Vita di fabbrica a Pomigliano d’Arco #2

Pubblichiamo la seconda parte di un’intervista a un operaio metalmeccanico impiegato in un sito industriale a Pomigliano D’Arco (Napoli), che si è fatto avanti per descrivere la sua attuale situazione in fabbrica in uno stato repressivo ben avanzato.

Ci stavi descrivendo i rapporti con il sindacato e le relazioni sindacato azienda…

Come si può immaginare da tutto quello che fin ora ho detto, la situazione sindacale è pessima. Molti, tra cui anch’io, si sentono sfiduciati, non crediamo più in questo sindacato ormai legato a doppio filo con chi ci sfrutta tutti i giorni. Pur di mantenere i loro benefici, i loro permessi sindacali, il loro status di “operaio che fa attività sindacale ma non lavora” hanno venduto, anzi svenduto noi lavoratori per avere la possibilità di “manovrare” assunzioni, passaggi di livelli ed aumenti di merito. Del resto chi ha provato a fare realmente sindacato, è stato zittito, spostato, “torturato” fino a fargli perdere la voglia stessa di fare sindacato ed quanto pare questi pochi “ex-coraggiosi” hanno applicato il concetto: “se non puoi batterli, unisciti a loro”. Si sono venduti dopo anni di sindacalismo conflittuale. Uno schifo. Abbiamo provato anche noi lavoratori a fare qualcosa, ma ci siamo scontrati con l’idiozia di chi non voleva mollare la propria sigla sindacale e ci ha abbandonato. Io del resto penso che dovremmo smuoverci al di là dell’appartenenza sindacale, ma siamo in pochi a pensarla così. Ovviamente le relazioni sindacato-azienda le ho indirettamente descritte sopra, non voglio aggiungere altro. È come sparare sulla croce rossa.

È giusto a mio parete il fatto che abbiate provato ad organizzare trasversalmente alle sigle sindacali. Purtroppo sappiamo che spesso sono gli stessi sindacalisti a remare contro quest’ipotesi perché, in qualche modo fanno “guerra” a quella più tosto che a quell’altra sigla sindacale. Cosa ti aspetti si evolverà la vostra situazione? Secondo te a che punto arriverete prima di muovervi?

La situazione peggiorerà. Il padrone finché vedrà che ci può togliere qualcosa, lo farà, e visto come sono andate le cose recentemente, non dovremo aspettare molto per vedere altre porcate. Io dal mio canto, mi auspico che i miei colleghi riescano ad alzare la testa e guardare oltre la macchina, vedere che non è più tempo di essere incudine, ma di essere martello. Anzi, che si accorgano di essere sempre stati martello. Io non attenderò quel giorno. Cercherò di fargli aprire gli occhi il prima possibile. Spero, in tutta franchezza, che questa mia “confessione” sia un passo avanti verso questa direzione.

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