Ultimo aggiornamento: 2017-05-29 21:12:16

Operaia immigrata violentata per 9 anni da capo reparto italiano

– di Douglas Mortimer

Lei straniera, lui italiano. Lei vittima, lui carnefice. Il titolo è volutamente provocatorio. Contiene un'”inversione di ruoli” per la vulgata quotidiana delle cronache dei più importanti giornali padronali.

Una operaia di una fabbrica a Fano ha denunciato ai carabinieri di essere stata violentata per 9 anni dal suo capo reparto. Un incubo durato ben 9 anni, durante i quali l’uomo l’ha costretta a rapporti orali ed anali non consenzienti dove capitava: in pubblico, al lavoro, in locali per scambisti, ecc. Se la ragazza non accettava puntualmente veniva esclusa per settimane dal lavoro oppure la costringeva a svolgere i turni più pesanti.
Una storia andata avanti per il periodo dal 2005 al 2014, periodo dopo il quale la donna ha preso coraggio e ha denunciato il suo violentatore. Nel processo una sua collega ha prima dichiarato la veridicità delle accuse della donna, salvo poi ritrattarle, probabilmente perchè minacciata di perdere il lavoro. Una situazione che la vittima aveva più volte fatto presente alla direzione dell’azienda, che non aveva mai preso provvedimenti contro il suo dipendente.

Gli immigrati sono diventati “il mostro da sbattere in prima pagina”. Un veleno ideologico con cui  giornali di Stato finanziati dai colossi capitalistici costruiscono il brodo di coltura per l’avanzata delle destre.
Gli immigrati che subiscono violenze, in larghissima maggioranza sono appartenenti alle classi lavoratrici e questo dato non è secondario nel trattare la questione della violenza di genere, al contrario apre una discussione interna al movimento femminile in Italia sul come contrastare il maniera efficace la violenza sulle donne. Gli immigrati, insomma, sembrano non andare mai bene: se lavorano li accusano di sottrarlo agli italiani; se non lavorano li accusano di commettere atti illeciti. Affermazioni che nascondono una sola verità: tenere gli immigrati divisi dai lavoratori italiani, senza tutele sindacali e senza diritti, per sfruttarli e servirsi di essi per soddisfare i propri istinti sessuali.

Un contesto di discriminazioni in cui le donne subiscono una doppia oppressione: quella di classe e quella di genere. Una realtà molto diffusa in Italia, dove donne immigrate sono costrette dai caporali dei campi a violenze sessuali.
L’ipocrisia dei giornalisti della stampa borghese è tutta nei titoli roboanti di quando a commettere violenze sono persone di nazionalità straniera, per poi far finta di niente quando succede l’inverso.
Articoli strumentali alla crescita dell’estrema destra, delle destra xenofobe, populiste e conservatrici come la Lega Nord di Salvini e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che pescano voti a man bassa parlando alle pance, agli istinti più retrogradi delle masse.

La violenza irrazionale è reazionaria, legata strutturalmente alla società divisa in classi, non è esclusiva di una data comunità, ma c’entra con lo sfruttamento, l’alienazione e, in questo caso, il maschilismo.
Una questione a cui solo il movimento operaio può dare una risposta, ponendo nelle sue sedi di organizzazione il problema del superamento delle divisioni alimentate in seno alla classe, tra cui il sessismo.

 

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