La Corrente Rivoluzione Permanente – Quarta Internazionale si oppone alle minacce militari dell’imperialismo nordamericano contro l’isola di Cuba e propone di dare slancio ad una campagna di solidarietà attiva con il popolo cubano, come per mettere fine al blocco ed all’assedio energetico imposto dagli Stati Uniti.

No alla minaccia di intervento militare a Cuba!

Abbasso il blocco economico ed energetico degli Stati Uniti!

Solidarietà attiva con il popolo cubano!


L’offensiva imperialista degli Stati Uniti contro Cuba è entrta in una fase di gravità estrema. Nelle ultime settimane, l’aggressione dell’imperialismo statunitense contro l’isola ha avuto un salto qualitativo che impone la necessità della risposta più energica possibile da parte dei lavoratori e dei popoli del mondo. Trump ha insistito per mantenere un brutale blocco petrolifero, per rafforzare le sanzioni e approfondire l’isolamento economico fino a estremi mai visti, soffocando deliberatamente le fonti energetiche praticamente di tutto il paese, ed ha annunciato un processo giudiziario contro Raul Castro. Le minacce dirette dell’imperialismo statunitense si sono intensificate pericolosamente, aprendo ad una possibilità reale di intervento militare diretto da parte di Washington.

La minaccia di un’aggressione imperialista contro Cuba si fa via via più concreta. Per questo, dalla Corrente Rivoluzione Permanente – Quarta Internazionale, che organizza la Rete Internazionale La Izquierda Diario, facciamo pubblica una dichiarazione urgente alla classe lavoratrice, alla gioventù combattiva, ai movimenti sociali, alle organizzazioni democratiche, ai sindacati, ai centri studenteschi, agli organismi per la tutela dei diritti umani così come alle organizzazioni della sinistra anticapitalista ed antimperialista dell’America Latina, degli Stati Uniti, dell’Europa e del mondo intero, affinché si costruisca immediatamente una campagna di mobilitazione internazionale combattiva ed anti-imperialista in solidarietà con il popolo cubano.

 

Dall’asfissìa economica alla minaccia di intervento militare

La politica di Trump e Marco Rubio è fatta per alzare l’isolamento economico dell’isola a livelli insopportabili per il suo popolo. Il blocco energetico rappresenta una vera guerra sociale: pretende di paralizzare ospedali, trasporti, generazione elettrica, produzione e servizi di base, aggravando brutalmente le condizioni di vita di milioni di persone. Tutto questo, per raggiungere un obbiettivo strategico fortemente perseguito da Washington: trasformare l’isola in una nuova colonia sottomessa agli interessi dell’imperialismo statunitense.

La strategia di limitare la somministrazione energetica esprime un vero e proprio atto di guerra, ed implica il tentativo di provocare deliberatamente il collasso dei trasporti, degli ospedali, della generazione elettrica, dei servizi pubblici e della produzione, aggravando brutalmente le condizioni di vita di milioni persone con l’obbiettivo di sottomettere un popolo mediante la fame e la disperazione. Senza elettricità, non funzionano gli ospedali, non si possono conservare i vaccini, non si distribuisce acqua potabile e non funziona gran parte delle infrastrutture di base. Il soffocamento della produzione energetica viene utilizzato dichiaratamente come strumento di destabilizzazione politica per imporre un cambio di regime sotto tutela imperialista. Denunciamo categoricamente l’uso di sanzioni economiche coercitive come armi di guerra per sottomettere la volontà dei popoli.

L’offensiva contro Cuba fa parte di una strategia più ampia di ricolonizzazione imperialista dell’America Latina e dei Caraibi nel contesto di una crescente crisi capitalistica mondiale e dell’aumento di dispute tra potenze capitaliste. Washington ambisce a riaffermare il suo controllo geopolitico, economico e militare sulla regione, resuscitando la Dottrina Monroe con rinnovata brutalità.

