica. Il movimento operaio tende una mano anche a questi settori marginali della società, canalizzando queste energie nel movimento e mostrando tutta la forza del mutualismo operaio in chiave conflittuale su cui torneremo dopo.
La lotta per la Palestina con la Palestina rimane un altro dei capisaldi del collettivo di fabbrica, che si concretizza nella continuazione della pratica degli “Urli per Gaza”, ma che mette le sue radici in un quadro più ampio di lotta al riarmo, nell’ottica di rivendicare un sistema che non si basi sull’economia di guerra, riconvertendo la produzione a favore dell’industria bellica, ma che valorizzi le competenze ed industrie locali rivitalizzando la produzione e difendendo le fabbriche dalle svendite, rilocazioni e dall’abbandono o dalle riconversioni in ottica bellica.
La convergenza, altro pilastro della vertenza, viene rivendicata attorno al concetto di mutualismo conflittuale che, oltre ad avere lontane radici storiche nel movimento operaio, rappresenta adesso più che mai una pratica fondamentale nell’aggregare ed organizzare le forze in gioco all’interno dell’attuale mobilitazione che, malgrado abbia avuto un periodo di riflusso in queste ultime settimane, rimane ancora accesa. Un mutualismo che ha da sempre accompagnato la lotta di GKN: la vertenza, infatti, durante tutto questo tempo è entrata in contatto con organizzazioni, collettivi, associazioni e sindacati che hanno sostenuto questo percorso e che sono disseminate su tutto il territorio toscano ma anche oltre. Questo supporto reciproco si rispecchia anche nella composizione della sala e dei dodici interventi che seguiranno l’introduzione del collettivo di fabbrica: ARCI, associazioni politiche, collettivi studenteschi e non solo, sindacati di base come USB ed SUDDCOBAS oltre anche quello della CGIL Funzione Pubblica si alternano apportando il loro contributo all’assemblea. Degni di nota sono gli interventi dei delegati dei vari sindacati presenti che richiamano al fronte unico in vista della manifestazione del 28 Novembre a Roma, contro l’approvazione della finanziaria (di cui abbiamo già parlato in questo articolo) e lo scivolamento dell’economia italiana verso tagli alla spesa pubblica ed un aumento della quota di PIL dedicata alla militarizzazione della società. Sull’onda di questo mutualismo, anche il collettivo di fabbrica rilancia la sua partecipazione alla giornata e l’importanza di creare una organizzazione multilaterale in vista del 28 novembre, un appuntamento che può rivitalizzare ancora una volta questa stagione di scioperi e blocchi che sta ha acceso da più di mese a questa parte la lotta di classe in Italia.
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L’assemblea si chiude quindi, con alcune riflessioni ed alcune prospettive. Prima di tutto, la vertenza è un catalizzatore: la lotta è collettiva e GKN con le sue azioni (anche quella dell’aeroporto) e con l’azionariato popolare è solo una piccola parte di essa che, insieme alle altre lotte in corso (come quella dei CALP o della Flotilla) smaschera le contraddizioni del sistema e creando i rapporti di forza per mettere in moto un più ampio cambiamento sociale radicale. In secondo luogo, la lotta è contro un paese già bloccato, che ha deciso di bloccarsi, perché privilegia il riarmo allo sviluppo territoriale sostenibile: miliardi di euro in armamenti avrebbero potuto finanziare la costruzione di filiere di produzione locali ed ecologiche, privilegiando il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, la produzione di energia attraverso energie rinnovabili e la costruzione di comunità indipendenti ed autonome economicamente. Quartieri integrati dove fabbriche diffuse, iniziative produttive solidali e l’uso delle rinnovabili siano la norma sono un esercizio di immaginazione che il collettivo di fabbrica mette in campo come parola d’ordine e direttiva di lotta. Questo esercizio si lega indissolubilmente alla vertenza di GKN, perché riaprire GKN significa proprio questo, aprire la strada ad un sistema diverso, basato sull’ecologia, la dignità del lavoro e la solidarietà, che nell’immaginario economico, politico e sociale delle classi dominanti ancora non ha spazio.
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L’azionariato popolare, in quest’ottica, è uno strumento che serve a sostenere la vertenza materialmente, che tuttavia viene costantemente depotenziato dalle istituzioni, che non nazionalizzano la fabbrica e ne ostacolano il finanziamento (QUI le info per partecipare all’azionariato popolare). A fine Agosto infatti, afferma Salvetti, dopo la mancata designazione del revisore contabile per il consorzio, uno dei maggiori finanziatori istituzionali dell’azionariato, legato al mondo delle cooperative, ha sospeso i finanziamenti all’iniziativa. In mancanza di intervento pubblico – che comunque GKN continua a rivendicare – è importante supportare la vertenza partecipando all’azionariato popolare. Infine, l’invito del collettivo è quello di continuare a stare nelle piazze e fare del mutualismo conflittuale e del fronte unico due pratiche importanti della mobilitazione odierna, per generalizzare la lotta in modo da rendere gli scioperi realmente di massa e lottare per un sistema diverso, quello che noi ci immaginiamo e che vogliamo rende reale.
Dalla Voce delle Lotte, sosteniamo ancora una volta la vertenza del collettivo di fabbrica GKN e rilanciamo le rivendicazioni del collettivo in vista dello sciopero del 28 novembre a cui parteciperemo.
“Per questo, per altro, per tutto.”
Marco Adamo