La lotta dei lavoratori contro la Coca Cola di Nogara

  • Category: Lavoro
  • Date: aprile 20, 2017

di CM

Due mesi fa iniziava la lotta dei lavoratori della Coca Cola di Nogara (che impiega 450 lavoratori complessivamente e un vasto indotto che interessa tutto il territorio), organizzati nel sindacato Adl Cobas, contro i padroni dell’azienda, per contestare il licenziamento di 14 operai sindacalizzati -due RSA- evidentemente invisi ai dirigenti per il proprio impegno in difesa delle condizioni dei lavoratori.

Il meccanismo innescato per licenziarli è quello, utilizzato spesso e volentieri, del cambio appalto di cooperativa con ipotesi di ricollocamento tenute volutamente vaghe e quindi non vincolanti per l’azienda stessa.

Alle prime proteste (databili a fine marzo) con picchetti e presidi, la proprietà ha risposto come risponde sempre il Capitale quando i lavoratori provano ad alzare la testa, non piegandosi docilmente ai diktat padronali, ovvero con l’uso della violenza statale. Le forze dell’ordine sono state accusate da diversi lavoratori e testimoni di aver utilizzato manganelli, calci, pugni e addirittura taser stordenti sul presidio composto da uomini, donne e bambini (famiglie dei lavoratori stessi).

Dopo questi fatti la Coca Cola ha anche minacciato chiusura degli impianti nel caso non fosse possibile ripristinare le condizioni di sicurezza (sic!) e ha minacciato ritorsioni per lesioni all’immagine dell’azienda, negando l’uso sproporzionato della violenza che i lavoratori hanno denunciato.

Ancora oggi la situazione non è risolta, gli operai hanno ottenuto l’istituzione di un tavolo con la controparte che, nonostante qualche apertura (evidentemete forzata dalle proteste), non ha ancora reintrgrato i licenziati, attualmente in stato di disoccupazione.

La violenza mostrata verso i lavoratori e le loro famiglie, le reticenze a cedere anche solo di poco, bastano a far capire quanto i lavoratori consapevoli non siano ben accetti negli stabilimenti : ai padroni serve forza-lavoro malleabile e obbediente. Per questo la battaglia di questi lavoratori va ben oltre gli angusti confini dello stabilimento in questione, rappresentando un terreno di scontro tra un Capitale sempre più feroce e una forza-lavoro sempre più sfruttata. La lezione che per ora ci da questa vertenza è che i padroni non cedono nulla se non sono costretti dall’organizzazione e dalla determinazione dei lavoratori.

2 Commenti

  1. Le lotte sindacali ormai rappresentano non più la prerogativa della difesa dei diritti di chi lavora ma si sono ridotte alla rivendicazione del posto di lavoro. Infatti oggi si lotta, o si tenta di farlo, per non ritrovarsi disoccupati. È l’egemonia dei capitalisti a distruggere la dignità del lavoratore con l’aiuto della politica attuale che funge da ammortizzatore delle colpe dei grossi datori di lavoro, i quali, oltre a non rinunciare agli utili consistenti, pretendono la sottomissione totale dei propri dipendenti mettendo in campo anche forme di rappresaglie per intimorire la massa che potrebbe sostenere i più audaci.
    Questo sarà possibile fino a quando esisterà la precarietà e fino a quando i lavoratori desisteranno dal mettere al bando i sindacati compiacenti e finché non modificheranno le proprie scelte politiche!
    Deve entrare nella mente del popolo che non siamo noi ad avere bisogno di loro ma loro di noi.
    Riusciremo a convincerci?

    1. Dipende dalla nostra tenacia, caro compagno.

      Saluti

      Marco, per la Redazione.

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