Cuba occupa un luogo centrale in questa offensiva, perché la mera esistenza della rivoluzione cubana continua ad essere un affronto storico per l’imperialismo. Nonostante decenni di embargo, sabotaggi ed aggressioni, l’imperialismo non è ancora riuscito a cancellare completamente il significato storico di una rivoluzione che ha espropriato il capitale ed ha espulso gli USA dall’isola. Per questo, l’obbiettivo strategico dichiarato di Washington continua ad essere la distruzione definitiva di ogni conquista sociale ereditata dalla rivoluzione cubana, avanzando verso una restaurazione capitalista completa sotto regime di subordinazione coloniale.

Le minacce militari recenti fanno parte di una strategia concreta di intimidazione e preparazione politica ad un’eventuale aggressione diretta. In questo solco si inserisce pure il giudizio annunciato contro Raul Castro, una delle figure più influenti del regime cubano. I voli di ricognizione statunitensi attorno all’isola si sono intensificati, mentre aumenta la presenza di unità navali e militari: la USS Nimitz, una delle principali portaaerei della marina statunitense, si è posizionata a sud della costa cubana.

L’esperienza recente del Venezuela dimostra fino a che punto è disposto ad arrivare l’imperialismo statunitense per imporre i propri interessi in America Latina. L’attacco militare del tre di gennaio, le bombe su Caracas e altre città, così come la cattura di Nicolas Maduro hanno posto un grave precedente per l’America Latina. Dopo anni di sanzioni devastanti, blocchi finanziari, confisca degli utili, l’imperialismo statunitense ha avanzato fino a giungere ad un’intervento militare aperto quando hanno potuto osservare che queste misure non erano riuscite ad imporre il cambio di regime inizialmente sperato. Oggi, il Venezuela vive sotto condizioni di subordinazione profonda, in una situazione che mette in luce l’esistenza di un vero e proprio protettorato, in accordo con i diktat di Trump, che ha persino sospeso l’invio di petrolio verso l’isola di Cuba.

 

La complicità dei governi latinoamericani

Il programma dei governi latinoamericani di fronte a questa offensiva è profondamente vergognoso. I governi di destra della regione operano come agenti diretti della politica statunitense e sostengono apertamente l’aggressione contro Cuba. Il governo di Javier Milei in Argentina rappresenta l’espressione massima della subordinazione coloniale agli Stati Uniti; un’orientazione che condividono governi come quello di Rodrigo Paz in Bolivia e Josè Antonio Kast in Cile.

Tuttavia, la complicità non si limita ai governi di destra. Anche gli auto-proclamati governi “progressisti” hanno dimostrato una subordinazione profonda alla politica imperialista di Washington.

Il governo di Lula in Brasile mantiene relazioni con Trump e facilita gli obbiettivi strategici dell’imperialismo nella regione. Passando oltre le dichiarazioni diplomatiche occasionali, la politica reale del governo brasiliano si adatta agli interessi geopolitici statunitensi. Nel caso del governo di Claudia Sheinbaum in Messico, la sospensione dell’invio di petrolio verso Cuba rappresenta un aumento gravissimo del grado di subordinazione del paese nei confronti di Washington. Questa politica rende il governo Messicano complice diretto dell’aggressione imperialista e dell’intento di soffocare energeticamente l’isola. Non si può porre rimedio a questo con l’ “aiuto umanitario” che dichiara di inviare, mentre ciò di cui necessita urgentemente il popolo cubano in questo momento è il combustibile. Mentre si moltiplicano i discorsi diplomatici ambigui, si consolidano fatti concreti che favoriscono i piani di Trump e Rubio.

Il caso del governo di Delcy Rodriguez in Venezuela, che si è unito agli sforzi di isolare Cuba in completa sottomissione ai propositi di Trump, è particolarmente offensivo. Questo governo è giunto al vertice del suo allineamento collaborazionista con Donald Trump, tanto che non è nemmeno stato in grado di esprimere una dichiarazione di solidarietà con Cuba di fronte a una tale asfissìa da parte degli USA. Non ha nemmeno mobilitato ufficialmente alcuna forma di aiuto umanitario. Nei fatti, il chavismo residuale nel governo si unisce al criminale blocco petrolifero a Cuba. Allo stesso modo, la maggior parte dei governi dell’America Centrale hanno seguito il percorso di sottomissione a Trump nella sua aggressione a Cuba. Un esempio chiaro di questo è l’espulsione del corpo diplomatico di Cuba in Costa Rica, senza altro motivo che quello di voler far parte della campagna di Washington contro l’isola.

