Nel 1944 viene pubblicata, postuma, una raccolta di scritti di Lev Trotsky dal titolo “Fascismo: che cos’è e come combatterlo”, proprio negli anni dell’ascesa dei movimenti fascisti in Europa. In queste pagine il rivoluzionario russo definisce con precisione gli elementi che caratterizzano il fascismo storico, ne colloca l’emergere nella crisi del capitalismo e dell’ordine geopolitico dell’epoca, e discute criticamente le risposte dei partiti socialdemocratici e comunisti. Centrale, nella sua proposta, è la politica del “fronte unico”, intesa come unità d’azione tra organizzazioni operaie per contrastare il fascismo senza rinunciare all’indipendenza politica.

Sebbene il contesto attuale abbia molti elementi di differenziazione da quello, di oltre 80 anni fa, in cui scriveva Trotsky, abbiamo ritenuto utile pubblicarne una versione tradotta in italiano, per stimolare una riflessione su una caratterizzazione precisa del fascismo, ma anche su quale sia la genealogia delle tensioni tra orientamenti differenti nella lotta contro l’estrema destra contemporanea.

Qui l’opuscolo integrale in italiano.

 


 

Siamo in una fase di crisi, militarizzazione e rafforzamento delle tendenze autoritarie nelle democrazie liberali , sancito dall’ascesa , talvolta fino a posizioni di governo, di partiti di estrema destra. Allo stesso tempo, si intensificano gli attacchi a migranti e comunità LGBTQ+, oltre a chi lotta contro il sionismo, le politiche imperialiste e la devastazione ecologica, ma anche semplicemente per difendere i propri diritti sul posto di lavoro. Esistono quindi significative analogie tra la fase odierna e quella in cui emerse il fascismo storico: come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, anche oggi il capitalismo risponde con una deriva reazionaria e tendenze alla guerra a certe sue difficoltà strutturali, come le conseguenze di una crisi economica globale e la decomposizione di un ordine geopolitico egemonico (al tempo britannico, ora statunitense). Vi è quindi l’urgenza di costruire un piano di lotta all’altezza della sfida da parte di chi aspira a un superamento radicale dello status quo, per evitare di rimanere intrappolati in una crescente spirale di sfruttamento, disastro ecologico e conflitti bellici.

Capire il fascismo, oggi come ieri, resta così un compito fondamentale per costruire una politica rivoluzionaria. Tuttavia, non solo nella società civile ma anche nella sinistra parlamentare, liberale e persino in settori che si richiamano al socialismo o al comunismo, permane una notevole confusione nel definire questo fenomeno, tanto nella sua forma originaria quanto nella sua evoluzione storica. Comprendere il ruolo che il fascismo ha avuto nelle dinamiche dello sviluppo capitalistico e imperialistico è essenziale non solo per distinguere in astratto i cosiddetti “fascismi” contemporanei da quelli del passato, ma anche per dotarsi di parole d’ordine in grado di evitare che i sentimenti di ripudio nei confronti delle politiche ultra-reazionarie da parte di settori sempre più ampi di giovani e lavoratori vengano strumentalizzati da quelle stesse forze di centro e centro-sinistra che con le loro politiche di attacco alle classi popolari hanno preparato il terreno all’ascesa dell’estrema destra, non solo in Italia, ma a livello internazionale.

