Si è riunita a Firenze in data 12 e 13 dicembre, l’Assemblea Nazionale dei Lavoratori della Manutenzione di RFI (ANLM), nata in seguito alla firma di un accordo siglato il 10 gennaio 2024 tra sindacati firmatari del contratto (CGIL-CISL-UIL-UGL-FAST-ORSA) e Rete Ferroviaria Italiana, con il quale è stato stravolto e flessibilizzato l’orario di lavoro dei manutentori dell’infrastruttura ferroviaria, al fine di garantire lavorazioni e reperibilità in tutte le fasce orarie, ma con meno personale del necessario. Il numero elevato di licenziamenti spontanei, mai visti prima nelle ferrovie, parla chiaro rispetto al peggioramento attuato all’orario di lavoro. Dopo quasi due anni di mobilitazione contro l’accordo del 10 gennaio, ANLM discute sul proseguimento dell’iniziativa dei manutentori, valutando di ampliare la propria piattaforma rivendicativa verso la messa in discussione del “modello Brandizzo” e contro la repressione del diritto di sciopero.


Durante la plenaria di due giornate, ANLM ha individuato i punti su cui rilanciare la mobilitazione dei manutentori delle ferrovie: a partire dalle prossime elezioni delle RSU/RLS, fino ad arrivare alla messa in discussione del “modello Brandizzo” e all’attacco al diritto di sciopero dei lavoratori.

Nata come assemblea autorganizzata, nel luglio del 2024 ANLM si è costituita sindacato, per dotarsi degli strumenti a disposizione delle organizzazioni sindacali (es. assenze giustificate non retribuite per attività sindacale, etc.) ma rimanendo nel contempo indipendente dalle altre organizzazioni, in un contesto in cui si era acuito il divario con i lavoratori attivi nel sindacato di base USB, che hanno parallelamente portato avanti un altro importante filone della mobilitazione di manutentori e ferrovieri in genere negli scorsi anni. Anche ANLM, come le altre organizzazioni, si sta dunque preparando a formare i propri rappresentanti sindacali sui territori, in vista delle prossime elezioni RSU/RLS che, secondo indiscrezioni, dovrebbero essere indette dalle OO.SS. firmatarie durante la prossima primavera, a distanza di 8 anni dalla loro scadenza in tutto il Gruppo FS.

Rispetto al 2015 (anno delle ultime elezioni) il quadro è notevolmente cambiato: da una situazione di generalizzata “delega” ai sindacati tradizionali, si è passati a un contesto sindacale animato da un ampio e duraturo movimento di ferrovieri (trasversale a tutti i settori) che si è opposto alle politiche “al ribasso” a cui quei sindacati li avevano abituati. A fronte del peggioramento delle condizioni di lavoro e della firma di contratti a perdere, sono nate forme di rivendicazione sindacale autorganizzate, e molti lavoratori si sono uniti al sindacalismo di base (USB-CUB-SGB-ANLM). Favorire la scesa in campo di una nuova generazione di delegati sindacali, promotori di un modo di fare sindacato partecipativo e conflittuale, è importantissimo per far avanzare le condizioni dei lavoratori e per il miglioramento dei rapporti di forza tra lavoratori e azienda.

Durante la plenaria è stato oggetto di discussione anche il sistema organizzativo per la manutenzione ferroviaria adottato da RFI, che i manutentori di ANLM hanno chiamato “modello Brandizzo”, perché ritenuto responsabile di aver condotto alla strage operaia del 30 agosto 2023, in cui 5 operai ferroviari della ditta in subappalto Sigifer sono stati investiti da un treno mentre svolgevano lavori di manutenzione delle rotaie. Un modello di gestione della manutenzione che, come denunciato dal sindacalismo di base in occasione delle giornate di commemorazione dell’accaduto, è piegato alle necessità di produzione delle ditte in appalto e subappalto, penalizzando così la sicurezza dei lavoratori, che si trovano a dover svolgere lavorazioni in tempi più stretti del necessario.

È stato infine trattato il tema della repressione del diritto di sciopero. In reazione alla forte mobilitazione autonoma dei macchinisti negli anni ‘80, entrò in vigore la legge “anti-sciopero” 146 del 1990, sostenuta anche dai sindacati tradizionali, che iniziò a limitare la possibilità di esercitare il diritto di sciopero nei servizi essenziali come le ferrovie. Non a caso, proprio in seguito alle lotte dei ferrovieri di questi ultimi due anni, la Commissione di Garanzia scioperi (preposta ad attuare la legge 146) ha alzato il tiro: prima estendendo unilateralmente le fasce orarie in cui deve essere garantito il servizio dei treni durante gli scioperi, poi provando a inserire anche i manutentori tra i lavoratori ferroviari che devono limitare la propria azione di sciopero a orari rigidi prestabiliti (oltre a garantire gli interventi in reperibilità durante tutta la durata dello sciopero). Un punto, quest’ultimo, ancora aperto, ma che rende chiara la volontà della Commissione “anti-sciopero” di dare un’ulteriore stretta al diritto di sciopero dei ferrovieri, già fortemente indebolito.

Accogliamo positivamente l’iniziativa della ANLM, sia per la modalità di svolgimento della plenaria (in presenza e di una durata adeguata alla discussione), sia relativamente all’ampliamento della piattaforma rivendicativa, in quanto fa proprie alcune parole d’ordine importanti per il rafforzamento della mobilitazione dei ferrovieri e non solo, che già da tempo sono al centro del dibattito politico-sindacale conflittuale. Lottare contro la legge 146/90 è necessario per poter riportare lo strumento dello sciopero alla sua efficacia, e poter così rivendicare con più forza le proprie posizioni; così come non si può non considerare la tendenza alla privatizzazione delle Ferrovie nel discutere le storture del modello manutentivo.

 

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È importante continuare a organizzare assemblee dal basso sui territori, per favorire l’arricchimento del dibattito dei lavoratori intorno alle proprie condizioni di vita-lavoro, e una sempre maggiore partecipazione alla mobilitazione per migliorarle. Non ignorando il contesto economico e politico in cui si calano, ma anzi cercando di capire come le dinamiche particolari sono condizionate da quelle generali, potendo così entrare in contatto con altri settori di lavoratori, che si possono scoprire subire le stesse dinamiche (es. profitto ai danni della sicurezza, tagli al salario o perdita del posto di lavoro per favorire investimenti in riarmo). Citando il Collettivo di fabbrica ex-GKN: “non c’è fabbrica salva, in una società che crolla”.

Roberto Marchese

Roberto Marchese

Nato a Prato nel 1996, ferroviere e studente di filosofia all'università di Firenze. Collabora con La Voce Delle Lotte approfondendo sul campo le dinamiche sindacali e le lotte dei lavoratori