Rivolta in Iran: solo i lavoratori possono cambiare le sorti del paese contro Khamenei e Pahlavi
Mentre le minacce di intervento da parte degli Stati Uniti si intensificano, Reza Pa…
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Con rinnovata Dottrina Monroe di Trump quali sono le condizioni storiche e strategiche della lotta antimperialista nell'America Latina di oggi?
Gli agenti dell'ICE hanno ucciso l'osservatrice legale Renee Nicole Good a Minneapol…
Il 16 dicembre, cinque militanti di un gruppo marxista della città di Ufa sono stati…
Le mobilitazioni contro l'aggressione imperialista di Trump devono anche puntare il …
La strategia di sicurezza nazionale di Trump conferma un importante cambiamento nella politica estera statunitense che il governo sta portando avanti da gennaio: riorientare le limitate risorse dell'imperialismo statunitense, ponendo l'accento sul controllo dell'emisfero occidentale.
La deputata del PTS, Myriam Bregman, ha denunciato con forza la complicità della politica argentina nei confronti dell’escalation militare promossa da Trump contro il Venezuela. Una politica criminale da rigettare.
L'esercito statunitense ha lanciato una nuova serie di attacchi letali contro navi straniere sospettate di traffico di stupefacenti, uccidendo otto persone.
Domenica un attacco antisemita a Sidney ha sconvolto l'Australia. Questo orribile attacco è stato rapidamente sfruttato da Netanyahu e dai suoi alleati, che cercano di collegarlo alle proteste contro il genocidio a Gaza.
Il 4 novembre, oltre due milioni di abitanti di New York City si sono recati alle urne, registrando la più alta affluenza alle elezioni comunali dal 1969. Il socialdemocratico e membro dei Democratic Socialists of America (DSA) Zohran Mamdani ha vinto con oltre il 50% dei voti in un'elezione che ha rappresentato un forte rifiuto del trumpismo e dello status quo del Democratic Party. Questa vittoria dimostra che la classe lavoratrice è pronta a lottare per i propri diritti e che esiste un ampio sostegno per politiche anti-establishment socialiste. La costruzione di un partito della classe lavoratrice è una necessità all'ordine del giorno.
La vittoria di un candidato il cui slogan elettorale era “una città che possiamo permetterci” e che ha denunciato con forza il genocidio a Gaza rappresenta un'importante svolta politica negli Stati Uniti.
Traduzione dell'articolo apparso originariamente il 26/06/2025 su Left Voice, giorna…
Condividiamo la dichiarazione della nostra organizzazione sorella in Brasile, il Movimento Revolucionario de Trabalhadores (MRT), pubblicata su Esquerda Diario (parte della Rete Internazionale La Izquierda Diario), in merito al massacro compiuto dal governo assassino di Cláudio Castro a Rio de Janeiro.
Nelle ultime settimane, il movimento italiano a sostegno della Palestina ha compiuto un balzo in avanti nella lotta internazionalista contro il genocidio in corso, contro l'economia di guerra e la militarizzazione, contro la crescente precarietà e il peggioramento delle condizioni materiali di vita della classe operaia. I nostri compagni francesi di Revolution Permanente hanno avuto l'opportunità di intervistare Cinzia Della Porta, membro dell'esecutivo nazionale e responsabile del dipartimento internazionale dell'Unione Sindacale di Base, nonché membro della segreteria mondiale della WFTU (Federazione Sindacale Mondiale), e José Nivoi, leader del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e rappresentante dell'USB per il porto di Genova, imbarcato sulla Global Sumud Flotilla e recentemente rientrato in Italia.
In un clima conservatore, il Governo è riuscito a imporsi, mentre la strategia politica del peronismo è fallita. La sinistra rivoluzionaria del Frente de Izquierda y de Trabajadores Unidad – di cui la sezione argentina PTS della FT - Quarta Internazionale ne è il partito trainante – ha resistito alla polarizzazione ed è la terza forza nella capitale Buenos Aires e nella sua provincia, conquistando tre deputati. In una campagna militante e appassionata, ha potuto contare sul forte sostegno di artisti, intellettuali, esponenti del femminismo, lavoratori e giovani. Come ha fatto in questi due anni, continuerà a promuovere e sviluppare la lotta per sconfiggere il piano di austerità di Milei, Trump e delle grandi imprese. L’esperienza positiva del Frente de Izquierda rappresenta un modello di alleanza tra partiti della sinistra rivoluzionaria da cui la sinistra in Europa dovrebbe trarre importanti lezioni.
Il partito del presidente Milei La Libertad Avanza è arrivato alle elezioni in crisi, ma grazie alla polarizzazione e al salvataggio multimilionario di Donald Trump, domenica ha ottenuto una vittoria elettorale con una bassa affluenza alle urne. Tuttavia, non risolve il suo problema di fondo, ovvero l'incognita sulla sua forza politica per applicare i prossimi aggiustamenti e le riforme strutturali richiesti dagli Stati Uniti, dal FMI e dai grandi imprenditori. Grande sconfitta del peronismo e fallimento della sua strategia di moderazione e passività come modo per affrontare Milei. Duro rovescio per Provincias Unidas. La sinistra rivoluzionaria ha affrontato la polarizzazione e si è imposta come terza forza nella capitale e nella provincia di Buenos Aires: Myriam Bregman, Nicolás del Caño e Romina del Plá tornano al Congresso Nazionale e sono un punto di appoggio per le lotte future. Il futuro si decide nelle strade.
