ANM: Una questione Politica #1

– di Sismic

Questo articolo vuole essere il primo di una serie di articoli scritti sulla vicenda ANM, non vista né trattata da un punto di vista sindacale, bensì analizzando la questione da un punto di vista strettamente politico, correlando il tutto a delle inchieste. Gli articoli usciranno ogni domenica, finché non saranno stati ben esplicati tutti gli intrallazzi ed i movimenti sotto banco di una giunta complice e fautrice di una gestione -in partenza- fallimentare.

Genesi di un naufragio

L’ANM Azienda Napoletana Mobilità, una società nata dopo l’accorpamento della Ex Anm S.p.A. -riguardante il solo trasporto filotramviario- e di Metronapoli S.p.A., gestisce ad oggi il trasporto pubblico napoletano, vantando ben 2516 dipendenti con un parco mezzi di circa 430[1] tra autovetture, treni, filobus, tram e funivie, ed ha sotto il suo controllo quelli che erano i beni della ex Napolipark S.p.A., diventua poi Napoli Holding S.p.A., che, da ex gestore dei parcheggi napoletani, è attualmente l’unico socio di ANM, e vanta la partecipazione totaliataria del Comune di Napoli al suo interno (100% delle azioni).
Il Comune stesso ha poi deciso di affidare a Napoli Holding il futuro controllo di ASIA S.p.A., di Napoli Servizi S.p.A. e di Napoli Sociale S.p.A., tutte società partecipate del Comune di Napoli, alcune con percentuali azionistiche al di sotto del 20%.
La fusione, nel 2014, di queste società ha visto rattoppare i bilanci in rosso della Anm da € – 23.509.710,00[2] (ex-Anm) a € + 7.523.038,16 (+ € 31.032.748,16[3] ex Metronapoli), insieme all’acquisizione di tutti i beni della ex Napolipark, ossia 20 parcheggi da 29.000 posti[4] .

Beh, la toppa non è bastata ed il pantalone si è stracciato di nuovo!
Il trend della Anm era ugualmente in negativo, il bilancio nuovamente in rosso per il 2015, e l’unione si è dimostrata per quella che era: marchingegno utile a posticipare la bancarotta della società di qualche anno, col fine di specularne sulla vita dei lavoratori, mangiando altro capitale sociale, per dare altro tempo agli avvoltoi nel divorare le briciole che restano.

E’ di ieri -6/05/2017- la notizia che lo stesso Alberto Ramaglia, amministratore delegato della ANM, non ha presentato la domanda per il secondo mandato di direzione aziendale, in virtù del fatto che “è impossibile salvare ANM senza Fondi”[5].
La società, infatti, vanta un debito di ben 30 milioni di euro, con una delibera comunale che, sì, vanta di non aver tagliato posti di lavoro, ma non garantisce affatto il galleggiamento di questa barca che affonda.

E la barca affonda per le troppe speculazioni economiche dei dirigenti, del Comune e degli imprenditori. Si tiene, invece, a galla soltanto grazie ai lavoratori che, nonostante il parco mezzi sia in uno stato pietoso, decidono di effettuare ugualmente le corse su autobus vecchi di 17 anni, con poche garanzie di sicurezza, provando a riparare l’irreparabile.
La bufala del biglietto

Quando si parla dei problemi del trasporto pubblico non si fa’ altro che additare il problema ai “portoghesi”, a quelli che non fanno il biglietto, incuranti del fatto che si parla di trasporto “pubblico”e del fatto che, forse forse, del biglietto le aziende non se ne fanno poi molto, né di un incremento di 0,10 centesimi di euro.
La realtà ci dice che la Regione Campania in primis, attraverso la valutazione dei chilometri svolti dall’ANM (sia su ferro che su gomma), ha la competenza di erogare fondi al fine di continuare a mantenere il servizio pubblico svolto dall’azienda, calcolato in €/km percorsi al giorno.
Se ipotizzassimo che la Regione pagi 3€/km percorso, mentre l’Anm ne percorre, con i soli Bus, 1.481.663.662km[4] al mese, dovrebbero ricevere dal’ente regionale circa € 4.444.990.986,00 al mese.
Se l’intera azienda basasse il proprio servizio sui soli titoli di viaggio, invece, escludendo eventuali abbonamenti, riuscirebbe ad incassare solo € 9.600.000,00[4] al mese, pari allo 0,2% dei finanziamenti Regionali.
Dando per assodato che la matematica non è opinione, qualcuno direbbe che la questione dei biglietti non pagati sia del tutto irrilevante, siccome uno 0,2% non può affatto incidere sul bilancio.

Dovendo pagare gli stipendi ai dipendenti, ipotizzando che i 2516 dipendenti che vanta l’Anm siano reali, dovrebbe dar loro una media di, diciamo, €1.800,00 al mese, con un € – 4.528.800,00 al mese sul bilancio, che, sempre se la matematica non è opinione, resterebbe pur sempre in positivo!

La “giunta dalle mani pulite”

Nell’ultima riunione del Consiglio Comunale -che attraverso Napoli Holding è socio unico della ANM- è stato approvato il Piano di ristrutturazione Aziendale[6], nel quale si sancisce che il Comune, anche attraverso la cessione dei suoi beni immobili, proverà a sanare parte del debito ANM.
La società in cui viviamo è abbastanza subdola. Chi non è addentro a questioni inerenti aziende, azioni e titoli, non vedrebbe nulla di “male” nel fatto che il comune ceda dei suoi beni per salvare una società che si ritrova stranamente in crisi.

Il fatto è che la Anm è una S.p.A., ossia una società per azioni, in cui, attualmente, il socio unico è il Comune di Napoli, attraverso poi la Napoli Holding S.p.A. (sic!).
E se il Comune di Napoli, che vanta un debito di ben € 800.000.000,00[7] verso le banche ed i creditori, un giorno, dichiarato il dissesto finanziario e commissariato dal governo, dovesse vendere parte della propria quota azionistica? Che fine farebbero quei beni “pubblici” che si cedono all’Anm?
Questo non è complottismo. E’ la realtà finanziaria di tutti i giorni!

Gli articoli che seguiranno andranno ad analizzare le varie speculazioni, analizzando le scelte ingegneristiche speculative degne di far parte del periodo laurino della città: Progetti cambiati ad hoc per le speculazioni edilizie, scelte logistiche penalizzanti e affidamenti a delle partecipate che più che aziende esterne sono aziende in cui “lavorano” figli di questo o quel dirigente.

L’Anm, e tutto ciò che vi è dietro, dimostrano la palese colpevolezza della giunta De Magistris che più che “dalle mani pulite” dovrebbe essere appellata “dalle mani in tasca”, non le loro, quelle dei lavoratori.

Fonti:
[1]https://it.wikipedia.org/wiki/ANM_(Napoli)
[
2]http://www.pa33.it/appcontainer/pa33-std-content.php?debugMode=&keyUrl=NAPOLIHOLDING#
[
3]http://www.anm.it/images/stories/PDF/documenti_normative/atto_di_fusione_%20nm-mn.pdf
[
4]http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1357&Itemid=347
[5]http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/05/06/news/trasporti_napoli_il_manager_di_anm_ramaglia_lascia_impossibile_salvare_l_azienda_-164750523/
[6]http://www.comune.napoli.it/flex/files/c/4/a/D.b7fb0477082550d8dc63/mozione_2_rif_del_132.pdf
[7]https://www.lavocedellelotte.it/it/2017/05/06/comune-di-napoli-bilanci-in-profondo-rosso/

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