Kast ha trionfato al secondo turno con oltre il 58% dei voti. Jeannette Jara della coalizione di centrosinistra ha ottenuto il 41% dei voti. L’esito delle elezioni segna una dura sconfitta per il governo di Boric, punito per i suoi voltafaccia, le rinunce programmatiche e il demoralizzazione che ha generato nella sua stessa base sociale. In Cile c’è la forza per affrontare l’estrema destra, bisogna cominciare a organizzarla.
Pubblichiamo la dichiarazione a caldo dei nostri compagni cileni del Partido de Trabajadores Revolucionarios.
La vittoria elettorale di Kast è stata schiacciante, ma la crisi organica in Cile non è finita. Il programma del candidato eletto, basato su aggiustamenti, tagli allo Stato e attacchi ai lavoratori, richiederà forti offensive per poter essere attuato. Questo non è sinonimo di forza assoluta, e Kast lo sa bene, per questo ha cercato di instaurare un discorso “moderato” dopo il risultato elettorale, cercando di nascondere il suo programma di fondo, perché per portare avanti la sua agenda dovrà affrontare e sconfiggere settori chiave come il movimento operaio e quello studentesco. Di fronte a questo scenario, diventa necessario organizzare la resistenza nei luoghi di studio e di lavoro per affrontare il suo programma di attacchi, traendo le lezioni fondamentali da questi ultimi quattro anni di Boric, dove la passività che si è imposta ha permesso l’avanzata dell’estrema destra. Gli scioperi generali in Italia e Portogallo indicano la strada.
I risultati
José Antonio Kast è stato eletto con 7.240.006 voti e il 58,17%. La candidata Jeannette Jara ha ottenuto il 41,83% e 5.205.791 voti.
Il mondo imprenditoriale ha festeggiato. Il presidente della Multigremial Nacional [alleanza delle piccole-medie imprese, ndt], Juan Pablo Swett, ha espresso la disponibilità a collaborare con la nuova amministrazione. Dal Consejo del Salmón, la presidente Loreto Seguel ha espresso il suo sostegno al futuro governo e la sua intenzione di lavorare in modo collaborativo. “Il nuovo governo affronta la sfida di guidare una politica di Stato per la salmonicoltura, che ci consenta di crescere e svilupparci in modo sostenibile”, ha affermato Seguel.
La vittoria di Kast si inserisce nel contesto dell’avanzata dell’estrema destra a livello mondiale. Il repubblicano ha come riferimento Giorgia Meloni, in Italia, e in America Latina si allineerà con governi di estrema destra come quello di Javier Milei, che lo ha già salutato sul social network “X”, o Daniel Noboa in Ecuador, tutti subordinati e seguaci della politica del suo principale rappresentante internazionale Donald Trump, alla guida dell’imperialismo statunitense, che ha promosso una maggiore offensiva verso l’America Latina con gli attacchi al Venezuela e le minacce di invasioni terrestri con la sua attualizzazione della vecchia Dottrina Monroe che considera il continente come il suo cortile di casa.
Kast ha concentrato la sua campagna su misure autoritarie con la scusa della sicurezza, attacchi alla comunità migrante e tagli al settore pubblico. Ma è impossibile spiegare questo risultato elettorale senza una visione del mandato di Gabriel Boric, la passività che ha instaurato nei movimenti sociali, dei lavoratori e dei giovani, con la complicità dei leader sindacali e dei movimenti, che hanno preferito essere la base sociale del governo piuttosto che rafforzare l’organizzazione dal basso, oltre ai suoi continui voltafaccia e cambiamenti programmatici, che hanno demoralizzato la sua base sociale e incoraggiato l’avanzata dell’estrema destra.
Un governo che è arrivato promettendo profonde trasformazioni sociali, facendo campagna contro le AFP, contro le ISAPRES [fondi privati di gestione delle pensioni e della sanità, ndt] e dicendo che avrebbe “fermato il fascismo”, ma che ha finito per essere una coalizione insieme all’ex Concertación, salvando le stesse ISAPRES, introducendo una riforma previdenziale che ha rivitalizzato le AFP, rafforzando l’apparato repressivo dello Stato con livelli storici di prigionieri politici mapuche, militarizzando il Wallmapu [regione nativa dei Mapuche, ndt], cedendo su aspetti chiave dell’economia e della sicurezza all’agenda della destra che si è inasprita.
Tutto questo si è approfondito con le decisioni della campagna elettorale di Jara che per il secondo turno ha messo a capo del suo comando storici concertacionisti come Carlos Ominami, Francisco Vidal o Paulina Vodanovic, settori ampiamente ripudiati dalla grande maggioranza della popolazione.
Prima dichiarazione di Jara: discorso improntato a un’opposizione di carattere “istituzionale”
Jeanette Jara ha rapidamente riconosciuto il risultato, lanciando un appello all’unità e sottolineando la difesa degli accordi trasversali. Posizionandosi da un’opposizione “costruttiva e rispettosa”. Dando continuità alla politica di accordi con la destra che ha caratterizzato il governo di Boric, lanciando un appello a costruire un’opposizione propositiva.