La Frazione Trotskista - Quarta Internazionale e la Rete Internazionale di giornali militanti La Izquierda Diario, delle quali la FIR - Voce delle Lotte è la sezione italiana, denunciano e condannano con fermezza la nuova aggressione imperialista degli Stati Uniti contro il Venezuela. La nostra condanna nasce da una prospettiva di classe, anti-imperialista e anticapitalista, totalmente indipendente e di opposizione di sinistra al governo di Maduro. Ci pronunciamo senza ambiguità per il più deciso ripudio internazionalista di qualsiasi intervento militare, politico o economico dell'imperialismo statunitense in Venezuela, come in qualsiasi altro paese dell'America Latina e dei Caraibi. Per la sconfitta dell'offensiva militarista di Trump!
È notizia della scorsa settimana che il parlamento greco a maggioranza conservatrice, con i 153 seggi su 300 controllati dalla destra di Neo Dimokratia, ha approvato la legge che permette la giornata lavorativa di 13 ore sotto alcune condizioni. La scelta è stata contestata da sindacati e opposizione: si apre ora una durissima lotta contro questo barbaro provvedimento che riporta indietro l’orologio della Storia di più di cento anni.
Negli ultimi giorni governi e media si sono sperticati in grida di giubilo verso il …
Il piano presentato da Trump alla Casa Bianca ha ricevuto sin da subito il benestare di gran parte dei regimi arabi, un segnale chiaro che vede soprattutto i paesi del Golfo in prima fila ad inchinarsi dinanzi all’imperialismo occidentale. Non una novità. Infatti se c’è un filo comune che lega l’intera storia palestinese e le sue vicende è quello relativo alla complicità dei regimi arabi nell’avallare le scelte dell’imperialismo. Fu così nel 1937, durante la Grande Rivoluzione, quando invitarono la borghesia palestinese ad arrestare uno dei più lunghi scioperi della Storia, e fu così nelle fasi del cosiddetto processo di pace, soprattutto dopo il 1973. Il comunicato del 29 settembre da parte di Arabia Saudita, Egitto, Emirati e Qatar, con il beneplacito silenzioso dell’Iran, confermano questa regola. I regimi arabi sono i primi alleati dell’entità sionista e soltanto l’azione della classe lavoratrice può cambiare le carte in tavola. Non vi è alcun asse della resistenza che possa in una qualche maniera portare avanti una politica alternativa che punti a una vera emancipazione dei palestinesi e dei popoli arabi.
Lo sciopero generale di lunedì ha avuto successo ben oltre il previsto, segnando un punto di svolta carico di potenziale per il movimento contro il genocidio in Palestina. A sorprendere non è stata solo l’ampiezza della partecipazione, ma il protagonismo di giovani, studenti, lavoratori non sindacalizzati. Ora la sfida è strategica: evitare derive avventuriste, contenere le competizioni interne rafforzando la democrazia del movimento e costruire un fronte unico di lotta. In questo senso, spingere Usb e Cgil a convocare uno sciopero generale unitario è una priorità cruciale.
Ieri, in Francia, centinaia di migliaia di manifestanti hanno messo in campo manifestazioni, blocchi e picchetti di sciopero in diverse piazze, strade e siti strategici. Una mobilitazione che si inserisce in una fase di grave crisi politica del governo francese, sotto i colpi di una finanziaria lacrime e sangue prevista per il prossimo autunno, a causa di crescenti pressioni all'austerità. Pressioni alle quali nell'ultimo quindicenno il conflitto sociale era riuscito a rispondere con relativa efficacia, ma che ora diventano sempre più forti in un contesto segnato dalle politiche di riarmo, in Francia come in tutta Europa. La mobilitazione è stata lanciata negli scorsi mesi dalla CGT proprio contro la legge di bilancio e il governo Bayrou – dimissionario qualche giorno fa – rappresentando, più in generale, un nuovo baricentro per il rilancio della lotta di classe contro Macron, a due anni dall'approvazione della contro-riforma delle pensioni. Nonostante il boicottaggio di altri grandi sindacati, come la cattolica CFDT, una certa tendenza all'auto-organizzazione, tramite assemblee generali con lavoratori e studenti, ha permesso di smentire le previsioni che scommettevano su un movimento ultra-minoritario. Questa dinamica che dimostra che la rabbia è diffusa, che i giovani vogliono unirsi alla lotta e che occorre un piano di battaglia per sconfiggere Macron e le politiche anti-lavoratori. Un nuovo banco di prova sarà la data di sciopero del 18 settembre a cui parteciperanno tutti i sindacati. Segue una prima traduzione dai nostri compagni di Révolution Permanente.
Zohran Mamdani, trionfatore delle primarie per la carica di sindaco di New York, non è ancora stato eletto, ma sta già organizzando incontri con i grandi imprenditori e i leader del Partito Democratico. La nuova speranza del riformismo internazionale sta già capitolando sui suoi principi e preparando il terreno per la sua integrazione nell'establishment democratico.
Il Tribunale d'Appello di Parigi ha annunciato giovedì l'imminente liberazione dell'attivista comunista libanese che lotta per la liberazione della Palestina. Una vittoria per il movimento di solidarietà con la Palestina.