Il 16 dicembre, cinque militanti di un gruppo marxista della città di Ufa sono stati condannati con pene molto severe che vanno dai 16 ai 22 anni per la loro attività di discussione bollata come “terrorista”. Non è la prima volta che esponenti e gruppi di correnti marxiste in Russia vengono colpiti da questo tipo di repressione. In questo articolo partiamo da questo recente caso di cronaca per riflettere sugli attacchi del regime di Putin alla sinistra rivoluzionaria. In un contesto in cui è necessario opporsi con forza alla crescente aggressività dell’imperialismo USA e occidentale, è al contempo necessario mantenere una posizione di indipendenza di classe e sostenere chi lotta dal basso e per una prospettiva socialista, contro dittature capitaliste e reazionarie come quella Russa, o Iraniana.


Che nella federazione russa esista una forte repressione delle voci discordanti al regime imperialista, oligarchico e poliziesco di Putin non è una novità. Arresti di massa, detenzioni arbitrarie e prolungate e repressione delle proteste sono all’ordine del giorno al fine di mantenere il regime in piedi, in particolare con lo scoppio della guerra in Ucraina, l’entrata in vigore dei nuovi articoli del codice penali fatti appositamente per punire chiunque si esprima contro l’invasione russa e la necessità di tenere il fragile fronte interno stabile. Quello che forse è meno noto, è che questa repressione tocca anche gruppi e persone della sinistra rivoluzionaria in Russia, mostrando come questa prassi sia un fenomeno che abbraccia tutti i movimenti politici e come il sostegno, perlomeno retorico, alla Russia in chiave anti-atlantista sia alquanto fallace. Lo dimostra la recente condanna di cinque militanti di un gruppo marxista nella città di Ufa, che si aggiunge ai già numerosi casi di repressione di militanti rivoluzionari.

 

Il caso dei militanti del gruppo marxista di Ufa

Il 16 dicembre il Tribunale Centrale Militare di Ekaterinburg (quarta città del paese per numero di abitanti, situata ad est degli Urali) ha approvato una sentenza contro cinque militanti marxisti: rischiano pene da 16 a 22 anni di detenzione in prigioni di massima sicurezza. I militanti facevano parte di un gruppo marxista nella città di Ufa (una città minore a sud-ovest di Ekaterinburg) fondato nel 2016 da uno degli imputati, Alexei Dmitriev un medico otorino di 43 anni, che è stato condannato a 20 anni di prigione. La stessa condanna è stata promulgata per Dmitry Chuvilin, 41 anni ed ex-membro dell’assemblea legislativa di Bashkortostan (la regione della quale Ufa è capoluogo) mentre i restanti imputati Yury Yefimov (pensionato, 66 anni), Rinat Burkeyev (attivista dell’Unione dei Volontari del Dombass, 40 anni) e Pavel Matisov (che ha combattuto in Dombass tra i ribelli filorussi) sono stati condannati rispettivamente a 18, 16 e 22 anni di prigione.

Dalla cronaca sembra che Sergei Shapozhnikov, un cittadino naturalizzato russo combattente tra i ribelli filorussi nel conflitto in Dombass e successivamente diventato membro del gruppo, abbia denunciato le attività dell’organizzazione alle autorità del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) a cui è seguito l’arresto dei cinque militanti sotto l’accusa di voler stabilire un “governo di Soviet” nella regione. Il primo processo è iniziato nel dicembre del 2023, dove un panel di giudici della Corte Centrale Distrettuale ha bollato il gruppo come “terroristico” e lo ha accusato di star orchestrando un tentativo di sovversione del governo attraverso un colpo di stato. Dal canto loro gli attivisti hanno denunciato l’arbitrarietà del processo e la falsità delle prove fornite da Shapozhnikov e dall’accusa, affermando che il loro era solo un circolo di discussione marxista.

