Risposta alla “Lettera dei docenti in lotta ai dirigenti” sulle Prove Invalsi

Pochi giorni fa, a seguito di una lettera pubblicata dalla Dirigente Parisio del liceo Classico “G.B. Vico” di Napoli riguardo le sanzioni per gli alunni che si rifiuteranno di eseguire le prove Invalsi, l’ala napoletana più progressista di docenti in lotta contro la “Buona Scuola” composta dal Coordinamento Precari della Scuola di Napoli, dai Docenti in lotta contro la 107 e il Cobas Scuola Napoli ha fatto celermente uscire un comunicato di condanna agli atteggiamenti discriminatori della Dirigente. Comprendendo l’importanza e il forte significato di questa presa di posizione dei docenti abbiamo accolto con gran piacere la loro richiesta di utilizzare il canale “La Voce delle Lotte” come cassa di risonanza al loro dissenso, ma ci premeva dare una nostra valutazione del merito della questione e del comunicato pubblicato.
Come su detto condividiamo totalmente lo spirito di condanna alle azioni della dirigente e di tutto il corpo docenti che le ha sostenute durante il Collegio dei Docenti, e il sostegno a tutti gli studenti che nonostante i ricatti non si sono lasciati piegare, ma per noi la questione non può che essere vista su un piano più generale di degenerazione della conoscenza strumentale alla classe dominante e che quindi, non può essere risolta rievocando il valore di una costituzione che sempre di più, nelle sue parti “progressive”, conta zero rispetto le leggi di mercato.

La lotta alle Invalsi è iniziata almeno una decina di anni fa, quando sotto l’ obbligo dell’Europa è stata approvata la legge n. 176 del 25 ottobre 2007 che prevede l’esecuzione di prove meccanicistiche a risposta multipla inviate dal ministero (e che quindi non tengono conto del punto d’arrivo con i programmi di ogni classe o corso scolastico) per porre rimedio alle differenze del livello d’istruzione tra i paesi europei. Le rimostranze rispetto questa legge furono immediate, sia da parte degli insegnanti che dagli studenti. I primi perché obbligati a valutare gli studenti su argomenti mai trattati o ancora da trattare e perché le loro competenze di giudizio venivano messe da parte in nome di una correzione formale più “giusta”; i secondi perché giudicati non per le proprie reali conoscenze ma per dei meccanicismi intellettuali.
E fin qui non possiamo che concordare e condividere l’analisi dei docenti, se non fosse che noi, ritenendo la necessità di un metodo nuovo dell’insegnamento, più orizzontale e coinvolgente per gli studenti, rinneghiamo completamente il valore del giudizio, in quanto non è lo strumento di analisi e crescita che favorisce il miglioramento dello studente ma quello che costruisce in lui o attitudini competitive e concorrenziali o poca stima di se stesso.
Ma per una nostra opinione più precisa e dettagliata sulla questione delle prove Invalsi
vi rimandiamo a un nostro articolo.

Riteniamo che una battaglia vertenziale per l’abolizione delle prove Invalsi sia necessaria, ma non sul piano della legittimità o meno della libertà d’insegnamento sancita dalla costituzione, ma su quello dell’abolizione dell’attuale scuola classista che coltiva le menti degli studenti solo come nuovo capitale da reinvestire, che richiede competenze meccaniche e condanna con giudizi numerici gli studenti.
Lottare contro le prove Invalsi, significa iniziare una battaglia al nozionismo e alla mercificazione della conoscenza.

di Scilla Di Pietro

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