Il sonno del Comunismo genera barbarie

– di Cristiano D’Alterio

Inghilterra, Francia, Siria, Turchia, queste sono solo alcune delle nazioni che quasi ogni giorno rimbombano nella televisione perché vittime di attentati, tutti rivendicati dall’Isis, che cerca di seminare il terrore celando con l’ideologia islamista le vere intenzioni dei suoi capi, che mirano alla formazione di una nuova Potenza economica e quindi un nuovo stato.
L’Isis non è però l’unica organizzazione che semina terrore. Laddove vige l’estrema povertà, in mancanza di un partito rivoluzionario che conduca la lotta di classe, vince sempre la reazione, che poi sfocia nella violenza ai danni degli innocenti, la cui colpa è solo quella di voler vivere.

La Nigeria è uno stato dell’Africa che da anni emerge come futuro gigante economico regionale. Le sue percentuali di crescita sono vertiginose, anche perché tra le varianti principali c’è pure la produzione di petrolio, ma al contempo anche il settore del commercio, dell’agricoltura, e delle telecomunicazioni non conoscono rallentamenti.
I progressi economici raggiunti negli anni, però, non si sono ripercossi sulla popolazione, la cui percentuale di disoccupazione tocca un terzo dei cittadini totali, mentre la povertà supera addirittura il 50%, il tutto gestito da una classe dirigente corrotta che gioca con le vite delle persone.

Su queste fondamenta nel 2002 Ustaz Mohammed Yusuf erige una nuova organizzazione conosciuta con il nome di Boko Haram.

Il gruppo è di stampo sunnita-salafita, una corrente integralista che persegue l’applicazione letterale della Sharia.
Lo scopo è quello di instaurare uno Stato Islamico che sia alla base del sistema legale, rompendo definitivamente con l’occidente, visto come la causa della dicotomia tra settentrione islamico povero e meridione cristiano ricco, ricco di disoccupazione e con redditi di vita bassissimi.

La struttura di Boko Haram è di tipo gerarchica e al vertice c’ è un capo: ciò nonostante il gruppo sembra agire come un insieme coordinato di cellule indipendenti tra loro.
Si stima che il numero delle milizie sia intorno alle 6000 unità, i battaglioni vanno da 300 a 500 uomini.
Nel 2009, con l’uccisione del suo capo fondatore comincia una vera e propria guerra fratricida, finita poi con la vittoria delle milizie di Abubacar Shekau, leader ancora indiscusso.
Le loro fonti di finanziamento sono diverse, nelle prime fasi della sua esistenza riceveva sostentamento da gruppi locali che condividevano l’idea di voler imporre la Legge Islamica e azzerare l’influenza culturale occidentale in Nigeria.
Quando il carattere Jihadista si accentuò, cominciano i furti alle banche, i rapimenti, fino ad arrivare ad un’alleanza con Al Quaida, che ha permesso di ricevere finanziamenti da diversi gruppi sparsi in giro per l’Europa, distribuiti attraverso una fitta rete decentralizzata di agenti, che rende difficile la tracciabilità del denaro.

Il gruppo si è macchiato dei peggiori crimini: attacchi a chiese cristiane e moschee sciite, sequestri, attentati, vantando, tra le varie soluzioni, bambini kamikaze, dimostrazioni di forza e nulla da invidiare alle esecuzioni dell’Isis o di altri gruppi terroristici che nascono lì dove lo stato e il comunismo sono assenti o quasi.

Lascia un commento

Please enter your name.
Please enter comment.

1 2 3 4 5