Il gruppo, infatti, ha attirato l’attenzione del regime proprio perché rappresentava uno spazio di discussione non solo per educare e per studiare il marxismo, ma anche per scrivere articoli e convergere con altre realtà (come l’Unione dei Marxisti ed il Fronte di Sinistra ed altre organizzazioni di sinistra in altre regioni della Russia). L’autorganizzazione dei lavoratori era alla base dell’etica di questo gruppo e proprio grazie alla sua attività multidimensionale stava cercando di creare una struttura di organizzazioni a livello interregionale. Su queste premesse, e con lo scoppio della guerra in Ucraina come accennato in precedenza, il 25 marzo 2022, ufficiali dell’FSB hanno fatto irruzione nelle case di 15 membri del gruppo, usando la violenza e confiscando tutti i materiali multimediali, di propaganda e di studio storico e filosofico-politico, classificati come letteratura “estremista”. Durante l’operazione 14 persone sono state arrestate e portate nelle stazioni di polizia. Mentre solo i cinque militanti sopracitati sono stati portati a processo, i restanti sono stati rilasciati e sono stati chiamati a testimoniare. Le accuse, oltre a quella di voler prendere il potere con la forza, spaziano da creazione di una comunità terrorista” a incitazione e giustificazione pubblica di atti terroristici” fino alla preparazione al furto di armi”.

La testimonianza di Shapozhnikov, che si era unito al gruppo nel 2020, è stata la base di tutta questa operazione di repressione del gruppo. Sapozhnikov ha servito come capo squadra nelle milizie della Repubblica del Popolo del Donetsk tra il 2014 ed il 2015. Nel 2017 è stato arrestato a partire da una accusa dei Servizi Segreti Ucraini di rapina e omicidio involontario, portando alla sua detenzione cautelare nella città di Ufa fino all’aprile del 2018 momento in cui è stato rilasciato senza una giustificazione apparente. I cinque imputati del gruppo di Ufa, dopo che le indagini sono iniziate, sospettano che Sapozhnikov si sia infiltrato nel gruppo, su mandato proprio dall’FSB, per monitorare l’andamento e raccogliere informazioni su di esso.

 

La repressione del marxismo in Russia

Non è la prima volta che questo tipo di repressione colpisce gruppi o militanti marxisti. Sempre nel corso di quest’anno, Garry Azaryan, 23 anni originario del Kazakistan, dottorando in scienze politiche all’Università di San Pietroburgo, è stato condannato a 7 anni di carcere per la sua attività politica. Garry Azaryan è entrato in contatto prima con il Partito del Popolo del Kazakistan (un partito nato nel 2004 da divisioni interne del Partito Comunista Kazako, il principale partito marxista-leninista dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, che ha visto negli ultimi anni una spinta verso posizioni più socialdemocratiche) e successivamente con l’Organizzazione degli Internazionalisti Comunisti in Russia (la sezione russa dell’Internazionale Rivoluzionaria comunista), per poi unirsi all’organizzazione marxista-trotskista Worker’s Power, fondata nel gennaio del 2025. L’organizzazione ha, durante i suoi cinque mesi di attività, denunciato il carattere bonapartista del regime di Putin, la sua repressione (ed in alcuni casi eliminazione) dei dissidenti politici, le pessime condizioni lavorative in diverse fabbriche del paese, la guerra in Ucraina ed il militarismo russo. Tuttavia, ha solo iniziato ad attirare l’attenzione delle autorità e della stampa del regime solo quando ha partecipato al movimento studentesco dell’URA (Administration Relations Management) all’Università di San Pietroburgo, occasione nella quale hanno accusato l’organizzazione di infiltrarsi nel movimento per avanzare con le loro richieste politiche. Questo è bastato per reprimere l’organizzazione, con perquisizioni nelle case dei suoi componenti e l’arresto di nove studentx. Si inscrive in queste operazioni di repressione il processo a Garry Azaryan accusato di aver effettuato una chiamata pubblica al terrorismo”. L’accusa è basata sui report delle discussioni del gruppo, nei quali viene riportato che Azaryan parla di “rivoluzione” ed “odio di classe”, mostrando così come questa accusa si basi esclusivamente sul fatto che Azaryan abbia espresso le sue opinioni politiche. A margine dell’arresto di Azaryan, l’Università di San Pietroburgo ha espulso diversi compagni della Worker’s Power, che si è sciolta poco dopo per evitare ulteriori rappresaglie ai suoi membri.

