Traduciamo questo articolo apparso per la prima volta il 12/02/2026 su La Izquierda Diario, giornale della rete Red Internacional di cui fa parte anche La Voce delle Lotte.
Questo mercoledì si è giocato un round contro il progetto di schiavitù, che ora passerà alla Camera dei Deputati. La demonizzazione mediatica ha cercato di nascondere l’evidenza, ma è comunque rimasta esposta la crescente opposizione sociale e combattività, che aprono un nuovo panorama per la battaglia contro la legge. Tra la politica impopolare del governo e del grande potere economico, da un lato, e il totale tradimento del triumvirato della CGT e la complicità del peronismo, dall’altro, si è configurata un’importante giornata di lotta con settori che vogliono andare oltre. Il rafforzamento della sinistra, il suo ruolo in questo processo e le sfide future nella lotta per imporre uno sciopero nazionale attivo il giorno in cui si tratterà alla Camera, sulla strada della ribellione popolare e dello sciopero generale.
In modalità Bullrich. Anche quando la giornata era appena a metà, lontana dalla conclusione, le grandi imprese di comunicazione avevano deciso di avviare una feroce campagna di demonizzazione che cercava di nascondere l’evidenza: la crescita della rabbia e dell’opposizione sociale a un piano economico e politico che spinge sempre più verso la precarizzazione della vita ampi settori della classe lavoratrice, così come la disposizione alla lotta di importanti settori della classe lavoratrice e della gioventù.
Insieme all’ex ministra della Sicurezza e ora senatrice, i gruppi mediatici hanno cercato di stigmatizzare i manifestanti che protestavano con legittima ragione contro la riforma del lavoro, tentando di invertire il dibattito pubblico.
Detto in altro modo: un governo (e i suoi media alleati) che in poco più di due anni ha applicato la motosega, represso la potesta sociale, votato leggi a favore del grande potere economico e subordinato il paese a Donald Trump, e che ora cerca di avanzare con una legge di schiavitù lavorativa per attaccare il diritto di organizzazione, facilitare i licenziamenti, frazionare le ferie, mettere in discussione gli straordinari ed estendere la giornata lavorativa, tra tanti altri punti, ha cercato di mostrarsi come vittima della mobilitazione. Solo la deriva a destra del sistema mediatico può spiegare che questa operazione ridicola abbia avuto luogo.
Tuttavia, nel tardo pomeriggio-sera tutte le menzogne sono rimaste scoperte. Dopo le prime repressioni, alcune migliaia di manifestanti sono tornati nella zona del Congresso Nazionale, mentre altri nuovi arrivavano dopo il lavoro, e sono stati “accolti” da una caccia indiscriminata che ha sparato proiettili, lanciato lacrimogeni e arrestato decine di persone che manifestavano. È stato chiaro che questo era l’obiettivo del governo fin dalla prima ora. Tutto il resto sono scuse. Il governo ha ottenuto l’approvazione al Senato ma allo stesso tempo ha fallito in un obiettivo centrale: in cambio di fare concessioni ai governatori in materia fiscale, e di negoziare alcuni pochissimi punti con la CGT (consegnando i lavoratori), voleva avere una giornata pacifica per dare un segnale di “governabilità” al capitale finanziario, ma non ci è riuscito. Le strade non sono state tranquille.
Dai suoi social network, Myriam Bregman si è riferita con chiarezza alla situazione: “Patricia Bullrich è così fuori di sé che ha dimenticato che le riforme brutali generano resistenza. Se alla gioventù rubano il futuro, dovrà conquistarlo attraverso la lotta. Violenza è mentire. Violenza è votare una riforma contro il popolo. Violenza è sparare a tutto spiano dalle moto. Ridicolo pensare che gli attacchi possano passare senza che nessuno resista né alzi la voce”.