La telefonata di Gabriel Boric a Kast è avvenuta quasi un’ora dopo la pubblicazione dei risultati del Servel, con un appello all’unità nazionale: “Sono molto orgoglioso della democrazia, indipendentemente da chi festeggia e da chi è triste per il risultato di oggi, il Cile in qualche modo si consolida in un modo che ci rende tutti orgogliosi”, ha affermato, mettendosi a disposizione di Kast per qualsiasi necessità: “Impegniamo tutto il nostro sostegno come governo nel passaggio di consegne, nel rispetto dei valori repubblicani. La mia conversazione con il presidente eletto è in questa linea, per questo domani lunedì avremo un incontro con il candidato eletto“, ha detto.
Kast: un primo discorso che fa appello al ‘centro’ per nascondere il suo programma di fondo
Nel suo discorso post-vittoria elettorale, Kast ha fatto continui gesti verso il ”centro politico” salutando l’ex Concertación [coalizione di centrosinistra, ndt] e gli ex presidenti Frei, Lagos e Bachelet, salutando anche Jara e incentrando la sua linea politica sul “governo di emergenza” per ristabilire l’ordine e la crescita, ma con un discorso che cercava di essere egemonico parlando di essere il presidente di “tutti i cileni” e di un governo di unità. In ogni caso, ha annunciato che il 2026 sarà un “anno difficile, molto difficile, perché le finanze del Paese non vanno bene”, preparando già il terreno per gli aggiustamenti e gli attacchi che stanno preparando, perché il suo programma di fondo comporterà maggiori sofferenze per la classe lavoratrice e i settori oppressi. Lo ha lasciato intendere con le minacce ai professori e con l’idea che “l’ideologia nelle università è finita”.
Contro la paura e la rassegnazione, rafforzare l’organizzazione collettiva dal basso per affrontare l’estrema destra
Il risultato elettorale darà fiducia a Kast e alla destra per cercare di portare avanti il loro programma antipopolare e contro le maggioranze. Ma la verità è che questo sarà un governo attraversato da contraddizioni. È necessario che le grandi centrali sindacali come la CUT e le organizzazioni studentesche come la CONFECH chiamino a combattere ogni singolo attacco e a elaborare un piano di lotta per sconfiggerli, rompendo la passività che dura da anni.
Più in generale, la crisi organica e istituzionale nel Paese rimane aperta e soprattutto la situazione internazionale appare instabile con la crisi dell’egemonia statunitense, i maggiori scontri tra potenze, un’economia in rallentamento e fenomeni aberranti come il genocidio in corso in Palestina e la guerra russo-ucraina.
Questi fenomeni influenzano e mettono sotto pressione direttamente il Cile, un’economia aperta particolarmente soggetta alle fluttuazioni della situazione internazionale e alla disputa sino-statunitense nella regione.
A sua volta, il Congresso sarà più frammentato e nessun settore avrà la maggioranza assoluta.
Ma se c’è un dato fondamentale della situazione internazionale, è l’entrata in scena di nuovi fenomeni di lotta di classe, con gli scioperi dei lavoratori in Italia in solidarietà con la Palestina, contro l’economia di guerra e di austerità, che hanno affrontato con fermezza il programma di Meloni (riferimento di Kast), lo sciopero in Portogallo che ha messo in scacco il suo governo di destra, o anche le massicce mobilitazioni contro Trump negli Stati Uniti. Di fronte all’avanzata di Kast, è fondamentale non cadere nel gioco dell’estrema destra e superare la rassegnazione e guardare a questi esempi che mostrano una strada da seguire.
In Cile esiste la forza sociale per affrontare l’avanzata dell’estrema destra. La storia recente del Paese lo ha dimostrato. Le mobilitazioni studentesche del 2011 durante il governo Piñera hanno avviato il dibattito sull’istruzione gratuita e messo in scacco Piñera. Le massicce mobilitazioni No AFP e del movimento delle donne hanno mostrato il potenziale di forza di questi settori. La rivolta popolare ha mostrato anche il potere potenziale della mobilitazione popolare. Sarà fondamentale trarre insegnamento da questi processi per uscirne rafforzati.
Da oggi si instaura la necessità di avanzare nel rafforzamento dell’organizzazione dal basso, prendendo gli esempi internazionali degli scioperi in Europa, delle lotte in Perù, in Asia, in Ecuador, che hanno saputo affrontare gli attacchi dei governi capitalisti. Dobbiamo rompere la passività che si è instaurata durante il governo di Gabriel Boric e riprendere la strada dell’organizzazione, coordinando le lotte del presente e cercando la più ampia unità di cause come quella di Julia Chuñil, in solidarietà con la Palestina, creando un coordinamento comune e cercando di rafforzare anche il movimento studentesco, delle donne e dei lavoratori.
Per questo sarà fondamentale la completa indipendenza politica dall’attuale governo di Boric. L’indipendenza di classe è una lezione fondamentale di questi quattro anni in cui Boric ha finito per essere un governo di continuità dell’ex Concertación. Non possiamo confidare che con negoziati ai vertici, con dispute parlamentari alle spalle della gente o con accordi con la destra e gli imprenditori fermeremo il governo di Kast e i suoi attacchi.
La strada della mobilitazione, dell’organizzazione e dell’indipendenza politica sarà il modo per iniziare la resistenza contro l’estrema destra. Questo compito si impone fin da questo preciso momento. A tal fine mettiamo a disposizione le risorse e la portata del nostro mezzo di comunicazione e della nostra organizzazione.
PTR – Partido de Trabajadores Revolucionarios
Sezione cilena della Frazione Trotskista - Quarta Internazionale.