Questo caso si unisce a quello, sicuramente più notorio, di Boris Kagarlitsky autorevole sociologo e direttore della rivista di studi sul marxismo Rabror” ed una delle principali voci dissidenti contro il regime di Puntin. Mentre già nel 2021 Kagarlitsky era stato arrestato mentre si recava all’università per tenere una lezione su Marx, a luglio del 2023 è stato arrestato nuovamente con l’accusa di sostenere il terrorismo e tenuto in detenzione fino al dicembre dello stesso anno, terminata grazie ad una vasta campagna di solidarietà internazionale. Tuttavia, il 13 febbraio del 2024, un tribunale militare d’appello ha condannato nuovamente Kagarlistky a cinque anni di colonia penale  per giustificazione del terrorismo”.  

Guardando indietro nel tempo, comunque, troviamo numerosi esempi di repressione di attivisti, militanti e sindacalisti della sinistra rivoluzionaria e non in Russia di cui, casi come quello di Ufa, di Azaryan e di Kagarlistky sono solo la punta dell’Iceberg. Da Alexander Kumpriyanov, sindacalista, psicoterapista e membro del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR, che poi ha abbandonato per le sue posizioni conciliatorie) accusato di frode sanitaria nel 2018 e poi rilasciato per assenza di prove, fino a Anton Orlov, coordinatore del sindacato Azione e membro del PCFR e del gruppo interregionale Unione dei Marxisti, anche lui accusato di frode a seguito di uno sciopero che aveva portato ad una forte risposta mediatica ed all’ottenimento delle proprie rivendicazioni, a cui è seguita una condanna a sei anni in colonia penale ed una multa di 250,000 rubli. Altri episodi di repressione li troviamo anche tra i gruppi di giovani. Oltre all’episodio di Azaryan, due membri dell’associazione giovanile Left Bloc, Lev Skoryakin e Ruslan Abasov sono stati detenuti per nove mesi a seguito di una azione pacifica di protesta contro le FSB. Daria Kozyreva, ragazza di 18 anni, è stata prima espulsa dall’Università di San Pietroburgo per un post sui social contro i nuovi articoli del codice penale aggiunti dal governo con l’intensificarsi del conflitto in Ucraina e poi arrestata nel 24 Febbraio 2024 (a due anni esatti dall’inizio della guerra) per aver attaccato un poster con una poesia da lei scritta sulla tomba del poeta ucraino Taras Shevshenko. Dopo un anno di detenzione cautelare ed una valutazione psichiatrica è stata rilasciata il 7 Febbraio per per aver raggiunto il periodo massimo di custodia, sarà infine condannata da un tribunale distrettuale di San Pietroburgo il 18 Aprile 2025 a due anni ed otto mesi di detenzione in colonia penale con l’accusa di “denigrazione pubblica delle forze armate”, rendendola così una delle più giovani prigioniere politiche in Russia. 

 

Una lettura d’insieme sulla Russia di oggi

Malgrado gli episodi che abbiamo descritto in questo articolo siano comuni a tutti i movimenti, organizzazioni politiche e persone che si oppongono all’operato del governo di Putin, la repressione di militanti ed organizzazioni di sinistra filo-marxista ci spinge a fare una riflessione sulle posizioni che dobbiamo avere nei confronti della federazione, soprattutto per metterci in guardia da posizioni campiste che vedono nella Russia una alternativa in chiave antioccidentale, una retorica che la federazione stessa usa sia all’interno, che all’esterno, per fare buon viso a cattivo gioco con quei paesi che ancora guardano con nostalgia all’ideale della rivoluzione comunista e dell’URSS e per promuovere il suo ruolo di alleato in opposizione all’imperialismo americano. In realtà, al giorno d’oggi la Federazione Russa è un paese estremamente reazionario, più vicino all’ideologia imperiale precedente alla rivoluzione del 1917 e  un paese nel quale si assiste ad una forte centralizzazione del potere nel capo di stato, nei funzionari e negli oligarchi, sempre più integrati nel sistema statale, un paese pervaso dalle disuguaglianze, dalla povertà e da una forte repressione delle opposizioni politiche e dei sindacati indipendenti, tutti elementi che favoriscono erosione dei meccanismi reali di protezione dei diritti sul lavoro. Come vediamo nei casi riportati in questo articolo, qualsiasi gesto, attività o iniziativa è passabile di arresto, detenzione cautelare ed infine del carcere. 