Il fascismo storico ed estrema destra contemporanea

L’analisi di Trotsky che qui presentiamo ci fornisce quindi alcuni elementi importanti per caratterizzare, in controluce, l’ascesa dell’estrema destra contemporanea, la quale presenta caratteristiche specifiche e si sviluppa in una congiuntura distinta, in Italia e altrove, rispetto a quella del fascismo storico: se è vero che nel governo Meloni la componente centrista è minoritaria, lo è altrettanto che in Fratelli d’Italia sono assenti molti degli elementi specifici dei partiti fascisti (corporativismo, rifiuto della democrazia borghese, milizie paramilitari); come per il fascismo storico il referente sociale di FdI è rappresentato da ampi settori delle classi medie ‘vecchie’ (proprietari di piccole attività) e ‘nuove’ (professionisti), mentre nella coalizione di governo la Lega dà voce agli interessi confindustriali (medio-grandi imprese)1. La contestata ascesa della destra anche estrema (hindutva, trumpismo, bolsonarismo, Milei, Fratelli d’Italia, ecc.) esprime quindi, essenzialmente, la polarizzazione reazionaria di settori sociali intermedi, e in subordine di settori operai e popolari, oltre a rappresentare un utile strumento dal punto di vista del grande capitale per rafforzare la repressione e la centralizzazione del potere al servizio di un’intensificazione del riarmo, nel quadro di tensioni inter-capitaliste e inter-imperialiste globali che si aggravano. Mancano però oggi alcuni elementi cruciali che definirono la specifica collocazione del fenomeno fascista nella storia della lotta di classe in Europa: una fase di conflitto di classe molto intenso seguita da una sconfitta di un tentativo rivoluzionario del movimento operaio, una piccola borghesia non solo polarizzata a destra, ma mobilitata come forza d’urto di massa per distruggere fisicamente le organizzazioni popolari e della classe lavoratrice, e un progetto apertamente autoritario della borghesia.

A partire da queste considerazioni è possibile dire qualcosa anche sugli Stati Uniti d’America della seconda presidenza Trump, referente internazionale del governo Meloni. In primo luogo le istituzioni politiche americane sono un caso di studio dell’autoritarismo latente connaturato alla democrazia liberale stessa: corte suprema a vita, collegio elettorale non rappresentativo, presidenzialismo, ecc. Questo facilita il disegno autoritario specifico del governo Trump, appoggiato da importanti settori della borghesia, come dimostrano le posizioni di Elon Musk e Peter Thiel, nonché la ricezione MAGA del Project 2025. In più, per via della sua eredità schiavista e imperiale, la borghesia americana, e quella medio-piccola in particolare, è più ideologizzata a destra di quella italiana, e per certi versi relativamente più attiva. Lo dimostrano il fenomeno delle milizie volontarie ed episodi desultori di mobilitazione, come lo Unite the Right rally a Charlottesville nel 2017 e l’assalto al Campidoglio nel 2021. Tuttavia, per ripetere, laddove le contraddizioni oggettive e la radicalizzazione a destra appaiono più acute, come negli USA per via della loro vicenda storica, le situazioni di Trump e Meloni sono accomunate, nel bene e nel male, dall’assenza di una mobilitazione permanente e di massa, tanto a destra quanto a sinistra dello spettro politico. In questo senso sono entrambi figli sani di un panorama sociale modellato dagli ultimi 40 anni di restaurazione neoliberale2, che ha progressivamente svuotato le istituzioni sia della classe lavoratrice organizzata, sia della società civile di destra. Tale condizione si esprime più prosaicamente nella dimostrata fragilità del consenso di quest’ultima: la coalizione di Trump sta mostrando crepe enormi a seguito della guerra contro l’Iran; Meloni è apparsa saldamente al comando per 3 anni, nonostante un sostanziale immobilismo, di fronte a un centro-sinistra incapace di offrire un’alternativa, salvo essere sonoramente sconfitta al referendum costituzionale di marzo 2026. Di contro, nuovi fenomeni di polarizzazione a sinistra e mobilitazione di massa, con un ruolo non indifferente di settori strategici della classe lavoratrice – come il Blocchiamo Tutto in Italia contro il sostegno al genocidio del governo, ma anche lo sciopero di Minneapolis dello scorso febbraio negli USA, contro gli attacchi agli immigrati dell’ICE trumpiana – fanno tuttavia ben sperare, e indicano la via per sviluppare una risposta l’ascesa dell’estrema destra internazionale, nel quadro più complessivo di crisi, militarizzazione e guerre imperialiste.