Durante la notte questa grossolana operazione del governo e dei media era stata seriamente messa in discussione e rimaneva in evidenza il tema di fondo: siamo di fronte a un governo nazionale e a un grande potere economico che si sostengono sulla base della repressione, dell’appoggio di Donald Trump e della complicità della burocrazia sindacale e dell’opposizione complice. Ma anche così, questo non può nascondere il crescente malcontento sociale. Il giorno prima l’Indec (l’equivalente argentino dell’ISTAT italiano) aveva informato che l’inflazione di gennaio era stata del 2,9%, la più alta da marzo scorso, mettendo in discussione la disinflazione, che è il principale cavallo di battaglia del governo. Allo stesso tempo, il progetto di motosega, austerità, calo dei consumi, dollaro a buon mercato, apertura alle importazioni e sottomissione a Trump e al FMI sta generando una crisi in gran parte dell’economia reale, con perdita di migliaia di posti di lavoro, mentre altri grandi problemi politici come la crisi con la polizia a Santa Fe fanno parte anch’essi dello scenario politico. Il governo non riesce né a risollevare l’economia reale, né a controllare l’inflazione, né a mostrare scene di pace politica e sociale. A tutto questo vuole aggiungere il progetto di schiavitù lavorativa.
In questo senso, la giornata ha funzionato come canale di espressione del rifiuto della riforma del lavoro, ma, in modo molto più profondo, di un’ampia opposizione sociale al governo. In modo meritorio, le migliaia di persone che si sono mobilitate e che hanno resistito di fronte alla repressione lo hanno fatto nonostante il triumvirato della CGT che ha agito in un tradimento totale, non da ora, ma da lunghi mesi in cui sta negoziando le riforme con il governo senza nemmeno chiamare uno sciopero nazionale e un piano di lotta. La timida convocazione alla giornata di questo mercoledì, senza sciopero e con “libertà d’azione” per i sindacati, e con il colmo di non occupare nemmeno la piazza di fronte al Congresso né fare almeno un comizio, ha cercato di essere funzionale a una politica di negoziazione con il governo dell’ultradestra per lasciare passare l’essenziale del piano, e per impedire che si esprima tutta la forza sociale della classe lavoratrice. Tuttavia, la rabbia si accumula, il triumvirato della CGT è screditato come mai prima e migliaia di persone hanno comunque cercato il modo di esprimere la loro rabbia e la loro resistenza, andando anche dopo il loro orario di lavoro, quando la repressione era già scatenata.
Fin dalle prime ore del mattino, il governatore Martín Llaryora del peronismo di Córdoba ha iniziato la giornata reprimendo chi manifestava in quella provincia contro la riforma del lavoro. Poiché, va segnalato, la giornata di lotta non è stata solo nella Città di Buenos Aires, ma è stata nazionale. La giornata è continuata con l’apertura della sessione al Senato grazie al fatto che a La Libertad Avanza hanno facilitato il quorum l’UCR, il PRO e settori del peronismo. Non è niente di nuovo: dall’inizio del suo governo sono stati molti di questi complici a facilitare a Milei l’approvazione della Ley Bases e di tante altre norme di austerità e svendita. Un dato da non dimenticare: coloro che hanno discusso in aula la precarizzazione lavorativa di milioni sono senatori che guadagnano 10 milioni di pesos mensili, oltre a contare in quasi tutti i casi su patrimoni milionari.
Il regime politico esprime in modo molto distorto la realtà. Tra un partito di governo che veniva da una crisi totale, debacle economica e scandali e si è salvato solo a ottobre grazie al salvataggio di Donald Trump che gli ha permesso di vincere le elezioni più per paura del caos che per sostegno, e un’opposizione di sistema frammentata, complice e in crisi, nessuno di questi attori esprime il profondo malcontento sociale che esiste. Questo è il motivo di fondo per cui cominciano a emergere nuovi settori combattivi che cercano un’altra via d’uscita.