Inoltre, la povertà e la repressione sono strumentali alla conduzione della guerra in Ucraina: i reclutamenti arrivano principalmente dalle fasce più vulnerabili e marginali della società, attraverso un ricatto salariale che è difficile da rifiutare, visto che, la vita civile, non offre loro condizioni di vita adeguate. Allo stesso tempo, gli oligarchi e le strutture private legate a lo stato mettono in piedi gruppi mercenari paramilitari (come i gruppi “Wagner” o “Rusič”) che spesso si rifanno ad ideologie di estrema destra e neonaziste e che sono pienamente integrati nel sistema militare statale e legittimati dal governo. Ideologie estremiste sono invece, dal 2022, sempre più diffuse nel paese ed hanno alimentato una forte ondata di violenza per le strade: la Comunità Russa (Russkaya Obschina) uno dei più grandi gruppi di estrema destra nel paese con centinaia di migliaia di militanti, organizza in molte delle principali città del paese, ronde di quartiere in collaborazione con le forze dell’ordine e veri pogrom contro i migranti, militanti femministi, LGBTQI+ ed in generale chiunque si discosti da quella che viene considerata dalla narrazione dominante “normalità”. 

La violenza è anche tratto caratteristico del modus operandi delle forze dell’ordine e dell’apparato legislativo: gli arresti ed i processi sono spesso sommari e basati su un codice penale altamente repressivo, mentre durante le custodie cautelari o nei centri di detenzione, atti di tortura sono all’ordine del giorno. Elettroshocks, pressione psicologica e torture fisiche sono strumenti di interrogatorio molto comuni, mentre i processi penali si basano su accuse e pene spropositate e spesso fabbricate per la reale portata dei fatti. Come vediamo nei casi riportati in questo articolo, protestare, organizzarsi in gruppi politici ed anche discutere di politica sono puniti come i peggiori crimini, proprio come accadeva durante l’epoca Stalinista dell’Unione Sovietica. Oggi in Russia, parlare di politica, discutere i testi marxisti e immaginare una realtà sociale diversa sono diventate delle pene capitali

Come La Voce delle Lotte pensiamo che la solidarietà internazionalista sia uno strumento rilevante di appoggio ai marxisti russi che si trovano a dover affrontare la repressione di un regime reazionario e poliziesco. Pensiamo inoltre che episodi come questi ci devono mettere in guardia contro le posizioni campiste che vedono in tutti i paesi che si oppongono all’imperialismo americano come dei potenziali alleati e come modelli da seguire. Risulta fondamentale svelare i meccanismi che portano alla repressione delle correnti marxiste in tutto il mondo, per dare una risposta unitaria, solidaria ed internazionalista contro la repressione dell’internazionale reazionaria e l’ascesa dell’estrema destra a livello globale. Per questo denunciamo fortemente la repressione dei compagni della città di Ufa e di tutti i militanti che hanno subito arresti e processi sommari per la loro attività politica e spingiamo affinché altre organizzazioni di sinistra rivoluzionaria portino avanti delle campagne di informazione e sostegno a tutti coloro che hanno subito attacchi di questo tipo. Non lasciamo soli i compagni della sinistra rivoluzionaria in Russia e smascheriamo tutti quelli che fanno propaganda strumentalizzando delle esperienze politiche che poco hanno da spartire con una reale politica rivoluzionaria.