L’attualità politica dell’analisi marxista di Trotsky sul fascismo

Sforzarsi di fissare in maniera precisa tutti questi elementi è politicamente importante nella misura in cui aiuta a contrastare una tendenza radicata nella storia recente della sinistra italiana e non solo: la costante evocazione di un imminente pericolo fascista. In questa profezia che mantiene la propria validità proprio perché non si auto-avvera mai, il fascismo smette di indicare una forma specifica di Stato e/o movimento reazionario, e diventa sinonimo di fenomeni più generici come politiche liberticide, torsioni autoritarie, disprezzo per le diversità o culto del leader. Il problema è duplice. Da un lato, l’uso dell’etichetta “fascista” per ogni governo reazionario scolorisce la peculiarità del fascismo stesso. Dall’altro, il grido ricorrente e impressionista al “pericolo fascista” sposta l’attenzione dal fatto che la lotta all’estrema destra non può avvenire attraverso fronti interclassisti, ma solo tramite un movimento di massa centrato sull’indipendenza di classe e su un programma che affronti le torsioni autoritarie della democrazia borghese contemporanea attraverso una serie di rivendicazioni democratico-radicali3.

Questo, di modo tale da smascherare le contraddizioni delle forze centriste rispetto alla loro capacità di rappresentare un baluardo di fronte a tendenze reazionarie e repressive che hanno la propria radice nelle stesse istituzioni democratiche liberali: si pensi al ruolo dei presidenti della repubblica nel nominare governi tecnici e anti-popolari in momenti di crisi (Napolitano con Monti nel 2011 e Mattarella con Draghi nel 2021); si pensi, alla decretazione d’urgenza, ormai da tempo strumento principe per legiferare senza il minimo controllo democratico – in particolare per criminalizzare il dissenso e i migranti – da parte di forze politiche di ogni colore; si pensi a leggi elettorali iper-maggioritarie, anch’esse promosse senza distinzione dalle forze politiche dell’arco parlamentare a vantaggio di un rafforzamento del potere esecutivo.

Rivendicare l’indipendenza di classe, inoltre, non vuol dire negare l’esigenza di una maggiore unità nella lotta tra i settori di avanguardia anticapitalisti, e tra questi ultimi e fasce più larghe della classe lavoratrice, un tema che però va risolto con maggiore coordinamento e organizzazione indipendente delle avanguardie stesse, accanto a una politica di sfida alle burocrazie dei grandi sindacati sul terreno del conflitto; una politica di “fronte unico” – per dirla con Trotsky – che ha mostrato le sue potenzialità durante il Blocchiamo Tutto, con lo sciopero generale del 3 ottobre 2025 contro il genocidio in Palestina4.

Infine, insistere su una caratterizzazione precisa dei fenomeni politici, sia chiaro, non significa che non esistano più e non siano una minaccia i fascisti veri e propri, ovvero gruppi e organizzazioni al servizio dei padroni, direttamente impegnati nell’attaccare con la violenza settori oppressi, come migranti e comunità LGBT+, lavoratori e chi lotta al loro fianco. Durante il Blocchiamo Tutto dello scorso autunno, ad esempio, abbiamo visto in decine di casi attacchi squadristi da parte di varie forze della galassia nera, – ma anche dei giovani di Fratelli d’Italia – contro le occupazioni delle scuole superiori. Si tratta di settori che con Meloni & co. stanno trovando crescenti spazi di agibilità, di frequente entro le stesse strutture della Lega e di FdI. Si può quindi affermare che entro i partiti stessi siano attive componenti (neo)fasciste, tuttavia non si sta assistendo a un fenomeno inedito, bensì alla fase più recente del processo di simbiosi tra destra conservatrice ed estrema destra cui diede il via l’ingresso di Alleanza Nazionale nel primo governo Berlusconi già nel 1994. D’altro canto gli spazi di agibilità non mancano anche in alcuni contesti a guida PD. A tal proposito, poche settimane fa ha aperto la sua prima sede – nella Firenze amministrata proprio dal PD – Futuro Nazionale, organizzazione che il generale Roberto Vannacci sta mettendo in piedi insieme a elementi apertamente fascisti. Rimane quindi fondamentale il problema dell’anti-fascismo militante e dell’auto-difesa operaia e popolare, laddove l’anti-fascismo istituzionale mostra tutta la sua impotenza di fronte agli attacchi da parte delle istituzioni stesse a chi realmente lotta contro la reazione e le politiche che la accompagnano: ci riferiamo alle denunce recentemente recapitate a chi, sempre a Firenze, ha protestato contro Futuro Nazionale, ma anche, più in generale, all’ondata di arresti in corso contro chi ha lottato per la Palestina, nonché ai lavoratori, particolarmente nei trasporti e nella logistica, colpiti dalla legislazione anti-sciopero.