Neanche potenze capitaliste come la Cina o la Russia rappresentano un’alternativa per l’emancipazione dei popoli latinoamericani. Le loro relazioni con Cuba sono dettate dai propri interessi economici e geopolitici, e non ad una politica internazionalista conseguente della difesa di autodeterminazione dei popoli. L’esperienza recente dimostra che nessuna potenza capitalista si opporrà seriamente all’offensiva imperialista statunitense contro Cuba. Per questo motivo, l’unica forza realmente capace di frenare l’aggressione imperialista nella regione è la mobilitazione indipendente ed internazionalista della classe lavoratrice e dei popoli del mondo.

 

La nostra difesa di Cuba è indipendente dal governo e dalla burocrazia cubana

Il destino di Cuba dev’essere deciso esclusivamente dal popolo cubano, senza patrocini esteri, interventi imperialisti o imposizioni coloniali di alcun tipo. Nessuna potenza imperialista ha diritto di decidere del futuro politico, economico o sociale di Cuba. L’autodeterminazione del popolo cubano deve essere difesa incondizionatamente di fronte all’aggressione imperialista. Affermiamo che, senza alcun dubbio, nel momento in cui si dia qualsiasi tipo di confronto militare ci posizioniamo per la vittoria militare di Cuba contro gli Stati Uniti.

Poniamo tale difesa incondizionata di Cuba da una posizione politica completamente indipendente dal regime burocratico guidato da Dìaz-Canel. Difendere Cuba dall’imperialismo non significa appoggiare il regime politico cubano che applica politiche pro-capitalistiche avanzate dalla burocrazia di governo.

Le riforme iniziate dal governo cubano negli ultimi anni hanno rafforzato le tendenze restaurazioniste e pro-capitaliste che approfondiscono le disuguaglianze sociali ed erodono importanti conquiste storiche della rivoluzione. Mentre l’imperialismo intensifica il blocco, la burocrazia pone misure che favoriscono le dinamiche di mercato, i privilegi economici e l’apertura a settori capitalisti, deteriorando ulteriormente le condizioni di vita di ampie fasce dei settori popolari, un fenomeno intensificatosi con le riforme degli ultimi mesi, come ad esempio quelle che permettono la creazione di imprese miste ed il ritorno di imprenditori cubano-americani sull’isola. Queste politiche avvengono sotto un programma fatto di misure di austerità contro la classe lavoratrice, come ad esempio l’unificazione monetaria apportata con un colpo inflazionario fenomenale, la quasi scomparsa della tessera annonaria, le varie ondate di licenziamenti nel settore pubblico, gli aumenti delle tariffe etc.

La disuguaglianza sociale che continua a crescere a Cuba costituisce una minaccia profonda per tutto ciò che resta delle conquiste storiche della rivoluzione. Mentre ampi settori popolari soffrono le interruzioni dell’elettricità, il deteriorarsi dei propri standard salariali, la scarsità di beni e altre crescenti difficoltà, così come maggiori livelli di povertà e precarietà, i settori vincolati alla burocrazia e agli affari associati al capitale straniero accumulano privilegi economici sempre più grandi.

Sulla stessa linea, il governo cubano continua a restringere le possibilità di organizzazione indipendente dei lavoratori, dei giovani e dei settori popolari. La persecuzione, la criminalizzazione e l’incarcerazione di attivisti, lavoratori e manifestanti costituisce un grave ostacolo per l’opposizione all’aggressione imperialista. La difesa di Cuba contro l’imperialismo richiede precisamente il rafforzamento dell’organizzazione democratica e la mobilitazione indipendente della classe lavoratrice e del popolo.