In questo contesto la classe lavoratrice e i giovani possono contare solo sulle proprie forze. Di fronte a un governo che non ha niente da offrire se non attacchi e di fronte a un peronismo senza direzione, c’è un’altra scommessa: quella di giocarsi tutto per mettere in piedi la classe lavoratrice, con una grande sfida da oggi, che è quella di raddoppiare la lotta in ogni luogo di lavoro, di studio e in ogni quartiere per lottare per imporre dal basso uno sciopero nazionale attivo e un piano di lotta sulla strada della ribellione popolare e dello sciopero generale, in vista della discussione della riforma del lavoro alla Camera dei Deputati. Questo include una grande battaglia dal basso promuovendo i più ampi comitati di lotta, così come anche una denuncia alla cupola della CGT ma anche un’esigenza verso le direzioni sindacali di CTA, UOM, Aceiteros, Bancarios e tutti i sindacati che si pongono come più combattivi ma hanno linee conciliatrici.
Quello di questo mercoledì è stato il primo round di una lotta che è appena iniziata. Anche nel caso in cui venga approvata definitivamente alla Camera tra qualche settimana, la riforma del lavoro affronterà migliaia di episodi di resistenza in ogni luogo dove vorranno applicare la precarizzazione lavorativa e i licenziamenti. Lustramax, il Garrahan e tanti altri luoghi, lo anticipano.
Il PTS e il Frente de Izquierda sono estremamente impegnati in questa prospettiva e sono un fattore che sta giocando un ruolo crescente in queste lotte. Vengono da un 2025 in cui hanno appoggiato tutte le lotte e hanno anche conquistato un forte prestigio che si è espresso elettoralmente come un pronunciamento combattivo per essere sempre dove bisogna essere, con i pensionati, con il Garrahan, con i collettivi della Disabilità e tutti i settori in lotta, mentre molti guardavano dall’altra parte, essendo complici passivi di Milei.
Ma quella politica non è andata in vacanza, anzi è continuata durante tutta l’estate dispiegando un’immensa campagna di agitazione contro la riforma del lavoro, non solo nei luoghi abituali di militanza, ma anche apportando forze per rafforzare grandi centri turistici come Mar del Plata o Córdoba, tra gli altri, con aerei pubblicitari e milioni di manifesti e volantini. Anche, dedicando energie alle lotte più importanti come Lustramax o il Garrahan e scommettendo sulla creazione di istanze di coordinamento per circondare le lotte ma anche per costruire volumi di forza per contendere la base dei sindacati e lottare per imporre un piano di lotta nazionale dal basso. Tutto questo, mentre si dispiegava una campagna di agitazione antimperialista contro l’attacco di Trump al Venezuela, le minacce a Cuba e Iran o dando appoggio alla lotta operaia e contadina in Bolivia.
Questo mercoledì tutta quell’attività e quell’orientamento si sono riflessi nelle strade, con le migliaia che hanno partecipato insieme alla sinistra in modo critico e indipendente dalla convocazione della CGT, ma anche con l’enorme riconoscimento che c’è stato nelle strade per il partito PTS e per i suoi principali referenti come Myriam Bregman, Nicolás del Caño o Christian Castillo che sono stati fianco a fianco con migliaia di persone e sono riconosciuti come importanti referenti delle lotte e per offrire una prospettiva che oggi né la burocrazia sindacale né il peronismo offrono. Oggi non è finita nessuna lotta, anzi inizia un’altra tappa. Quei punti d’appoggio conquistati saranno messi al servizio della lotta quando si tratterà alla Camera dei Deputati, la prossima stazione. A tutti i compagni e le compagne con cui abbiamo condiviso tante sfide nelle strade, proponiamo di affrontare insieme da oggi stesso questo nuovo capitolo. Nei prossimi giorni, il PTS convocherà riunioni aperte alle quali ti invitiamo a partecipare. Queste lotte sono nelle nostre mani e sono parte della costruzione di un grande partito della nuova classe lavoratrice che dia un’altra via d’uscita alla decadenza capitalista.
Fernando Scolnik
Redazione Internazionale La Izquierda Diario
Rete di 15 giornali online militanti, in 7 lingue, animati dalla Frazione Trotskista per la Quarta Internazionale (FT-QI), di cui La Voce delle Lotte è la testata in Italia.