Gli Scritti sul fascismo di Trotsky come contributo alla riflessione strategica

Per contribuire a riempire la cassetta degli attrezzi da usare contro l’estrema destra e il fascismo, il pamphlet di Trotsky, qui tradotto per la prima volta in Italiano, crediamo rappresenti un utile strumento da cui distillare alcuni punti di analisi e proposta politica ancora attuali. Si tratta di un insieme di scritti elaborati durante l’ascesa del fascismo in Europa, pubblicato nel 1944 con il titolo “Fascismo: che cos’è e come combatterlo”. In questo contributo, Trotsky individua con chiarezza gli elementi che definiscono il fascismo e critica, oltre alle posizioni dei partiti socialdemocratici, quelle degli stalinisti dell’epoca. Al contempo, il rivoluzionario bolscevico proponeva ai comunisti una prospettiva di fronte unico, ovvero una proposta di unità d’azione contro il fascismo, da lanciare alle organizzazioni operaie riformiste per contendere l’influenza delle burocrazie di queste ultime sulle proprie basi di massa ed evitare zig-zag tra ‘settarismo’ e ‘opportunismo’. Ci si riferisce al passaggio dalla negazione dell’eccezionalità della sfida per il movimento operaio posta dal fascismo e dal nazismo da parte della Terza Internazionale stalinizzata – atteggiamento che avrebbe indirettamente favorito l’ascesa di Hitler nel 1933 – all’alleanza dei partiti comunisti legati a Mosca con socialdemocratici e liberali: la politica dei Fronti Popolari nel nome della quale sarebbero stati sacrificati processi rivoluzionari come l’occupazione delle fabbriche in Francia nel 1938 e la guerra civile spagnola del 1936-39. Infine, con il patto Molotov Ribbentrop del 1939 gli stalinisti sarebbero tornati a denunciare astrattamente l’uguaglianza tra democrazia liberale, social-democrazia e fascismo, prima di subordinare nuovamente a forze liberali e riformiste movimenti potenzialmente rivoluzionari emersi dalla Seconda Guerra Mondiale, come la Resistenza in Italia, di fatto mettendo la firma sulla restaurazione borghese: questo il senso del ruolo giocato dal Partito Comunista Italiano di Togliatti alla scrittura della Costituzione.

 

Sebbene quindi il contesto attuale abbia molti elementi di differenziazione da quello, di oltre 80 anni fa, in cui scriveva Trotsky, il documento che avete in mano può stimolare non solo una riflessione su una caratterizzazione precisa del fascismo, ma anche su quale sia la genealogia delle tensioni tra orientamenti differenti nella lotta contro l’estrema destra contemporanea, quindi sulla necessità di discuterne per costruire una strategia all’altezza delle sfide contemporanee.

 

 

Redazione Voce delle Lotte

 

 

NOTE

1. Per una caratterizzazione approfondita del governo a guida Fratelli d’Italia rimandiamo a: Redazione Egemonia (2022) “Convergenza e strategia rivoluzionaria contro guerra, crisi e destra al governo”. Egemonia 4.; id. (2023) “Meloni un anno dopo: cos’è, cosa fa la destra al governo, e come possiamo contrastarla”. Egemonia 6.

2. Per approfondire si veda E. Albamonte (2021) “Il metodo marxista e l’attualità dell’epoca di crisi, guerra e rivoluzioni”. La Voce delle Lotte.

3. G. Del Panta (2023) “Quale democrazia? L’elemento democratico-radicale nella politica rivoluzionaria”. Egemonia 6. 

4. G. Lingetti e L. Tartaglia (2025) “Protagonismo operaio e ritorno della gioventù in lotta con la Palestina: come rafforzare e strutturare la mobilitazione?”. La Voce delle Lotte.

 

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