La burocrazia di governo intende presentare una falsa dicotomia tra la sottomissione al regime esistente e la politica promossa da Trump e dalla destra di Miami. Respingiamo completamente questa operazione, ma l’amministrazione Trump esige la sua resa totale. I negoziati che stanno continuando in pubblico quanto, sicuramente, in privato, a giudicare dall’escalation retorica di entrambe le parti, sembrano non stare avanzando, almeno non ai ritmi e nella profondità che pretende Washington. Denunciamo il fatto che la “cupola” della burocrazia del Partito Comunista vuole aprire l’economia del paese agli USA, e porre fine a ciò che resta delle conquiste sociali già degradate, al fine di poter preservare i propri interessi economici e politici.

Bisogna ricostruire una prospettiva socialista e rivoluzionaria dal basso, basata sull’autorganizzazione democratica dei lavoratori e dei settori popolari, sul controllo democratico dell’economia da parte della classe lavoratrice ed al tempo stesso sul combattimento contro l’imperialismo e contro le tendenze di restaurazione borghese sospinte dalla burocrazia che restringe i diritti democratici del popolo lavoratore.

È necessario mettere fine al regime a partito unico, che impone una brutale oppressione politica sulle masse, e rivendicare la legalizzazione di quelle organizzazioni politiche che difendono le conquiste sociali della rivoluzione, opponendosi tanto all’imperialismo quanto alla restaurazione capitalista, così come lottare per un vero governo dei lavoratori e dei contadini poveri, basato sugli organismi di autodeterminazione e democrazia dei lavoratori. Che siano queste organizzazioni delle masse quelle a discutere di come invertire il corso restaurazionista, far fronte alla disuguaglianza crescente e tirare fuori il paese dalla crisi.

Devono essere questi organismi di autodeterminazione dei lavoratori ad assumere il controllo delle risorse e dell’economia, e di tutto quello che si può ottenere dall’esterno, in funzione delle necessità e degli interessi della maggioranza popolare. Su questa base, è necessario stabilire un sistema di pianificazione democratica nel quale i lavoratori decidano cosa produrre, come distribuire le risorse e per quali scopi, di cosa e come si negozia con altri paesi o imprese straniere.

Questo implica mettere fine ai privilegi economici e sociali della burocrazia: i loro negozi, dove si commercia in dollari, il loro accesso privilegiato ai beni importati, le loro residenze esclusive e tutto il congiunto dei meccanismi di disuguaglianza e privilegio che hanno accompagnato l’avanzata restaurazionista devono terminare.

 

Per una campagna internazionale di solidarietà attiva

Dalla Corrente Rivoluzione Permanente – Quarta Internazionale (CRP-QI) denunciamo categoricamente questa nuova escalation imperialista contro Cuba, e chiamiamo ad una mobilitazione internazionale di massa in difesa del popolo cubano. Rigettiamo in maniera assoluta il blocco criminale imposto dagli Stati Uniti. Respingiamo tutte le sanzioni economiche e finanziarie, il blocco petrolifero e qualsiasi intento di intervento militare diretto o indiretto contro l’isola. La nostra solidarietà incondizionata è con la classe lavoratrice cubana ed i settori popolari – i lavoratori, i contadini, i giovani, le donne, gli afrocubani ed i pensionati – che resistono quotidianamente le bestialità di una politica estera prepotente e guerrafondaia da parte degli Stati Uniti. Attualmente, come CRP-QI, facciamo parte di campagne ed iniziative che si stanno realizzando in Argentina, Messico, Brasile ed altri paesi.

La situazione attuale esige la più ampia mobilitazione internazionale anti-imperialista. Le organizzazioni di massa, come i sindacati e le centrali operaie – ed in particolare quelle dei lavoratori del settore petrolifero del continente – ai centri studenteschi, ai movimenti culturali e popolari, alle organizzazioni delle donne, che durante gli anni hanno rivendicato l’esperienza cubana, devono mettersi in prima fila con chiamate attive alla solidarietà con il popolo cubano.

Facciamo appello alla sinistra latinoamericana, statunitense, europea e del resto del mondo, che rivendica l’anti-imperialismo a dare forza ad una campagna di solidarietà internazionale attiva contro l’embargo, l’isolamento energetico, contro le sanzioni e contro qualsiasi minaccia di intervento militare contro Cuba.

Per rispondere alla crisi capitalista internazionale, l’imperialismo statunitense cerca di scaricare il peso della sua decadenza sui popoli del mondo attraverso le guerre, le sanzioni, gli embarghi e le aggressioni militari. La lotta contro l’embargo a Cuba è parte di una lotta generale contro l’imperialismo, il militarismo e lo sfruttamento capitalista.

La classe lavoratrice statunitense ha un’enorme responsabilità politica in questa lotta. I sindacati, le organizzazioni popolari ed i settori di sinistra negli Stati Uniti devono confrontarsi attivamente con la politica imperialista del proprio governo. È fondamentale articolare una campagna massiva dentro gli Stati Uniti contro l’embargo e contro qualsiasi forma di intervento militare o aggressione imperialista a Cuba.

Esigiamo la piena libertà nella lotta e nella protesta per i giovani ed i lavoratori! Pretendiamo la fine della persecuzione politica contro coloro che denunciano le disuguaglianze sociali, l’oppressione politica e l’avanzamento di misure restaurazioniste! Esigiamo al tempo stesso il rispetto delle libertà di organizzazione, manifestazione ed associazione per i lavoratori ed i settori popolari cubani!

 

Petrolio per Cuba adesso!

La solidarietà con Cuba non può ridursi a vuote dichiarazioni diplomatiche, né a proclami simbolici; deve esprimersi con azioni reali di mobilitazione internazionale. La sua difesa contro l’imperialismo è un compito urgente per tutti i lavoratori ed i popoli oppressi del continente. Chiamiamo a organizzare azioni di solidarietà attiva in ogni paese. È necessario organizzare mobilitazioni di fronte alle ambasciate statunitensi, giornate internazionali di lotta, campagne sindacali, azioni studentesche ed espressioni di protesta di massa contro l’embargo e contro qualsiasi minaccia di intervento militare.

È urgente dare slancio ad una grande campagna internazionale per l’invio immediato di petrolio e risorse energetiche a Cuba. Lula, Sheinbaum e Petro, che si presentano come “amici di Cuba”, devono rompere la loro completa subordinazione a Washington ed inviare immediatamente combustibile all’isola. I sindacati dei lavoratori petroliferi, le organizzazioni operaie e popolari, e la sinistra latinoamericana devono attivarsi per una campagna continentale di solidarietà materiale con Cuba. A fronte della politica criminale di soffocamento energetico di Trump e Rubio, è necessario rispondere con la solidarietà operaia e popolare internazionalista.

La difesa di Cuba dall’imperialismo è legata in maniera indissolubile alla lotta per una prospettiva socialista e rivoluzionaria internazionalista. Solo la mobilitazione indipendente della classe lavoratrice e dei popoli oppressi può arrestare l’offensiva imperialista ed aprire il passo ad un’uscita emancipatoria per l’America Latina e la regione caraibica. Come Corrente Rivoluzione Permanente – Quarta Internazionale, riaffermiamo la nostra complicità con la lotta anti-imperialista internazionalista e invitiamo a costruire una grande mobilitazione continentale ed internazionale in difesa del popolo cubano.

 

No all’intervento militare a Cuba! Abbasso l’embargo e l’accerchiamento imperialista degli Stati Uniti contro Cuba!

Basta sanzioni ed aggressioni da parte del governo Trump!

No al soffocamento energetico! Petrolio per Cuba adesso!

Fuori gli yankee da Cuba e da tutta l’America Latina!

Per la mobilitazione internazionale, operaia e popolare, contro le minacce di Trump e l’aggressione imperialista a Cuba!

Solidarietà attiva con il popolo cubano!